I centristi spaccati tra Renzi e Onorato, ma c’è l’incognita Salis
Nonostante le polemiche di questi giorni susseguitesi dopo la ormai famosa foto che ritraeva Giuseppe Conte, Elly Schlein, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, la segretaria del Pd è più che salda in sella, in molti la criticano riservatamente ma nessuno fiata più di tanto pubblicamente. Anche la Direzione di oggi per la leader dem filerà liscia. Sì, qualche riformista metterà i puntini sulle i ma non si andrà oltre questo. E così Schlein prosegue – pur tra i tanti ostacoli – la sua corsa verso la candidatura a premier della coalizione di centrosinistra. La segretaria è convinta che, nonostante le manovre di Conte, alla fine la spunterà lei.
Si fanno invece sempre più ingarbugliate le vicende in casa centrista. Non solo Giuseppe Conte non vuole Matteo Renzi, ma anche Alessandro Onorato preferisce evitare un’alleanza con il leader di Italia viva. Perché non si fida, ma anche perché si rende conto che se si formasse un unico soggetto di centro il protagonista sarebbe Renzi e non lui e alla fine, naturalmente, la leadership finirebbe nelle mani dell’ex segretario del Partito democratico. Per evitare queste divisioni il sempre vigile Dario Franceschini, con un’intervista rilasciata a Repubblica, ha lanciato un appello a Silvia Salis invitando la sindaca di Genova a calarsi nei panni della federatrice di centro. Ed effettivamente con lei in campo i lavori in corso nel centro dell’alleanza dei progressisti verrebbero assai facilitati. Né Onorato né tanto meno Renzi potrebbero dire di no a Salis. Solo che al momento la sindaca non ha intenzione di compiere un passo del genere, le sue ambizioni sono più ampie. E riguardano non la leadership del centro ma quella dell’intero centrosinistra. Tra i suoi consiglieri, però, negli ultimi giorni c’è chi le suggerisce di non rispondere con un no secco a quell’appello perché comunque se aspira a un ruolo da leader non può sottrarsi del tutto alle manovre politiche in corso. Ma allo stato delle cose, la situazione non sembra evolversi in positivo. Perciò il centro, alle politiche sarà diviso in due liste, se non di più. Da una parte Onorato, con gli amministratori locali che hanno sottoscritto il suo progetto civico Italia, con i vari Magi e Maraio. Dall’altra, Renzi, che continua a dire che si presenterà alle elezioni da solo, nonostante la soglia del 3 per cento sia un oggettivo problema per lui.
Nel frattempo nel Pd si è scatenata già una battaglia, sotterranea, che si gioca tutta sul terreno dell’Emilia Romagna. Sia Elly Schlein sia Stefano Bonaccini, infatti, puntano a far eleggere i rispettivi fedelissimi in quella regione che è rimasta l’ultimo vero feudo del Partito democratico da quando la Toscana, in alcune zone, ha dato segni di cedimento. Chi rischia di essere penalizzato da questo scontro in terra emiliano-romagnola sono i riformisti. Ce ne sono diversi che sono stati eletti in quella regione. Due nomi per tutti, Graziano Delrio e Paola De Micheli. In realtà entrambi non pensano alla ricandidatura, per motivi diversi, ed entrambi non sono sicuri di quanto sarà lunga la loro permanenza nel Pd versione Schlein. Però non è affatto detto che vengano rimpiazzati da altri riformisti. Anzi. Corre addirittura voce che al Nazareno stiano pensando di candidare gli esponenti della corrente che fa capo a Lorenzo Guerini in posti difficili, cioè lì dove il centrodestra è forte. “Del resto – spiega un autorevole dirigente pd – dicono sempre che senza di loro non si catturano i voti moderati, vediamo di che sono capaci…”.
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