Vita monastica e solidarietà concreta: l’attenzione ai poveri di san Giovanni Gualberto
Giovanni Gualberto (985-1073) nacque a Firenze, durante il Medioevo, in un’epoca caratterizzata da profondi cambiamenti. L’Italia era divisa in numerosi territori governati da nobili, vescovi e signorotti locali, proprio nel periodo che il Sacro Romano impero esercitava una forte influenza politica.
Anche la Chiesa attraversa un momento difficile. Molti incarichi ecclesiastici venivano assegnati per interesse economico o politico, e purtroppo talvolta i religiosi conducevano una vita lontano dagli ideali evangelici. E proprio in questo contesto, nacquero diversi movimenti di riforma che chiedevano un ritorno alla povertà, alla moralità e all’autonomia della Chiesa, rispetto al potere dei sovrani.
Secondo la tradizione Giovanni Gualberto, era destinato alla carriera militare. Proveniva da una famiglia fiorentina di origini nobili, i Visdomini, detti anche Visdomini-Gualberto. I Visdomini erano una delle più antiche e influenti famiglie della città e ricoprivano importanti incarichi legati all’amministrazione dei beni del vescovo di Firenze.
Giovanni ricevette l’educazione e la formazione tipiche di un giovane nobile di quel periodo, destinato alla carriera militare. Ma un episodio cambiò tutta la sua vita. Intorno al 1003, secondo le fonti storiche più diffuse il fratello di Giovanni, Ugo, fu assassinato, e secondo l’usanza del tempo Giovanni avrebbe dovuto vendicarne la morte. Un giorno Giovanni incontrò l’assassino del fratello, questi si inginocchiò e di fronte alla richiesta di pietà e alle braccia incrociate dell’uomo, Giovanni lo perdonò, vedendo in quel gesto un segno divino. I due entrarono nella chiesa di S. Miniato al Monte, e secondo la leggenda, il Crocifisso ligneo della chiesa, chinò il capo in segno di approvazione.
Questo gesto così importante segnò l’inizio della conversione per Giovanni e lo portò ad entrare nel monastero di S. Miniato al Monte a Firenze, abbandonando la vita mondana che conduceva. Egli aveva compreso che la vendetta più alta consisteva nel perdono. Successivamente lasciò il monastero per seguire una vita ancora più rigorosa, fondata sulla preghiera, sulla povertà e sul lavoro. Nel 1036 fondò il monastero di Vallombrosa, sulle montagne del Pratomagno.
Vallombrosa si trova nel comune di Reggello, a quasi trentacinque chilometri da Firenze, e sorge a un’altitudine di circa 950 metri, all’interno della grande foresta di Vallombrosa, famosa per gli abeti e i faggi. La stessa abbazia di Vallombrosa, si trova sulle pendici occidentali del Pratomagno, una lunga catena dell’Appenino Toscano, ed immersa proprio in un ambiente boschivo che favorisce la vita contemplativa. E qui, Giovanni insieme ad alcuni suoi compagni, ispirandosi alla Regola di S. Benedetto, istituisce la Congregazione Vallombrosana.
Egli impegnerà tutte le sue forze e con determinazione a combattere la “simonia”, la compravendita delle cariche ecclesiastiche, e contro il cattivo comportamento di molti membri del clero. Per questo motivo egli divenne una figura di riferimento nel movimento di riforma della Chiesa, che avrebbe trovato il suo pieno sviluppo nella seconda metà dell’XI secolo. Nel corso della sua vita, Giovanni, rimasto un semplice monaco, fondò diversi monasteri, promuovendo la diffusione dei Vallombrosani in tutta la Toscana e oltre.
Giovanni Gualberto morì il 12 luglio del 1073 nel monastero di Passignano, vicino Firenze, e fu canonizzato nel 1193 da Celestino III (1191-1198) mentre Pio XII (1939-1958) lo proclamò patrono del Corpo Forestale Italiano, nel 1951, riconoscendo anche il suo profondo legame con la natura e la vita monastica, immersa nei boschi di Vallombrosa.
La tradizione attribuisce a S. Giovanni Gualberto diversi prodigi, tra i quali il miracolo del grano; episodio che viene ricordato anche nell’arte toscana, com’è rappresentato nel dipinto conservato a Prato, al Museo di Palazzo Pretorio, opera del 1603 di Alessandro Allori (1535-1607) dove il santo moltiplica il raccolto del grano per sfamare i poveri.
Durante un periodo di grande difficoltà la comunità monastica di Vallombrosa, si trovò senza sufficienti provviste per nutrire i monaci e le persone che si affidavano al monastero.
Giovanni Gualberto, confidando nella Provvidenza, pregò Dio, chiedendo aiuto. Poco tempo dopo arrivò una quantità di grano inaspettata sufficiente a sostenere la comunità e a condividere il necessario con i poveri.
Questo episodio ci lascia un messaggio profondo, la vita monastica di questo monaco, non era separata dalla solidarietà concreta, perché la fede doveva tradursi in attenzione verso i fratelli e in aiuto per chi era nel bisogno.
Tutta la vita di Giovanni Gualberto, è una testimonianza concreta di una profonda ricerca spirituale, e il monastero non è stato per lui un luogo per fuggire dal mondo, ma uno spazio in cui vivere con maggiore intensità il Vangelo, proprio attraverso la preghiera, il lavoro, la disciplina e la carità.
Egli mise al centro di tutto, l’umiltà, il distacco dei beni materiali e soprattutto l’attenzione verso i più poveri, i più bisognosi e i più fragili. Proprio la spiritualità vallombrosana, invita ancora oggi a riflettere sul valore del silenzio, dell’ascolto interiore e di una vita capace di mettere Dio e il bene degli altri al primo posto.
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