Una pinta sulla Golden Hinde: il pub sul galeone di Drake
Una pinta bevuta sul ponte di un galeone del XVI secolo, il Tamigi a pochi metri, Borough Market alle spalle e lo skyline della City davanti agli occhi. Non è la ricostruzione di una serata elisabettiana né una nuova attrazione turistica: per alcune sere dell’estate 2026 la Golden Hinde di Bankside apre gratuitamente il proprio ponte trasformandolo in uno dei luoghi più insoliti dove bere a Londra. L’iniziativa si chiama Thirsty Thursdays e permette non soltanto di ordinare birra, vino e cider a bordo, ma anche di esplorare la nave senza pagare il normale biglietto d’ingresso. Definirla semplicemente un “pub galleggiante”, però, significa raccontare soltanto metà della storia. La nave ormeggiata a St Mary Overie Dock è una ricostruzione della Golden Hinde con cui Francis Drake compì la prima circumnavigazione inglese del globo, ma possiede anche una sorprendente biografia propria: costruita nel 1973, ha realmente attraversato gli oceani, percorso oltre 100.000 miglia e circumnavigato il pianeta. Oggi, trent’anni dopo il suo arrivo definitivo a Bankside, diventa per qualche ora un insolito after-work londinese.
Golden Hinde pub: bere sul ponte di un galeone a Londra
Londra ha trasformato praticamente qualsiasi spazio immaginabile in un luogo dove bere: tetti, tunnel ferroviari, ex centrali elettriche, chiatte, magazzini vittoriani e persino vecchi bagni pubblici. Mancava forse soltanto un galeone. La Golden Hinde colma la lacuna con Thirsty Thursdays, una serie di serate estive organizzate sul Main Deck della nave ormeggiata a Bankside. Il concetto è volutamente semplice: si sale a bordo, si ordina qualcosa al bar e ci si gode la nave e il panorama senza il formalismo di una visita museale tradizionale. Secondo il programma ufficiale della Golden Hinde, le prossime serate del 2026 sono giovedì 20 e 27 agosto, dalle 18:00 alle 21:00. L’ingresso è gratuito, non è necessaria la prenotazione e dal bar vengono serviti birre, cider, vini, spirits e bevande analcoliche. Gli organizzatori promettono anche alcuni dei drink con il miglior rapporto qualità-prezzo di SE1, anche se non pubblicano un listino completo che permetta di verificare il confronto.
Vale la pena precisare le date perché alcune informazioni circolate inizialmente sulla stampa britannica indicavano appuntamenti settimanali fino al 24 settembre e un orario dalle 17:30 alle 22:00. Il calendario ufficiale attualmente pubblicato dalla nave indica invece quattro serate complessive, il 30 luglio e il 6, 20 e 27 agosto, tutte dalle 18 alle 21. Per chi vuole partecipare, dunque, 20 e 27 agosto sono al momento le ultime due date confermate. Il normale biglietto per visitare la Golden Hinde costa £6 per adulto, mentre durante Thirsty Thursdays anche l’esplorazione della nave è compresa nell’ingresso gratuito. Ed è proprio questo a rendere l’esperienza molto più interessante di una pinta bevuta su una semplice terrazza con vista.
Dal ponte principale si può infatti scendere negli ambienti interni e sperimentare fisicamente quanto fosse diverso vivere su una nave del Cinquecento. Scale ripide, passaggi stretti, soffitti bassissimi, ponti irregolari e spazi angusti restituiscono una dimensione che nessuna teca museale riesce davvero a comunicare. La Golden Hinde è una ricostruzione a grandezza naturale e mantiene deliberatamente molte caratteristiche delle navi Tudor; proprio per questo non dispone di accesso senza gradini e i suoi quattro livelli sono collegati da scale ripide o vere e proprie scalette verticali. Non è dunque un’attrazione completamente accessibile, particolare da considerare prima della visita.
Anche la posizione contribuisce enormemente al fascino della serata. La nave è nel minuscolo St Mary Overie Dock, in Cathedral Street, SE1 9DE, praticamente accanto a Southwark Cathedral e Borough Market e a pochi minuti a piedi da London Bridge. Dal ponte il contrasto è quasi teatrale: legno, corde, cannoni e alberi di una nave concepita secondo tecniche del XVI secolo si confrontano con gli edifici contemporanei della City e con il traffico del Tamigi. Dopo l’orario d’ufficio, quando Bankside si riempie di persone dirette nei pub, Thirsty Thursdays offre quindi un’alternativa che sembra costruita apposta per Londra: bere una pinta dentro la storia senza rinunciare alla ritualità modernissima dell’after-work.
