Va’ pensiero addio, questo inno dei giovani della Lega pare scritto per recuperare lo sprint del Papeete 

30 Giugno 2026 - 19:53
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Va’ pensiero addio, questo inno dei giovani della Lega pare scritto per recuperare lo sprint del Papeete 

Va’ pensiero addio, questo inno dei giovani della Lega pare scritto per recuperare lo sprint del Papeete 

Dal Va’ Pensiero di Giuseppe Verdi, che a Pontida veniva intonato a squarciagola dallo stato maggiore del Carroccio, a un ritornello pop-dance che evoca le atmosfere di Danza Kuduro. La distanza è tale da strappare un sorriso e, inevitabilmente, una domanda: cosa avrebbero pensato Umberto Bossi, Gianfranco Miglio e Roberto “Bobo” Maroni?

Oggetto delle riflessione da ombrellone è l’inno dei giovani della Lega, presentato durante il convegno Nexus, la generazione che non si arrende, che si è tenuto a Milano Marittima. Il brano, intitolato Un’Italia che ci Lega, è stato scritto dal duo “Shampooh!”, con il supporto dell’intelligenza artificiale, ed è disponibile sulle principali piattaforme di streaming.

Sia chiaro: non è l’inno storico della Lega che sostituisce il Va’ Pensiero, ma una canzone pensata per la galassia giovanile del Carroccio, con un linguaggio musicale decisamente contemporaneo e un tono volutamente leggero, destinato a circolare soprattutto sui social e tra Spotify e YouTube.

Il testo racconta la storia del movimento, il legame con i territori, gli amministratori, le imprese e dedica anche alcuni passaggi alla figura di Matteo Salvini e alla sua esperienza al Ministero dell’Interno. L’obiettivo dichiarato è quello di trasmettere l’idea di “un’Italia che ci lega”, un Paese unito da lavoro, tradizioni e senso di comunità.

Al di là dell’operazione comunicativa, colpisce il contrasto con la Lega delle origini. Per anni il Va’ Pensiero ha rappresentato uno dei simboli identitari del movimento fondato da Umberto Bossi, accompagnando i raduni di Pontida e contribuendo a costruire un immaginario politico e culturale ben preciso.

Da Verdi al brano scritto dal duo degli Shampooh!

E qui nasce inevitabile la curiosità. Bossi, che ha sempre attribuito un forte valore ai simboli del movimento, avrebbe apprezzato questa svolta? E Gianfranco Miglio, l’austero professore teorico della Lega delle origini, avrebbe visto in un tormentone dance uno strumento efficace per raccontare l’identità del Carroccio?

Sarebbe ancora più curioso provare a immaginare il giudizio di Roberto Maroni. Non tutti ricordano che “Bobo”, oltre a essere uno degli uomini simbolo della storia leghista, era anche un ottimo musicista, appassionato di rock e blues. Chissà quale commento avrebbe riservato, da musicista prima ancora che da politico, a una canzone realizzata anche con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e costruita con sonorità così lontane da quelle che hanno accompagnato la storia del movimento.

Naturalmente i tempi cambiano e cambiano anche i linguaggi della politica. Inutile dire che i giovani si raggiungono più facilmente con un video su TikTok che con un coro verdiano. Comprensibile quindi lo spirito dell’iniziativa: usare un linguaggio pop, estivo e immediato per parlare alle nuove generazioni, senza la pretesa di sostituire i simboli storici del Carroccio. Ma è evidente che, se proprio va evocata qualche platea, stavolta non quella di Pontida, ma del Papeete. Non a caso a Milano Marittima.

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