Tassi alle stelle per famiglie e Pmi, sui conti correnti resta la miseria dello 0,29%
La Bce taglia i tassi, ma per Unimpresa non basta: il calo non arriva a famiglie e imprese
Famiglie e piccole imprese continuano a pagare tassi elevati per accedere al credito, mentre i risparmi depositati in banca vengono remunerati con rendimenti sempre più bassi. Nei primi mesi del 2026 il credito al consumo è costato in media il 10,34%, i finanziamenti alle piccole e medie imprese il 4,18%, mentre i conti correnti hanno reso appena lo 0,29%. È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo la quale la riduzione dei tassi d’interesse decisa dalla Bce – passati dal 2 al 2,25% la scorsa settimana – si è trasmessa rapidamente alla raccolta bancaria, ma solo in misura limitata e selettiva al costo dei prestiti.
Il dato più pesante riguarda il credito al consumo destinato alle famiglie. A marzo 2026 il Taeg si è attestato al 10,34%, restando sostanzialmente immobile rispetto al 10,50% di gennaio 2025. In quindici mesi, il calo per chi richiede prestiti personali o finanziamenti è stato di appena 0,16 punti percentuali. Diverso, ma altrettanto parziale, l’andamento dei mutui immobiliari: il tasso medio sulle abitazioni si è fissato al 3,81%, registrando addirittura una risalita nel corso del 2025 (fino al picco del 3,87% a inizio 2026) nonostante le manovre espansive della banca centrale, interrotte solo la scorsa settimana con il ritocco dei tassi ufficiali dal 2% al 2,25%.
Sul fronte della produzione, il costo del denaro penalizza le realtà più piccole. I finanziamenti fino a un milione di euro – linfa vitale per le Pmi – costano in media il 4,18%, in aumento rispetto al minimo del 3,95% toccato nell’agosto dello scorso anno. Le grandi aziende beneficiano invece di condizioni decisamente più favorevoli: per i prestiti oltre il milione di euro il tasso scende al 2,99%, generando un differenziale strutturale di 1,2 punti percentuali a svantaggio delle imprese minori. Per il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora si tratta di “una dinamica ormai consolidata”. “La discesa dei tassi ufficiali – denuncia Spadafora – ha prodotto benefici immediati per le banche sul lato della raccolta, ma non si è tradotta in un analogo alleggerimento del costo del credito per famiglie e piccole imprese”.
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