Tutti sul carro di Roberto Gualtieri. La vittoria nel 2027 è data per certa e già si dividono i lotti
Roma. Sembra il Campo largo in salsa romana ma a quanto pare è soltanto il carro di Roberto Gualtieri. Il carro del vincitore, s’intende, la cui sconfitta alle prossime elezioni amministrative non è minimamente contemplata. Né dai suoi né dagli altri – che non vogliono grane e neppure ci provano (Fratelli d’Italia o d’accidia? Chissà).
La stella è buona, dunque. Si resta in Campidoglio. Ed ecco allora i partiti e gli uomini che salgono oggi sul carro del sindaco. Ecco gli uomini e le donne che già reclamano il feudo. Il municipio, l’assessorato, la presidenza... Il più impensabile latifondo guadagnato non sul campo ma sul carro. Per il fatto stesso, cioè, d’aver giurato lealtà a Gualtieri.
Tanto per cominciare, quindi, c’è il Movimento cinque stelle. Il quale – plot twist – ora vuole le Olimpiadi (esatto: le Olimpiadi), e che, con il consigliere Paolo Ferrara, prenota l’assessorato al Turismo, ai Grandi eventi e allo Sport. Per intenderci, l’assessorato del carismatico Alessandro Onorato – il delfino di Bettini – che a sua volta, però, lo prenota per il delfino suo: Giorgio Trabucco.
C’è il Movimento cinque stelle, quindi, che apre ai giochi e punta al municipio di Ostia, e c’è Alleanza verdi e sinistra che, neppure sottovoce, dice “Roma val bene un termovalorizzatore”.
Avs, com’è noto, conta sul voto d’opinione. Il voto verde, alimentato da Bonelli e Fratoianni, che in Parlamento hanno detto e fatto di tutto per impedire l’autorizzazione dell’impianto. Eppure, l’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio, di Sinistra civica ecologista, non se ne duole. Il termovalorizzatore non è un problema. Anche perché la cultura, si sa, è più importante della natura.
E così i Verdi non si inceneriscono ma si scindono. In questo caso, come l’atomo. Da una parte è l’assessore Smeriglio, con Gualtieri, e dall’altro Avs, che ancora non sa.
Vengono poi i renziani, spigliati. Sono entrati in maggioranza il 22 dicembre scorso e qualcuno pensava, solo pochi giorni fa, che Gualtieri ne nobilitasse la conversione. La voglia c’era. L’assessorato c’era. Eccome se c’era. Era quello al Lavoro con Monica Lucarelli, del Pd, appena dimessa.
Gualtieri ci ha pensato, li ha guardati, ma alla fine si è detto: “Roberto, desisti”. Per ora niente.
Italia viva, però, ci sarà nel 2027. E pare punti alla neonata presidenza della commissione Sicurezza oltreché, con Valerio Casini, al II municipio già prenotato (per avere un’idea di quanto sia affollato il carro e quanto sparuti i feudi, basti dire che gli unici municipi destinati a liberarsi saranno il II e l’VIII, dove il secondo mandato di Amedeo Ciaccheri sta per scadere. Fa eccezione Ostia, certo, adocchiata dai Cinque stelle ma soltanto perché il presidente Mario Falcioni non è amatissimo dal Pd).
In questo puzzle, comunque, non manca il partito di Carlo Calenda. Sempre a riprova di quanto c’entrino i vasti programmi, le grandi ambizioni, il Campo largo… Niente. Se è vero che in Italia il partito è ostinatamente al centro, il segretario cittadino Alessio D’Amato, qui, tesse da tempo la tela per l’ingresso in coalizione. Gualtieri lo osserva e potrebbe riservargli un posto nell’esecutivo.
Ed ecco allora il mosaico. Il gioco di incastri e poltrone che nel secondo Gualtieri – un po’ come nei secondi matrimoni – fa prevalere la speranza sull’esperienza. Con la differenza che nessuno, sul carro, ha promesso amore eterno. Tutt’al più, un municipio. Un assessorato. Una presidenza.
Buona la seconda. E’ il trionfo di Roberto Gualtieri.
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