In medio stat virtus? Courrèges e Carven tra archivio e Gen Z
All’interno della mostra ‘Look! 40 ans de mode au Musée’ dedicata ai primi quattro decenni di esposizioni di moda all’interno del Musée des Arts Décoratifs di Parigi sono esposti un abito di Courrèges del 1969 e una borsa del 1972. Sempre nella capitale francese è possibile ammirare uno scatto di Irving Penn intitolato ‘Courrèges fashion’ del 1964 alla Maison Européenne de la Photographie nell’ambito della mostra ‘Penn & Fashion’. In Francia la label fondata nel 1961 da André Courrèges è a tutti gli effetti un pilastro della storia della moda, ecco perché la prima sfilata del nuovo direttore creativo Drew Henry era attesa con grande partecipazione dalla stampa d’Oltralpe.

Di proprietà di Artémis, holding della famiglia Pinault, Courrèges è da sempre associato a uno stile futuristico, grazie principalmente all’utilizzo del vinile negli anni ’60, periodo d’oro della cosiddetta ‘Space Age’. Negli ultimi cinque anni il designer belga Nicolas Di Felice era riuscito ad infondere linfa vitale a un marchio ormai in odore di naftalina.
Dopo essersi diplomato al Central Saint Martins, Drew Henry è entrato in Celine durante l’era creativa di Phoebe Philo e successivamente ha collaborato nuovamente con lei per il lancio del suo marchio omonimo. Drew ha lavorato anche come design director per il prêt-à-porter da Jw Anderson e, più recentemente, come senior design director da Burberry sotto la direzione di Daniel Lee.

A colpire del suo esordio è la palette: giallo fluo, verde acido, mandarino, bordeaux e blu, in netto contrasto con il lavoro di Di Felice. Il mix convincente di sartoria e sportswear convince e infonde un’energia autentica. Il daywear funziona meglio quando scevro di decorazioni discutibili come pompon e frange dal mood industriale. I blazer smanicati e i minidress sono tra le proposte più riuscite insieme ai pantaloni oversize. I reggiseni a fascia con taglio centrale sono evidentemente pensati per una generazione di giovanissime ma, prima, sarebbe auspicabile investire nella brand awareness, limitando però l’utilizzo a pioggia del logo.
Kai Nesselrath, nuovo design director di Carven, arriva dopo la direzione creativa lampo di Mark Thomas, durata appena un anno. Di origine tedesca ma nato e cresciuto a Roma, Nesselrath ha lavorato per un decennio in Saint Laurent, diventando head designer del womenswear. Dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti di Roma e aver seguito corsi alla Central Saint Martins, si è laureato al Polimoda. In seguito è entrato in Chanel sotto la direzione di Karl Lagerfeld, prima del suo periodo in Saint Laurent.

Altra maison dal glorioso passato: il marchio è stato fondato nel 1945 da Carmen de Tommaso, nota come Madame Carven. Essendo di piccola statura Madame Carven, scomparsa all’età di 105 anni nel 2015, faticava a trovare abiti adatti a lei e decise quindi di creare una couture pensata per donne minute. Alla fine del 2018, il marchio viene acquisito da Carven France, filiale del gruppo cinese Icicle (del cui brand omonimo Sabato De Sarno è recentemente stato nominato direttore creativo). La svolta arriva nel 2023 quando la stilista Louise Trotter viene nominata direttrice creativa ma il marchio torna ad appannarsi quando lei lascia per Bottega Veneta.

Nesselrath ha attinto dagli archivi dell’epoca d’oro di Carven, tra gli anni ’50 e ’60, come testimoniano i completi pastello nelle tonalità del rosa, del giallo paglierino e dell’azzurro. Particolarmente riusciti gli abiti e le gonne simili a nuvole, drappeggiate con maestria eppure leggerissimi. Molto bene i primi look meno romantici di quanto ci si aspettasse e sorprendentemente concreti, pensati per la quotidianità under30. Appena 34 look, alcuni dei quali ripetuti in nuance diverse, per una proposta che coniuga stile e pragmatismo. Rispetto a Courrèges, Carven ha un archivio altrettanto immenso ma rimandi estetici meno contestualizzanti. I maxi cappotti, gli abiti-grembiule e le gonne in denim bilanciano look più girlish composti da minigonne con passanti senza cintura e top dai lembi posteriori lasciati slacciati. Interessanti i gioielli a forma di trucioli di matita, meno accattivanti gli accessori su cui occorrerà lavorare più a fondo. Carven è un universo tutto da plasmare, le prime mosse di Nesselrath sembrano intraprendere la direzione giusta sebbene sarebbe consigliabile un’ampliamento del target anagrafico.
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