Dalla nave di Drake alla prima circumnavigazione inglese
Dietro quella serata apparentemente leggera c’è una storia che attraversa oceani, imperi e uno dei periodi più turbolenti dell’espansione marittima europea. La Golden Hinde oggi a Bankside riproduce la nave resa celebre dalla spedizione di Francis Drake tra il 1577 e il 1580, anche se al momento della partenza l’ammiraglia aveva un altro nome: Pelican. Drake lasciò Plymouth con una flotta di cinque navi nel novembre 1577, fu respinto dal maltempo e ripartì definitivamente a dicembre. La versione ufficiale parlava di una spedizione commerciale, ma l’obiettivo reale era molto più aggressivo: raggiungere le coste americane controllate dalla Spagna e attaccarne porti e naviglio. La ricostruzione storica pubblicata dalla Golden Hinde segue l’intero viaggio e mostra quanto la successiva immagine romantica dell’esploratore nasconda una vicenda fatta anche di guerra, saccheggio e rivalità imperiale.
Dopo aver attraversato l’Atlantico, la spedizione raggiunse il Sud America e nel 1578 tre navi entrarono nello Stretto di Magellano, superandolo in appena quattordici giorni. Nel Pacifico una violentissima tempesta disperse la flotta: una nave andò perduta, un’altra tornò in Inghilterra e Drake rimase con la Pelican, che proprio in quel periodo sarebbe stata ribattezzata Golden Hinde. Risalendo la costa pacifica delle Americhe, Drake attaccò insediamenti e navi spagnole, conquistando enormi quantità di merci e metalli preziosi. Il bottino più celebre arrivò dalla Nuestra Señora de la Concepción, ricchissima nave spagnola soprannominata Cacafuego. Da quel momento tornare indietro lungo la stessa rotta sarebbe stato estremamente rischioso: gli spagnoli lo stavano cercando.
Drake continuò verso nord tentando probabilmente di individuare il leggendario Passaggio a Nord-Ovest, quindi attraversò il Pacifico. Raggiunse le Molucche, le cosiddette Isole delle Spezie, dove trattò con il sultano di Ternate e caricò tonnellate di chiodi di garofano. La Golden Hinde rischiò poi di terminare la propria storia contro una barriera corallina: per liberarla fu necessario gettare in mare parte del carico, compresi argento, artiglieria e spezie. Seguì uno dei tratti più duri del viaggio, circa 9.700 miglia verso un porto sicuro, attraversando l’Oceano Indiano e doppiando il Capo di Buona Speranza. Quando l’equipaggio raggiunse la Sierra Leone dopo 118 giorni, secondo il racconto conservato dalla nave erano rimaste appena otto pinte di acqua piovana da dividere tra 56 uomini.
Nel settembre 1580 Drake tornò in Inghilterra. La Golden Hinde aveva completato la prima circumnavigazione del globo effettuata da una nave inglese. La distinzione è importante: non fu la prima circumnavigazione della storia, impresa compiuta decenni prima dalla spedizione iniziata da Ferdinando Magellano e completata da Juan Sebastián Elcano nel 1522. Per l’Inghilterra elisabettiana, tuttavia, il ritorno di Drake ebbe un impatto enorme. La nave venne conservata a Deptford e trasformata in un’attrazione pubblica: i londinesi pagavano per visitarla già più di quattro secoli prima degli attuali biglietti museali. Nell’aprile 1581 Elisabetta I salì a bordo e Drake venne nominato cavaliere. La Golden Hinde moderna sostiene persino che quella originale possa essere considerata una delle prime navi museo della storia. C’è quindi una curiosa continuità: già nel Cinquecento il pubblico saliva a bordo per vedere il galeone famoso; nel 2026 ci sale ancora, con la differenza che adesso può farlo con una pinta in mano.
Francis Drake, tra mito nazionale, pirateria e schiavitù
La tentazione, entrando nella cabina di Drake o osservando i cannoni, è leggere la Golden Hinde attraverso il tradizionale racconto britannico dell’eroe del mare. Per generazioni Francis Drake è stato celebrato come esploratore, corsaro al servizio della Corona e protagonista della lotta contro la Spagna, fino al ruolo ricoperto nel 1588 contro l’Armada spagnola. Ma quella versione è oggi insufficiente. Significativamente è la stessa Golden Hinde a definire Drake una “complex figure” e a dedicare parte del proprio lavoro educativo agli aspetti meno celebrativi della sua biografia.
Prima della circumnavigazione, Drake partecipò infatti alle spedizioni di John Hawkins coinvolte direttamente nella tratta atlantica degli schiavi. Negli anni Sessanta del Cinquecento gli inglesi catturavano o acquistavano africani lungo la costa occidentale del continente e li trasportavano nelle Americhe spagnole per venderli. La stessa istituzione museale affronta apertamente l’argomento nella propria ricostruzione intitolata Drake was a Slave Trader, sottolineando che colonialismo, schiavitù e pirateria non sono elementi marginali che possano essere rimossi dalla sua storia. Il fallimento violento di alcune di quelle spedizioni contro gli spagnoli contribuì inoltre ad alimentare l’ostilità che avrebbe caratterizzato le successive imprese di Drake nei Caraibi e lungo le coste americane.
