Vannacci: “Via gli immigrati, riportiamo gli italiani a raccogliere i pomodori”. E a scuola “tornino le classi separate per merito”
“Questi immigrati hanno costituito quello che Marx definiva l’esercito industriale di riserva del padrone togliendo i diritti ai lavoratori e facendoli lavorare per un salario non adeguato. Quindi rimandandoli a casa sbloccheremmo una situazione assurda e porteremo gli italiani stessi, che raccoglievano fragole, olive e pomodori trenta/quaranta anni fa, probabilmente a rivolgersi anche a questi lavori. O porteremo gli imprenditori a meccanizzare le Aziende agricole perchè non avranno più un esercito di riserva industriale del padrone e sarà conveniente farli raccogliere a delle macchine piuttosto che a delle persone che hanno tutto il diritto di restare a casa propria e di cercare di realizzarsi a casa propria”. A dirlo è il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, a margine di un convegno sulla scuola organizzato a Palazzo San Macuto.

Vannacci: “Le scuole distinte per merito sono inclusive”
Vannacci, oltre che di immigrazione, ha parlato anche di scuola e si è detto favorevole alla reintroduzione delle classi scolastiche distinte per merito. Il presidente di Futuro Nazionale ha spiegato: “È una cosa alla quale ho sempre pensato, perché è una tecnica scolastica che è usata in tantissime nazioni europee, in Francia, in Germania, in Inghilterra. E sembra funzionare. Peraltro era applicata anche da noi. Quando noi uscivamo dalle scuole medie, mi ricordo benissimo, chi prendeva ottimo e distinto andava nelle sezioni A e B dei licei, chi prendeva buono e sufficiente andava nelle sezioni C e D”. E ha continuato: “Questo è a favore di tutti gli studenti. Perché i più bravi, i più diligenti sono aiutati in quanto messi nelle stesse condizioni e i meno bravi e i meno diligenti avranno più possibilità di avere un supporto che li porti a essere al livello dei più bravi. Quindi lo vedo come un fattore, usando un termine che a voi piace molto, inclusivo piuttosto che discriminante. Cioè il fatto di poter aiutare ognuno raggruppandoli per caratteristiche simili”.
L’ex generale si è poi lamentato del fatto che nelle scuole non si insegni l’inno d’Italia: “La scuola che frequenta mia figlia è ottima e complimenti ai professori ma non le hanno ancora insegnato l’inno d’Italia. Ha 14 anni e a scuola non l’ha ancora imparato. Come si può pensare che nella scuola non si trasmettano valori fondamentali come la patria, la cultura, il popolo di cui l’inno è la parte più importante?”. E rivolgendosi alla platea, per lo più docenti ed esponenti del sindacato Confil scuola, ha aggiunto: “Oggi chiederei a tutti voi: quanti sono in grado di andare oltre la seconda strofa dell’inno?”
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