Uccideva i pazienti e appiccava incendi per nascondere tutto, il medico killer condannato all’ergastolo

09 Luglio 2026 - 11:37
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Doveva assistere e alleviare le sofferenze dei malati terminali, ma secondo la giustizia tedesca ha trasformato la sua professione in uno strumento di morte. Johannes M., medico di 41 anni specializzato in cure palliative a Berlino, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di quindici pazienti, dodici donne e tre uomini, uccisi tra settembre 2021 e luglio 2024.

Il tribunale lo ha ritenuto colpevole di aver agito come un serial killer, prendendo di mira persone particolarmente vulnerabili che non avevano mai richiesto l’eutanasia e che, pur gravemente malate, avevano ancora prospettive di vita di mesi o addirittura anni. La sentenza ha inoltre riconosciuto la particolare gravità dei fatti, escludendo qualsiasi attenuante.

Le indagini e gli incendi per cancellare le prove

Secondo quanto emerso durante il processo, il medico si recava nelle abitazioni dei pazienti per le normali visite domiciliari. Dopo averli sedati, avrebbe somministrato un mix di farmaci letali provocandone la morte senza destare sospetti. A far partire le indagini è stata la segnalazione di un collega, insospettito dalla frequente coincidenza tra le visite del medico e alcuni incendi scoppiati nelle abitazioni delle vittime. Gli investigatori hanno poi accertato che quegli incendi sarebbero stati appiccati dallo stesso medico nel tentativo di eliminare le prove degli omicidi.

Da quel momento è stata avviata un’approfondita inchiesta che ha portato all’analisi di centinaia di cartelle cliniche, alla riesumazione di diverse salme e al ritrovamento, nei corpi delle vittime, delle stesse sostanze farmacologiche. È stato inoltre accertato che il professionista aveva acquistato quantitativi di medicinali incompatibili con le normali esigenze delle cure palliative.

Le ammissioni dell’imputato e i nuovi sospetti degli inquirenti

Durante il processo Johannes M. ha ammesso dodici dei quindici omicidi contestati, sostenendo di aver agito convinto di fare il bene dei pazienti. Una versione che i giudici hanno respinto, evidenziando come nessuna delle vittime fosse in imminente pericolo di vita e come molte avessero ancora progetti e aspettative per il futuro nonostante la malattia.

Tra gli elementi più inquietanti emersi nel corso delle indagini figura anche il fatto che, in occasione del primo omicidio per il quale è stato condannato, il medico avrebbe portato con sé il figlio di appena tre anni. Per gli investigatori, tuttavia, i quindici casi accertati potrebbero rappresentare soltanto una parte dell’attività criminale del professionista. La Procura sta infatti proseguendo gli accertamenti su numerosi altri decessi sospetti che potrebbero essere collegati al medico, aprendo la possibilità che il bilancio delle vittime possa aumentare ulteriormente.

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