Un anno esatto di Tare al Milan, tutti i motivi della rottura con Cardinale: luci e ombre, da Modric ai 37 milioni per Jashari e l'arrivo di Fullkrug
Un anno di Milan per Igli Tare: com'è andata la sua avventura in rossonero.
"AC Milan comunica di avere affidato il ruolo di Direttore Sportivo della Prima Squadra a Igli Tare, che riporterà all'Amministratore Delegato del Club, Giorgio Furlani". Esattamente un anno fa, il 26 maggio 2025, la società di Via Aldo Rossi comunicava l'arrivo del dirigente albanese in seno all'organigramma rossonero: una scelta oculata, arrivata dopo aver inseguito a lungo il profilo di Fabio Paratici, per permettere al nuovo ciclo meneghino di poter ambire a costruire una rosa competitiva che potesse - agli occhi della proprietà - almeno centrare l'obiettivo fondamentale della qualificazione alla Champions League.
Esattamente un anno dopo, però, il mondo e la visione del Milan e di RedBird sono diametralmente opposti: il mancato accesso alla massima competizione europea e il fallimento stagionale del quinto posto in classifica hanno portato il patron Gerry Cardinale a rivoluzionare l'intero sistema societario e a salutare anche l'ormai fu ds dei meneghini Tare.
Ma com'è stata la sua avventura al Milan? Che rendimento hanno avuto gli acquisti decisi assieme al resto della dirigenza? Proviamo a ricapitolare il suo primo e unico anno in rossonero e a capire i motivi che hanno portato alla rottura con la proprietà.
LA PRIMA MOSSA DI TARE: MODRIC
Bisogna ripartire davvero dall'inizio per ricapitolare l'avventura di Igli Tare al Milan. Dopo l'arrivo di Massimiliano Allegri sulla panchina rossonera, la prima reale e concreta mossa del dirigente albanese è aumentare il tasso tecnico e di esperienza della rosa a disposizione del tecnico livornese: non è un nome comune, non è un profilo come tutti gli altri, anzi, è un vincitore del Pallone d'Oro come Luka Modric.
Il campione croato viene a lungo corteggiato con una missione anche dello stesso Tare che gli illustra il progetto del Milan: un anno a provare ad ambire ai vertici della classifica, una qualificazione alla Champions da centrare: l'ex Real Madrid, a fine ciclo con i Blancos, sposa con tutta il suo carisma e la sua classe il mondo Milan, di cui è tifoso sin da bambino.
Un anno di contratto, con opzione unilaterale in suo favore per rinnovare: un primo acquisto di altissimo livello e Modric arriva al Milan anche grazie all'intenso lavoro di contatti e di rapporti di Tare.
GLI AFFARI IN ESTATE
Ciò che seguirà, invece, è una campagna acquisti dettata da precedenti affari (dalla gestione prima del suo arrivo) praticamente definiti (come Samuele Ricci dal Torino) e una necessità di rivoluzionare la rosa e rimpolpare la squadra con alcuni giocatori che possano essere mirati per la filosofia di gioco di Allegri.
Arrivano in estate le cessioni di Tijjani Reijnders al Manchester City (55 milioni di euro, più bonus), di Malick Thiaw al Newcastle (un'ottima plusvalenza generata dai 35 milioni di euro incassati dai Magpies) e di Theo Hernandez all'Al Hilal (anche qui, il rapporto con la precedente amministrazione era ormai logorato e i 25 milioni di euro sono bastati per convincere il management rossonero), prima degli acquisti di Pervis Estupinan per 17 milioni, di Koni De Winter per 20 milioni, di Ardon Jashari per 36 milioni (una lunga trattativa, durata più di un mese, con il Bruges) e, a fine mercato, di Cristopher Nkunku per 37 milioni di euro.
La ciliegina sulla torta finale è la tanto desiderata richiesta soddisfatta ad Allegri: l'acquisto di Adrien Rabiot dal Marsiglia. Il pupillo di Max, il centrocampista tanto voluto per alzare il livello tecnico della rosa.
170 milioni spesi e 176 entrati in tutta la campagna trasferimenti.
RENDIMENTO ALTALENANTE E UN GENNAIO A COSTO ZERO
E qui scatta quello che non si poteva preventivare: il rendimento di alcuni giocatori sul campo.
Se Modric e Rabiot sono immediatamente diventati due elementi imprescindibili dello scacchiere dell'allenatore livornese, ecco che maggior difficoltà hanno espresso tutti gli altri acquisti della campagna trasferimenti estivi.
Jashari ha la sfortuna di infortunarsi immediatamente, a inizio stagione, e saltare più di tre mesi di campionato e coppa, non riuscendo mai a esprimere il calcio mostrato in Belgio, dov'era stato il miglior giocatore di tutta la stagione. Estupinan, dopo le prime gare, diventa sostanzialmente una riserva di Bartesaghi, mentre Nkunku non entra nel cuore dei tifosi rossoneri, complice anche un'annata con più bassi che alti e un inserimento nella formazione di Allegri che non ha mai convinto pienamente.
A gennaio, poi, la missione era andare a ricercare un nuovo numero 9 che potesse prendere il posto dell'infortunato Gimenez: a costo zero, arriva in prestito Fullkrug, il cui unico acuto nei suoi sei mesi al Milan è quello della sfida casalinga contro il Lecce.
I MOTIVI DELLA ROTTURA
Viene chiaro e limpido comprendere quali sono stati i motivi della rottura con l'ambiente Milan e cosa ha portato Cardinale a scegliere e a optare per il licenziamento del direttore sportivo Igli Tare.
Ma per essere maggiormente precisi e dettagliati, ci affidiamo alle parole rilasciate qualche giorno fa a La Gazzetta dello Sport da parte dello stesso patron di RedBird: "Nelle ultime tre stagioni, abbiamo speso più di qualsiasi altra squadra della Serie A sul mercato. Ora, magari non abbiamo speso al meglio. Mi do un voto più alto per i soldi che ho messo che per come li abbiamo spesi. Dobbiamo fare un lavoro migliore in modo che ci sia una correlazione diretta tra la spesa e le vittorie. Non ci siamo ancora riusciti. Non abbiamo fatto un buon lavoro e lo sistemeremo”.
ORA L'ADDIO
"Non abbiamo fatto un buon lavoro". "Non abbiamo speso al meglio".
Sono i due capisaldi, i due motivi principali che hanno portato Cardinale a sollevare Tare dal suo incarico di direttore sportivo della Prima Squadra meneghina.
Il dirigente albanese ha lasciato Casa Milan, dopo l'addio ufficiale arrivato con il comunicato della giornata di lunedì 25 maggio. Se il suo arrivo in rossonero è stato definito “Uno dei giorni più belli della mia vita”, non possiamo immaginare l'attuale stato d'animo dell'ex attaccante albanese. Servirà tempo per comprendere quale sarà la sua prossima tappa professionale in carriera, ma con oggi cala realmente il sipario sulla sua unica annata trascorsa al Milan.
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