Valentino unisce moda e letteratura. Alessandro Michele: “La felicità in mondi che non esistono ancora”
Alessandro Borghi scende dall’auto di fronte alla Bibliothèque Sainte-Geneviève di Parigi con una copia di ‘The power of now: a guide to spiritual enlightenment’ di Eckhart Tolle. La cantante Cynthia Erivo ha con sé ‘Giovanni’s room’ di James Baldwin, l’attore Colman Domingo ha scelto il classico di Julia Child ‘Mastering the art of french cooking’. In fila per entrare nella location in cui sta per iniziare la sfilata primavera/estate 2027 di Valentino molti ospiti stringono tra le mani volumi tratti dalla propria libreria o acquistati per l’occasione. Nell’invito al fashion show il direttore creativo Alessandro Michele ha esortato tutti a portare un libro, successivamente saranno tutti distribuiti ad alcune biblioteche pubbliche di Parigi e di altre città attraverso le associazioni Bibliothèques Sans Frontières e Fauvettes City Club.
Prima di varcare la soglia della sala principale – eccezionalmente trasformata in passerella – i presenti imbucano i volumi in un grande cubo trasparente che contiene già numerosi libri: un coffee table book dedicato alle opere di Velázquez, ‘Frammento di un discorso amoroso’ di Roland Barthes, ‘The ghosts of Paris’ di Tara Moss e un’immancabile copia de ‘Il diavolo veste Prada’, solo per citarne alcuni.

Dopo l’evento a Palazzo Barberini della scorsa stagione, Valentino torna nella Ville Lumière con una sfilata che ha incuriosito molto gli addetti ai lavori già a partire dal suddetto invito in cui Michele presenta ‘Antibiblioteca’, tema del défilé “dedicato a cosa resta possibile”.
Tutto parte dal libro ‘The Black Swan’ in cui Nassim Nicholas Taleb racconta la biblioteca di Umberto Eco evitando di approfondire i volumi letti dal famoso semiologo. Ciò che lo colpisce è piuttosto l’enorme quantità di volumi che non aveva ancora aperto: “un’antibiblioteca il cui valore non risiede nelle conoscenze già acquisite, ma nella presenza tangibile di tutto ciò che ancora non si conosce”. L’antibiblioteca – spiega Michele – “non è dunque un monumento all’erudizione, bensì uno strumento di ricerca in cui i libri non letti costituiscono la parte più preziosa della collezione: una forma di capitale cognitivo potenzialmente sterminato che mantiene aperta la possibilità di nuove scoperte”.
È indubbio che grazie allo stilista romano si apprendano usi e costumi ignoti ai più. Ad esempio l’antibiblioteca si avvicina alla pratica giapponese detta tsundoku, ovvero l’abitudine di comprare libri e lasciarli accumulare senza leggerli. I libri che non abbiamo ancora letto non sono inutili: ci ricordano quanto il mondo sia più grande di ciò che conosciamo.

“Questa riflessione sull’antibiblioteca mi torna spesso in mente quando penso alla moda. Ogni stagione vengono concepiti e realizzati abiti destinati a traiettorie molto diverse. Alcuni di essi attraverseranno una sola volta lo spazio dello show; altri continueranno a vivere soprattutto nelle immagini che ne custodiscono la fugace apparizione; altri ancora entreranno negli armadi per rimanervi quasi intatti, custoditi come reliquie. Si tratta di oggetti che possono abitare la vita di molti senza necessariamente essere indossati: la loro esistenza si compie anche altrove — nello sguardo, nel ricordo, nell’immagine — prima ancora che nel corpo”, riflette Michele.
Secondo il designer il significato degli abiti non si esaurisce nella definizione di un valore d’uso, la moda “non opera soltanto sul presente del consumo, ma su una riserva di virtualità che eccede continuamente la sua realizzazione. Anche gli abiti che non indosseremo mai, non diversamente da quei libri ancora chiusi sugli scaffali, continuano a parlarci delle vite che avremmo potuto vivere. Non come rimpianto, ma come promessa”.

La promessa che Michele mantiene è stupire attraverso i contrasti. All’interno della Bibliothèque Sainte-Geneviève ci sono oltre due milioni di volumi eppure nell’invito la maison cita un catalogo immaginario di tomi inesistenti, inventati grazie anche all’utilizzo dell’AI. Nascono così titoli quali ‘Where the Gods kept their umbrellas’, ‘The side of silence’ e ‘Libraries without readers’. Allo stesso modo, al silenzio della sala principale si contrappone il ritmo incalzante del nuovo singolo di Troye Sivan ‘Party’ (con campionatura della hit ‘Music’ di Madonna) diffuso a tutto volume.
Tra scaffalature in legno, colonne in ghisa e archi in ferro decorato, è andata in scena una collezione che riprende in parte i temi sviluppati già nello show romano e nella cruise 2027, tra cui i blazer con struttura intrecciata e il baseball cap ‘Villain teen’ (sovente indossato da Michele). La formula corpetto e gonna longuette viene ripetuta con tessuti, texture e colori a contrasto, dal pizzo al plissé. I top incrociati e le pencil skirt si alternano a morbidi pantaloni alla caviglia. Gli abiti da sera sfoggiano cut out, scollature profonde e maxi strascichi. Le giacche dai bottoni gioiello, le gonne dai profili piumati e la profusione di volant sono tratti distintivi del massimalismo à la Michele. Il menswear si libera dei riferimenti allo sportswear e alterna temi preppy a look da nouveau bohème che sfoggia camicie a pois, stampe animalier, underwear a vista, bomber Arlecchino ricoperti di paillettes e pantaloni con maxi pences. Tornano, con nuove declinazioni, i modelli di borse ’DeVain’ (anche in versione large), ‘Rockstud Spike’ e ‘Panthea’, spesso in pellami a contrasto e ricami artigianali. I sandali con fiori applicati convincono più degli stivali al ginocchio, alcune cinture vistose interrompono immotivatamente la fluidità degli outfit. Anche gli occhiali, realizzati da Kering Eyewear, rispecchiano il mood no regrets della collezione.

Oltre alle immagini della sfilata, i social sono già invasi da contenuti relativi ai libri scelti dagli ospiti, sia che si tratti delle celebrities in prima fila (ad applaudire anche i designer Haider Ackermann e Guram Gvasalia) che di giornalisti, buyer e very important client. Nell’era di TikTok sembra che ogni nuova passerella acquisti più importanza della precedente. Lo storytelling di Michele, invece, riesce a mantenere viva l’attenzione, non solo in chi vuole scoprire quale libro ha portato Anna Wintour (spoiler: ‘Pride and prejudice’) ma anche in chi pensa che la moda non sia una mera successione di look ma qualcosa di immateriale. Secondo lo stilista, una parte della nostre felicità deriva infatti dalla facoltà “di ampliare continuamente il campo dei propri immaginari e di abitare, almeno per un istante, mondi che non esistono ancora. O che forse non esisteranno mai”.
(Durante l’ultima tornata di sfilate, in particolar modo a Milano, alcuni fashion brand hanno optato per venue dalla “capacity” limitata. Ciò ha comportaro una cospicua diminuzione degli inviti per la stampa. Valentino ha replicato il suo défilé, raddoppiando di fatto il numero degli ospiti in sala. Anche questa è inclusività)
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