Persino la parola “pirata” richiede qualche sfumatura. Dal punto di vista inglese Drake operava spesso come privateer, un corsaro autorizzato dalla Corona ad attaccare gli interessi nemici; per la Spagna era sostanzialmente un pirata. La differenza giuridica dipendeva quindi anche dalla bandiera sotto la quale si osservavano gli stessi attacchi. Le immense ricchezze sottratte alle navi spagnole durante la circumnavigazione non furono soltanto un’avventura personale: il viaggio si inseriva nella competizione economica e geopolitica tra potenze europee per rotte, territori e risorse.
La storia diventa ancora più complessa quando entrano in scena i Cimarrons, comunità formate da africani fuggiti dalla schiavitù nelle colonie spagnole dell’America centrale. Drake collaborò con alcuni di loro nelle campagne contro gli spagnoli a Panama. Diego, un africano che aveva incontrato durante quelle operazioni, viaggiò successivamente con lui sulla Golden Hinde. È uno dei molti personaggi che permettono di allontanarsi dal racconto semplicistico del grande capitano bianco circondato da una massa anonima di marinai.
Raccontare tutto questo non significa cancellare l’abilità nautica o l’importanza storica della circumnavigazione. Significa, al contrario, prendere la storia abbastanza sul serio da non trasformarla in leggenda. La traversata rimane un’impresa straordinaria in termini di navigazione: migliaia di miglia senza motore, GPS, comunicazioni radio o previsioni meteorologiche, affrontando malattie, scarsità d’acqua, tempeste e coste in gran parte sconosciute agli europei della spedizione. Ma quella stessa nave era anche uno strumento di un’epoca di espansione violenta.
Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti della Golden Hinde contemporanea. Si può iniziare la visita attratti dall’immagine romantica del galeone e uscirne con domande molto meno semplici sull’Inghilterra elisabettiana. In una serata Thirsty Thursdays la componente sociale rimane naturalmente centrale, ma basta scendere dal Main Deck verso gli spazi inferiori perché la pinta sul galeone di Drake diventi anche un incontro con una storia britannica molto più contraddittoria di quella dei vecchi libri d’avventura.
La replica che attraversò davvero gli oceani
Chiamarla semplicemente “replica” rischia però di fare un torto alla nave che oggi vediamo a Bankside. La Golden Hinde contemporanea non fu costruita come una scenografia destinata a rimanere ferma sul Tamigi. Nacque all’inizio degli anni Settanta attraverso anni di ricerca e venne realizzata dal cantiere J. Hinks & Son di Appledore, nel Devon, utilizzando tecniche tradizionali. Dai 22 cannoni ai mobili, fino alla polena, numerosi elementi vennero realizzati a mano cercando di avvicinarsi il più possibile alle conoscenze disponibili sulle navi Tudor. La nave fu varata nel 1973, ma la sua seconda vita cominciò davvero l’anno successivo.
Il 1° ottobre 1974 salpò da Falmouth diretta verso San Francisco, dove avrebbe partecipato alle celebrazioni legate al quattrocentesimo anniversario del presunto approdo di Drake sulla costa occidentale americana. Non fu una traversata simbolica: tempeste e condizioni difficili accompagnarono il viaggio e soltanto dopo 160 giorni di mare, l’8 marzo 1975, la Golden Hinde entrò nella baia di San Francisco. Quattro anni più tardi ripartì dalla California verso il Giappone per partecipare alle riprese di Shōgun, la celebre produzione televisiva con Richard Chamberlain e Toshirō Mifune. Secondo la storia tramandata dall’equipaggio, per interpretare due diverse navi sarebbe stata dipinta con colori differenti sui due lati.
Terminato il lavoro cinematografico, anziché essere trasportata a casa, la Golden Hinde continuò a navigare attraverso l’Oceano Indiano verso la Gran Bretagna, completando una propria circumnavigazione. La cronologia dei viaggi della nave moderna racconta poi altre traversate: nel 1988 partì da San Diego, attraversò il Canale di Panama, raggiunse il Texas, risalì il Mississippi fino a New Orleans e Baton Rouge e visitò numerosi porti della costa orientale americana. Nel dicembre 1991 tornò in Gran Bretagna dopo la sua terza traversata dell’Atlantico.
