Una proposta di legge vuole rendere un diritto l'apertura di un conto corrente

22 Luglio 2026 - 16:35
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lentepubblica.it

Conto corrente, verso una svolta storica: la banca non potrà più rifiutare l’apertura senza una valida motivazione.


Aprire un conto corrente potrebbe presto trasformarsi da semplice possibilità a diritto tutelato dalla legge. È questo il cambiamento che emerge dal disegno di legge n. 1595, già approvato dalla Camera dei deputati e ora all’esame della Commissione Finanze e Tesoro del Senato. Se il percorso parlamentare si concluderà positivamente, gli istituti di credito non potranno più decidere liberamente se accettare o respingere un cliente, salvo specifiche eccezioni previste dalla normativa.

La proposta rappresenta un cambiamento significativo nell’equilibrio tra cittadini e banche. Per molti anni l’apertura di un conto è rimasta una scelta rimessa quasi esclusivamente alla valutazione dell’istituto di credito. Con questa riforma, invece, il principio di fondo verrebbe ribaltato: il conto corrente diventerebbe uno strumento essenziale per partecipare alla vita economica e sociale del Paese, tanto da meritare una tutela normativa specifica.

Il conto corrente sempre più indispensabile nella vita quotidiana

Negli ultimi anni il sistema dei pagamenti ha subito una trasformazione profonda. L’utilizzo del denaro contante si è progressivamente ridotto, mentre bonifici, carte di pagamento e strumenti digitali sono diventati parte integrante delle operazioni quotidiane.

Oggi un conto corrente non serve soltanto a custodire il denaro. È il punto di accesso per ricevere lo stipendio, l’accredito della pensione, eventuali rimborsi fiscali, prestazioni assistenziali e numerosi contributi pubblici. Anche il pagamento delle utenze, delle imposte e di molti servizi passa ormai attraverso rapporti bancari o strumenti collegati a un conto.

In questo scenario, rimanere esclusi dal sistema bancario può tradursi in una concreta difficoltà nella gestione della vita economica. Proprio questa evoluzione rappresenta uno dei principali motivi che hanno spinto il legislatore a intervenire.

Cosa prevede il disegno di legge 1595

Il cuore della riforma consiste nell’introduzione di un nuovo articolo nel Codice civile, identificato come articolo 1857-bis. La disposizione stabilirebbe che gli istituti bancari abbiano l’obbligo di stipulare un contratto di conto corrente con chiunque presenti una richiesta, salvo i casi espressamente previsti dalla legge.

In altre parole, il principio generale diventerebbe quello dell’accoglimento della domanda. Il rifiuto non costituirebbe più la normale espressione della libertà contrattuale della banca, ma dovrebbe essere giustificato da motivazioni precise e legalmente fondate.

La novità riguarda anche i rapporti già esistenti. Una volta aperto il conto, infatti, la banca non potrebbe più recedere unilateralmente dal contratto, sia esso a tempo determinato oppure a tempo indeterminato, purché il saldo del conto risulti positivo.

Si tratta di una modifica destinata a rafforzare la posizione del correntista, riducendo il rischio di improvvise chiusure del rapporto bancario che potrebbero creare notevoli disagi nella gestione del patrimonio personale.

Quando la banca potrà ancora rifiutare il conto

La proposta normativa non elimina completamente la possibilità per gli istituti di credito di negare l’apertura di un conto corrente. Restano infatti pienamente operative tutte le disposizioni previste dalla normativa in materia di antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo.

Qualora emergano elementi che facciano ritenere sussistenti rischi collegati a tali discipline, la banca continuerà ad avere il potere di respingere la richiesta oppure di interrompere il rapporto già esistente.

Al di fuori di queste ipotesi, però, il margine di discrezionalità verrebbe drasticamente ridotto. L’istituto di credito non potrebbe più limitarsi a comunicare un diniego senza spiegazioni.

L’obbligo di motivare il rifiuto entro dieci giorni

Tra gli aspetti più rilevanti del disegno di legge figura anche l’introduzione di un preciso obbligo procedurale.

