Turismo esperienziale, le Dolomiti friulane sfidano la noia digitale con il progetto Learn Out

“Come faccio a far camminare i miei figli in montagna senza che si annoino?”. La domanda dovrebbe essere inimmaginabile (cosa c’è di più bello per un bambino che poter correre libero in mezzo a boschi, ruscelli e monti?) ma è ormai una scomoda realtà per moltissime famiglie in vacanza. Effetti collaterali della società moderna: sedentarietà durante molti mesi dell’anno, strumenti digitali utilizzate troppo e a sproposito nei nuclei familiari, soglie di attenzione che si riducono in modo preoccupante tra i più giovani. Tutti fattori che impediscono di godersi davvero il valore e il piacere delle gite all’aria aperta.
Una risposta concreta al problema arriva da Learn Out - Educare attraverso il patrimonio naturale e culturale. Il progetto, finanziato dal Programma Interreg VI-A Italia–Austria, è figlio di un’alleanza transfrontaliera tra soggetti diversi (tra i partner l’Ecomuseo Lis Aganis, il GAL Alta Marca Trevigiana, la Provincia di Treviso e l’Università di Innsbruck), necessaria per mettere in rete piccoli patrimoni culturali e naturali – musei etnografici, ecomusei e centri visita. Obiettivo: unire educazione, natura e cultura, rafforzando al tempo stesso la cooperazione tra territori di confine. Il tutto all’interno di nuovo modello di turismo esperienziale che possa fare da apripista per progetti analoghi, capaci di sviluppare in modo intelligente, sostenibile e lungimirante i contesti territoriali coinvolti.
Lo scenario del progetto, avviato nel 2024 nell’ambito della Priorità 3 “Turismo sostenibile e culturale” è l’area dolomitica della provincia di Pordenone in Friuli Venezia Giulia. Territori dai panorami affascinanti, parenti strette delle aree montane delle regioni limitrofe ma tutt’oggi meno sfruttate dal punto di vista culturale e quindi fortunatamente immuni dagli eccessi e dalle pressioni causate dall’overtourism. Per questo si prestano a diventare teatro di un approccio turistico gentile e lungimirante, alla base di Learn Out: “imparare visitando”.
“Attraverso la creazione di ‘know how’ a livello transfrontaliero, generato da una vasta azione di raccolta e analisi di buone pratiche e informazione e validato attraverso azioni pilota locali, il progetto Learn-Out vuole diventare un modello per tutti i gestori di patrimoni culturali e naturali che intendono rafforzare il proprio potenziale educativo e didattico in chiave turistica” spiega Debora Del Basso, direttore de Lis Aganis Ecomuseo delle Dolomiti friulane.
Cuore del progetto è il “Modello Learn Out”, sviluppato sotto il coordinamento dell’Università di Innsbruck: attraverso questo strumento si trasforma la fruizione del territorio in un’esperienza attiva e coinvolgente. Il principio è semplice ma efficace: superare la logica della visita passiva per proporre attività basate su esplorazione, gioco e sperimentazione diretta, in grado di coinvolgere famiglie, scuole e visitatori di tutte le età.
In Friuli Venezia Giulia il modello è stato applicato a tre aree simbolo del territorio ecomuseale: i Magredi di Vivaro, il sito UNESCO Palù di Livenza e il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. Qui sono state sviluppate oltre 30 proposte didattiche e un itinerario esperienziale di tre giorni articolato in 15 “missioni” e 3 “avventure”, già fruibili a partire dall’estate prossima. Il percorso combina approccio scientifico e dimensione ludica, invitando i partecipanti a diventare protagonisti attivi della scoperta.
Il filo conduttore è il “Passaporto dell’esploratore” che viene consegnato ai bambini per certificare le sfide pratiche e divertenti cui saranno sottoposti, all’interno di tre mondi straordinari: “il Passato remoto”, dove si impara a essere “scienziati dell’acqua” e a costruire palafitte come nella preistoria; “la Vita nascosta”, per comprendere come “bevono” i diversi tipi di suolo e quanto sia ricca la biodiversità di un territorio dolomitico; “la Forza selvaggia”, missione che trasforma i partecipanti in detective della Natura, insegnando a distinguere le tante impronte presenti, i segnali lasciati dalle foglie e ad ascoltare i suoni della montagna.
Il progetto ha finora coinvolto oltre 20 operatori tra guide e professionisti del territorio e sarà progressivamente esteso ai 27 Comuni in cui opera l’Ecomuseo Lis Aganis, con l’obiettivo di creare una rete diffusa di esperienze educative e turistiche di qualità.
I dati confermano il suo potenziale di sviluppo: il sito UNESCO del Palù di Livenza ha registrato oltre 4.000 visitatori nel primo anno dell’iniziativa e si prepara a crescere ulteriormente grazie anche all’introduzione delle nuove attività, supportate dall’apertura di due info point da metà giugno a metà settembre e da un calendario di appuntamenti dedicati.
A cura di Natourism
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