Ue e Unione africana avviano un sistema di sorveglianza comune sulla resistenza agli antibiotici
L’Unione europea e l’agenzia per la salute pubblica dell’Unione africana hanno lanciato un’iniziativa per rafforzare i laboratori di otto Paesi africani e migliorare la sorveglianza della resistenza antimicrobica (Amr). Lo ha annunciato oggi il Centro africano per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa Cdc), precisando che Camerun, Ciad, Etiopia, Gabon, Mozambico, Sierra Leone, Uganda e Zimbabwe beneficeranno dell’iniziativa, focalizzata sull’Avanzamento della capacità integrata dei laboratori regionali per il controllo della resistenza antimicrobica (Arilac). Il progetto gode anche del supporto della Società africana di medicina di laboratorio (Aslm). “Considerato che la resistenza antimicrobica rimane una delle minacce più urgenti per la salute pubblica globale, con gravi implicazioni per i sistemi sanitari, la sicurezza alimentare e la stabilità economica, l’Arilac sosterrà gli Stati membri nel rafforzamento delle capacità dei laboratori di microbiologia per la sorveglianza della resistenza antimicrobica e l’assistenza clinica”, si legge nella dichiarazione. La resistenza antimicrobica (Amr) è la capacità di microrganismi come batteri, virus, funghi e parassiti di sopravvivere o crescere nonostante la presenza di farmaci (antibiotici, antivirali, antifungini) progettati per ucciderli o inibirli. Questo fenomeno – provocato da un uso eccessivo e inappropriato di antibiotici – rende le infezioni comuni incurabili, aumentando il rischio di decessi.
Al fine di rafforzare un sistema comune di sorveglianza contro questo rischio, l’Unione africana e l’Unione europea intendono generar e condividere dati sul fenomeno, che possano servire come base per i piani nazionali e continentali volti a colmare il “significativo divario diagnostico” in Africa. Uno studio condotto dall’Africa Cdc e dall’Aslm ha rivelato che, tra gli oltre 50 mila laboratori medici analizzati in 14 Paesi africani, solo l’1,3 per cento esegue test batteriologici di routine per i patogeni prioritari in termini di resistenza antimicrobica (Amr), lasciando oltre 261 milioni di persone senza accesso ai servizi diagnostici per la resistenza antimicrobica. “Senza investimenti mirati, si prevede che questo divario si allargherà con la crescita della popolazione. Attualmente solo il 20 per cento di questi laboratori utilizza sistemi automatizzati per l’identificazione dei patogeni o per i test di sensibilità antimicrobica, il che limita la diagnosi tempestiva e compromette il trattamento”, ha avvertito il dottor Yenew Kebede, direttore ad interim del Centro per i sistemi diagnostici e di laboratorio dell’Africa Cdc. Per Gianluca Azzoni, responsabile delle politiche e della cooperazione presso la delegazione dell’Ue presso l’Unione africana, il progetto contribuirà a “individuare precocemente la resistenza antimicrobica, generare dati migliori e agire in modo più efficace per proteggere vite e mezzi di sussistenza”.
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