Qualora la banca ritenga di non poter accogliere la richiesta di apertura del conto, dovrà comunicarlo al richiedente entro dieci giorni, illustrando in forma scritta le ragioni che hanno determinato il rifiuto.

La misura punta ad aumentare la trasparenza nei rapporti tra intermediari finanziari e cittadini, evitando situazioni nelle quali il cliente riceva soltanto un diniego privo di qualsiasi spiegazione concreta.

La motivazione scritta consentirebbe inoltre al richiedente di comprendere l’origine della decisione ed eventualmente valutare le iniziative più opportune per tutelare i propri diritti.

Novità anche per il Codice del consumo

Il provvedimento non interviene esclusivamente sul Codice civile. Una parte significativa della riforma riguarda infatti anche il Codice del consumo, con l’obiettivo di riequilibrare il rapporto contrattuale tra banche e clienti.

La proposta elimina infatti la disposizione che permetteva agli intermediari finanziari di inserire nei contratti clausole che consentivano il recesso unilaterale senza preavviso.

Nel tempo tali clausole sono state oggetto di numerose critiche perché considerate particolarmente gravose per il consumatore, che poteva ritrovarsi improvvisamente senza il proprio conto corrente e con tempi limitati per individuare una soluzione alternativa.

La riforma mira quindi a rafforzare la stabilità dei rapporti bancari e ad assicurare condizioni contrattuali maggiormente equilibrate.

Il collegamento con la riforma sugli stipendi

L’esame parlamentare del D.d.l. 1595 procede parallelamente a quello del disegno di legge n. 763, che affronta un tema strettamente collegato: le modalità di accredito delle retribuzioni.

La proposta stabilisce che gli stipendi corrisposti tramite bonifico debbano essere versati esclusivamente su un conto intestato direttamente al lavoratore, escludendo quindi conti intestati a soggetti terzi oppure conti cointestati.

L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare l’autonomia economica di ogni lavoratore, garantendo la piena disponibilità delle somme percepite e riducendo possibili situazioni di dipendenza finanziaria.

Secondo i promotori della riforma, questa impostazione potrebbe produrre effetti positivi anche sotto il profilo della parità di genere, favorendo una maggiore indipendenza economica individuale.

Due riforme che si completano a vicenda

I due disegni di legge appaiono strettamente collegati sotto il profilo pratico.

Se da una parte il D.d.l. 763 stabilisce che la retribuzione debba confluire esclusivamente su un conto personale del lavoratore, dall’altra il D.d.l. 1595 mira ad assicurare che ogni cittadino possa effettivamente aprire quel conto senza incontrare ostacoli arbitrari.

Le due iniziative legislative condividono quindi una medesima filosofia: rafforzare il diritto di ciascun individuo ad accedere ai servizi bancari essenziali e garantire una gestione autonoma delle proprie risorse economiche.

In un sistema sempre più orientato ai pagamenti elettronici e alla digitalizzazione dei rapporti con la pubblica amministrazione, la disponibilità di un conto corrente assume infatti un ruolo sempre più vicino a quello di un servizio essenziale.

Quali effetti potrebbe avere la riforma

Se il testo verrà definitivamente approvato dal Parlamento, cambierà il modo stesso di concepire il rapporto tra banche e cittadini. Il conto corrente non rappresenterebbe più soltanto un contratto commerciale disciplinato dalla libera scelta delle parti, ma uno strumento la cui accessibilità verrebbe considerata un elemento fondamentale per la piena partecipazione alla vita economica.

Naturalmente resteranno ferme tutte le verifiche previste dalle norme di sicurezza finanziaria e di prevenzione dei fenomeni illeciti. Tuttavia, al di fuori di tali ipotesi, il principio destinato a prevalere sarà quello dell’inclusione bancaria, con maggiori garanzie per i consumatori e regole più rigorose per gli istituti di credito.

L’iter parlamentare è ancora in corso, ma la direzione intrapresa appare chiara: trasformare l’accesso al conto corrente da semplice facoltà concessa dagli intermediari a diritto maggiormente protetto dall’ordinamento, adeguando la disciplina bancaria alle esigenze di una società nella quale quasi ogni operazione economica passa ormai attraverso strumenti finanziari tracciabili.

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