Verde urbano a Reggio, La Strada: ‘Necessaria una nuova cultura’

Il verde urbano di Reggio Calabria sta attraversando una fase critica che non può più essere affrontata con interventi episodici o emergenziali. Dalla documentazione tecnica, dai pareri della Soprintendenza e dal Piano di Gestione del Verde emerge con chiarezza una situazione di progressivo impoverimento del patrimonio arboreo cittadino, aggravata da anni di manutenzione insufficiente, scelte improprie e mancanza di una visione organica.
Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli abbattimenti di pini, ficus, platani, eucalipti, oleandri e altre alberature storiche, spesso giustificati da problemi fitostatici e fitosanitari. Tuttavia, molte delle criticità oggi riscontrate sembrano essere il risultato di decenni di gestione inadeguata: potature drastiche, capitozzature reiterate, riduzione degli spazi vitali delle radici, cementificazione delle asole e assenza di cure arboricolturali specialistiche.
Il quadro che emerge è preoccupante. In numerosi casi gli alberi risultano adulti o addirittura senescenti, ma con chiome ridotte artificialmente e condizioni strutturali compromesse. Lo stesso Piano di Gestione del Verde di Pregio evidenzia come molte alberature presentino altezze anomale e sviluppo limitato proprio a causa di eccessive potature effettuate negli anni.
Fallanze, alberi scomparsi e rischio sul Lungomare
Ancora più allarmante è il dato relativo alle fallanze e agli alberi scomparsi: lungo il Lungomare e nelle aree storiche della città risultano numerose ceppaie, posti vuoti e alberi disseccati, segno evidente di una progressiva perdita di copertura arborea urbana. A questo si aggiunge la presenza di molte alberature in classi di rischio medio-alte, soprattutto lungo il Lungomare Falcomatà, dove quasi il 30% degli esemplari necessita di interventi straordinari di riduzione del rischio o abbattimento.
Particolarmente delicata è la situazione dei grandi Ficus storici del Lungomare, alberi monumentali che rappresentano uno dei simboli paesaggistici della città. Le analisi tecniche hanno evidenziato che molti di questi esemplari sono stati sottoposti per anni a capitozzature e interventi invasivi che ne hanno alterato la stabilità biomeccanica. La stessa documentazione sottolinea come il genere Ficus presenti condizioni di fragilità strutturale aggravate da tagli impropri, necrosi e carichi eccessivi sulle branche.
Un’altra criticità rilevante riguarda il rapporto tra alberi e città costruita. In molti quartieri le radici entrano in conflitto con marciapiedi, pavimentazioni e sottoservizi, ma invece di riprogettare correttamente gli spazi urbani, troppo spesso si è scelto di comprimere o eliminare il verde. La Soprintendenza ha più volte denunciato la chiusura e cementificazione delle asole e la mancata sostituzione degli alberi abbattuti, richiamando il Comune agli obblighi previsti dalla normativa paesaggistica e ambientale.
Le soluzioni per invertire la rotta
Ma proprio da queste criticità emergono anche le soluzioni necessarie per invertire la rotta.
La priorità assoluta dovrebbe essere quella di passare da una gestione emergenziale a una gestione programmata e scientifica del verde urbano. Questo significa: effettuare monitoraggi fitostatici periodici su tutte le alberature di pregio; creare un censimento aggiornato e pubblico dello stato di salute degli alberi; programmare manutenzioni ordinarie corrette, evitando capitozzature e tagli invasivi; intervenire preventivamente prima che gli alberi raggiungano condizioni di rischio irreversibile.
Un altro punto fondamentale riguarda la tutela degli alberi adulti e storici. Le indicazioni della Soprintendenza sono molto chiare: l’abbattimento deve rappresentare l’estrema ratio, da adottare solo nei casi di rischio accertato e documentato. Quando possibile, gli alberi devono essere curati, consolidati o persino trapiantati, soprattutto se appartenenti a filari storici o contesti monumentali.
Parallelamente occorre ricostruire la copertura arborea perduta. Non basta piantare piccoli alberi ornamentali: le sostituzioni devono garantire nel tempo una chioma equivalente o superiore a quella persa, come previsto dalle normative vigenti. Serve quindi un grande piano di riforestazione urbana capace di: reintegrare le fallanze storiche; aumentare le alberature lungo strade e piazze; utilizzare specie compatibili con il clima mediterraneo e con gli spazi urbani; garantire maggiore ombreggiamento e mitigazione climatica.
Restituire spazio vitale alle radici
Altrettanto urgente è restituire spazio vitale alle radici. Le asole devono essere riaperte e ampliate, eliminando dove possibile cemento e impermeabilizzazioni. Le nuove sistemazioni urbane dovrebbero prevedere superfici drenanti, terreni permeabili e infrastrutture progettate in funzione delle esigenze fisiologiche degli alberi.
Infine, emerge la necessità di una nuova cultura del verde urbano. Gli alberi non possono essere considerati un ostacolo alle opere pubbliche o un semplice elemento decorativo: sono infrastrutture ecologiche essenziali per la salute urbana, la qualità dell’aria, la riduzione del calore e l’identità paesaggistica della città.
Reggio Calabria possiede un patrimonio arboreo unico, costruito in oltre un secolo di storia urbana. La sfida oggi non è soltanto sostituire gli alberi perduti, ma salvare ciò che resta e costruire una visione moderna e sostenibile del verde cittadino, capace di coniugare sicurezza, tutela paesaggistica e qualità della vita.
Francesco Lia (La Strada)
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