Nel complesso la Golden Hinde moderna ha navigato oltre 100.000 miglia, una distanza che rende la sua biografia quasi altrettanto affascinante di quella del modello cinquecentesco. Dopo alcuni anni trascorsi tra porti britannici, nel 1996 arrivò a Londra. Le normative sempre più stringenti per le navi tradizionali in legno rendevano difficile continuare quella vita itinerante e St Mary Overie Dock diventò la sua casa permanente. Da allora la nave ha lasciato Bankside soltanto una volta, nel 2003, per partecipare come ospite d’onore al Southampton International Boat Show.
Nel 2026 ricorrono quindi trent’anni dall’arrivo della Golden Hinde a Bankside, mentre la nave ha ormai superato il mezzo secolo di vita. È un paradosso affascinante: costruita per raccontare un oggetto del XVI secolo, è diventata nel frattempo essa stessa un pezzo di patrimonio storico. Il museo ha elaborato con il supporto di National Historic Ships UK, organismo dedicato alla tutela del patrimonio navale britannico, una valutazione del proprio significato storico e culturale. Oggi non si conserva più soltanto la memoria della nave di Drake: si conserva anche un galeone del Novecento che ha attraversato realmente il mondo senza i sistemi moderni delle imbarcazioni contemporanee.
Trent’anni a Bankside e una nave da salvare
C’è un dettaglio meno evidente dietro le luci del bar e le serate estive: mantenere una nave di legno di oltre cinquant’anni è un’impresa continua. Nel 2017 la Golden Hinde commissionò un’indagine strutturale completa che confermò la solidità generale della costruzione, ma anche la necessità di un importante programma di conservazione. Da allora una squadra di shipwrights, gli artigiani specializzati nella costruzione e riparazione di navi, lavora sul galeone mentre questo rimane aperto al pubblico. L’acqua del piccolo dock è stata persino drenata per permettere l’accesso alle parti inferiori dello scafo.
La costruzione racconta a sua volta una storia di materiali e tecniche. Lo scheletro utilizza quercia inglese, mentre gran parte del fasciame è realizzata in iroko, un legno duro dell’Africa occidentale scelto per resistenza e durata. Per il grande restauro è stato necessario reperire un tronco di iroko lungo undici metri, con un diametro superiore a 1,6 metri e un peso di oltre dodici tonnellate. Il programma di conservazione della Golden Hinde viene finanziato attraverso gli ingressi dei visitatori e gli affitti privati della nave. Concerti, eventi e iniziative che riportano pubblico a bordo hanno quindi anche un ruolo nella sostenibilità di questo patrimonio.
La sfida non è teorica. Una recente valutazione realizzata seguendo le indicazioni di National Historic Ships UK ha classificato la nave in condizioni “fair but deteriorating”, discrete ma in deterioramento. Non significa che la Golden Hinde stia per scomparire, ma rende evidente perché la manutenzione non possa essere rimandata. Le navi Tudor originali non erano costruite per sopravvivere per secoli; persino la Golden Hinde di Drake, conservata a Deptford dopo il ritorno del 1580, finì lentamente per deteriorarsi.
La replica moderna ha però già superato ciò che probabilmente i suoi costruttori immaginavano mezzo secolo fa. Da nave celebrativa è diventata museo itinerante, set cinematografico, attrazione londinese, spazio educativo e oggi persino luogo per eventi e serate after-work. Il suo indirizzo, St Mary Overie Dock, Cathedral Street, London SE1 9DE, la colloca in uno dei percorsi pedonali più frequentati della città, tra London Bridge, Borough Market, Southwark Cathedral, Shakespeare’s Globe e Tate Modern. Le stazioni Underground più vicine sono London Bridge, Borough e Monument.
È proprio questa stratificazione a rendere Thirsty Thursdays più interessante di quanto suggerisca l’idea promozionale del “floating pub”. Il 20 e 27 agosto 2026, dalle 18 alle 21, si potrà entrare gratuitamente, ordinare qualcosa sul Main Deck e visitare la nave senza prenotazione. Ma sotto i bicchieri e la musica ci sono quasi cinque secoli di storie sovrapposte: la competizione tra Inghilterra e Spagna, la circumnavigazione di Drake, pirateria e schiavitù, la conservazione dell’originale a Deptford, la costruzione della replica negli anni Settanta, oltre 100.000 miglia percorse e trent’anni trascorsi sul Tamigi.
Londra è particolarmente brava a fare questo: trasformare il patrimonio senza necessariamente imbalsamarlo. Una centrale elettrica diventa un quartiere, un deposito ferroviario una sala concerti, un magazzino un mercato e un galeone un luogo dove incontrarsi dopo il lavoro. Forse è proprio per questo che una pinta sulla Golden Hinde non sembra una trovata fuori posto. Quattrocento anni fa i londinesi facevano la fila e pagavano per salire sulla nave originale conservata a Deptford. Nell’estate del 2026 tornano a salire su quella che ne conserva la memoria. Stavolta, però, il primo giro può cominciare direttamente al bar.
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