Superbonus, la Corte dei Conti europea dà la mazzata finale: “Spesa quadruplicata e nessun beneficio vero”

09 Luglio 2026 - 17:00
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Superbonus, la Corte dei Conti europea dà la mazzata finale: “Spesa quadruplicata e nessun beneficio vero”

Superbonus, la Corte dei Conti europea dà la mazzata finale: “Spesa quadruplicata e nessun beneficio vero”

Mentre i finanzieri del Comando Provinciale Grosseto hanno stanato un’altra truffa da superbonus con cui  è stato disposto il sequestro preventivo di beni per un valore di oltre 380.000 euro nei confronti di un’impresa e del suo rappresentante legale, l’Europa certifica il disastro finanziario ed energetico del Superbonus 110%: una vera e propria mazzata sul provvedimento- icona dei grillini, che il M5S vorrebbe addirittura riproporre nel caso di vittoria alle elezioni del 2027. Il fallimento è certificato dalla Corte dei conti europea con il rapporto speciale 20/2026 intitolato: «Improving the energy efficiency of private homes with the Rrf». In questa analisi  che non lascia margini all’interpretazione i giudici contabili di Lussemburgo demoliscono l’impianto della misura e denunciano senza sconti un «uso inefficiente di fondi europei». Evidenziando come l’impostazione ideata dal M5S e dal Pd ai tempi del governo giallorosso «non era coerente con una gestione finanziaria sana».

Dalla Corte dei Conti una mazzata al superbonus: “Uso inefficiente dei fondi Ue”

Il Superbonus è stato «di gran lunga» la misura più cara e meno efficiente tra tutte quelle esaminate a livello europeo: in Italia sono serviti ben 9,72 euro per risparmiare un singolo chilowattora di energia in un edificio residenziale; a fronte di costi infinitamente inferiori registrati altrove, come in Lituania dove la spesa è stata di 1,39 euro; o a Cipro dove si è oscillato tra i 0,37 e i 0,51 euro. Questa l’analisi impietosa della Corte dei Conti europea. Le misure di ristrutturazione finanziate dal fondo dell’Ue per la ripresa dal Covid, ossia dal dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), hanno consentito di ottenere solo modesti risparmi energetici.

È questa la conclusione principale della relazione pubblicata dalla Corte dei conti europea. Sono finanziati per lo più progetti facili da realizzare, a scapito dei lavori di ristrutturazione più profondi che produrrebbero più risultati sul lungo periodo. Senza misure più mirate, un’esplicita focalizzazione sui risultati ed un monitoraggio più intenso, la spesa futura potrebbe non consentire di raggiungere gli obiettivi dell’Ue in materia di clima ed energia.

L’analisi impietosa della Corte dei Conti Ue sul fallimento del superbonus

Con la loro misura bandiera, Conte e la sinistra non hanno protetto l’ambiente, hanno semplicemente sprecato risorse preziose. “Senza misure più mirate, un’esplicita focalizzazione sui risultati ed un monitoraggio più intenso, la spesa futura potrebbe non consentire di raggiungere gli obiettivi dell’Ue in materia di clima ed energia”, spiega la Corte dei Conti europea. “Abbiamo constatato che troppo spesso i fondi dell’Rrf sono stati diretti a progetti per i quali potevano esser spesi più facilmente invece che a quelli che avrebbero garantito i migliori risultati” ha dichiarato Nikolaos Milionis, il membro della Corte responsabile dell’audit.

Si sono preferite ristrutturazioni veloci e non strutturali

Nella maggior parte dei casi – secondo il report – si sono preferite le ristrutturazioni più semplici e veloci. Anzi, le visite di audit negli Stati membri hanno accertato che i criteri di selezione non servivano a stilare una graduatoria dei progetti in base al loro impatto atteso. Così facendo, si riduce la probabilità che il sostegno finanziario vada a quei progetti che potrebbero consentire i maggiori risparmi energetici o alle famiglie che ne hanno più bisogno.

Non si è tenuto conto dei costi benefici

La relazione evidenzia infine come non si tenga conto del rapporto costi-efficacia degli interventi. L’analisi della Corte, che prende in esame diverse tipologie di interventi, edifici e scelte d’intervento, mostra che il costo dei risparmi ottenuti per unità di energia varia enormemente da uno Stato membro all’altro se esaminato in maggiore dettaglio. A tale proposito, “il regime italiano del superbonus, che da solo dovrebbe ricevere quasi un terzo di tutti i finanziamenti dedicati alle ristrutturazioni (14 miliardi di euro) nell’ambito dell’Recovery, costituisce un esempio particolarmente eloquente. I costi per unità di energia risparmiata sono risultati essere quattro volte superiori a quanto inizialmente previsto. Inoltre, il regime copre fino al 110 % dei costi delle ristrutturazioni, il che significa che il sostegno pubblico può essere.  Le frodi scoperte in questi anni fino all’ultima nel grossetano completano un capitolo che definire fallimentare è dire poco.

 

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