Tra realtà e desiderio: il giornalismo che ha scambiato una sconfitta parlamentare per una crisi di governo

Sono stupito, lo confesso. Stupito che commentatori esperti abbiano potuto sposare così diffusamente, sia pure per lo spazio di un mattino mediatico, l’idea che la presidente del Consiglio potesse dimettersi a causa di un incidente parlamentare; per quanto l’introduzione delle preferenze nella legge elettorale sia stata fortemente sostenuta in prima persona da Giorgia Meloni, è difficile credere che la questione avesse qualche legatura a un punto qualsiasi dell’agenda di governo.
Meloni leader di partito e capo della coalizione non dispone ipso facto del suo ruolo costituzionale di presidente del Consiglio dei ministri. Una norma elettorale non vale un governo, né la sua funzione e i compiti a cui è chiamato in campo economico e sociale; e ancor meno può vanificare il ruolo dell’esecutivo in un contesto internazionale difficile, in cui l’Italia è partner essenziale per il concerto delle nazioni europee e dell’alleanza occidentale: insomma era lunare fin da subito che la Meloni, col carattere che si ritrova, potesse ubbidire alla pressione delle opposizioni di lasciare e andare alle elezioni anticipate.
Lo strapiombo che separa i due piani è così intuitivo che averlo ignorato da parte di taluni columnist sarebbe stato incredibile se fosse stato soltanto raccontato e non anche scritto. Lo spiega soltanto la voglia dei media progressisti di piegare la realtà al desiderio; in particolare a quello di impedire, in extremis che, dopo essere stata il primo premier di destra e donna, la Meloni possa assicurarsi il primato di guidare la compagine più longeva dell’Italia repubblicana; il quale non è soltanto un fatto che tra meno di due mesi entrerà nei libri di storia e negli annali della Repubblica, ma è anche un dato politico attuale che richiama il valore della stabilità come risorsa tanto immateriale, quanto dagli effetti concreti per l’interesse nazionale e il bene comune. Ecco perché questo non è giornalismo di fatti, neppure di opinioni; è giornalismo di pulsioni e volizioni; che non è giornalismo.
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