Sorelle scomparse e ritrovate a Formia, la versione surreale dell’anziana: «Non sapevo nulla, me le hanno portate e basta» (video)

22 Giugno 2026 - 16:06
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Sorelle scomparse e ritrovate a Formia, la versione surreale dell’anziana: «Non sapevo nulla, me le hanno portate e basta» (video)

Sorelle scomparse e ritrovate in un appartamento a Formia presso un’anziana zia che a sorpresa dichiara: “Non sapevo niente. Me le hanno portate e basta”

Un blitz all’alba, le porte che si spalancano e la fine di un incubo che teneva l’Italia con il fiato sospeso. Sarah e Alisya, le due sorelle di 16 e 12 anni svanite nel nulla nella notte tra il 6 e il 7 giugno dalla casa-famiglia di Civitella Alfedena, sono state ritrovate vive a Formia. Erano nascoste nell’appartamento di una signora di 80 anni, una lontana parente indagata a piede libero, la quale si è difesa con una versione surreale: ha dichiarato di averle ospitate per due settimane senza sapere nulla della loro scomparsa, ignorando il caso di cronaca esploso sui media.

La donna ha parlato ai microfoni di RaiNews24: «Non sapevo niente, me l’hanno portate e basta… Adesso sto male io» (sotto il video postato da Rainews su Youtube).

Sorelle scomparse e ritrovate: il ruolo “inconsapevole” dell’anziana che le “ospitava”

Eppure, a quanto si apprende da fonti investigative che sulla vicenda e il suo epilogo hanno da poco concluso una conferenza stampa convocata in procura dopo il ritrovamento delle due sorelle scomparse e ritrovate in provincia di Latina in casa di una parente della madre dopo quattordici giorni di ricerche, dietro la professata inconsapevolezza dell’anziana signora avrebbe agito una vera e proprio regia occulta.

Fermati la madre, il padre della donna e il compagno

Nelle stesse ore sono scattati tre fermi per sequestro di persona aggravato in concorso: in manette sono finiti la madre delle ragazze, Valentina Dacunto (ora nel carcere di Teramo), il compagno Vincenzo Esposito e il nonno Marco Dacunto (entrambi reclusi a Sulmona), ascoltati dal procuratore capo della Repubblica di Sulmona, Luciano D’Angelo, nel corso di lunghi interrogatori proseguiti fino alle prime ore del mattino. Al termine degli accertamenti, poi, i tre sono stati trasferiti in carcere con l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso.

I dettagli emersi nella conferenza stampa del procuratore capo di Sulmona

A fare chiarezza su quello che il procuratore capo di Sulmona Luciano D’Angelo ha definito un «amore genitoriale malato», è stata una complessa attività d’indagine che ha unito tecnologia e psicologia. Gli inquirenti hanno intercettato una videochiamata della madre verso un numero monitorato. La donna, mossa dal bisogno ossessivo di mantenere il controllo sulla situazione, avrebbe tradito così “il nascondiglio”.

«Per un periodo abbiamo temuto di non rivederle mai più», ha confessato il Procuratore in conferenza stampa, descrivendo il dolore per una vicenda nata dai veleni di una separazione e la reazione drammatica delle minori al momento del ritrovamento, barricatesi nella stanza in cui erano segregate. Ora la Procura chiede il silenzio per proteggere le due sorelle, mentre i tre congiunti restano dietro le sbarre in attesa della convalida del fermo. Cala il sipario sulla fuga e la scomparsa. Ma resta l’amaro ritratto di una follia familiare che ora sembra evolvere giudizialmente nel peggiore dei modi per la mamma e non solo…

Sorelle ritrovate, il procuratore di Sulmona: «Rintracciate grazie a una videochiamata con la madre»

Tanto è vero che, sul punto, e sull’intera vicenda in vero, lo stesso procuratore capo di Sulmona Luciano D’Angelo nella conferenza stampa ha detto chiaramente: «Qui non stiamo per festeggiare e magnificare degli arresti, delle catture, ma la liberazione di due ragazze che, per un periodo di tempo, abbiamo temuto anche non poter rivedere mai più. Ieri abbiamo trovato le ragazze. Stanotte abbiamo iniziato la prima fase di un procedimento: abbiamo emesso un decreto di fermo che adesso dovrà essere sottoposto al vaglio indispensabile del giudice. Quello che però mi preme chiedere è che vorrei che d’ora in avanti su questa vicenda vi disinteressaste delle ragazze».

«Per un periodo abbiamo temuto di non rivederle mai più… Ora disinteressatevi di loro»

Aggiungendo a stretto giro: «Questa è una vicenda che non ha nulla a che vedere con la criminalità, ma solo e soltanto con un amore genitoriale malato. Quando parlo di “amore genitoriale malato” – prosegue poi D’Angelo – mi riferisco al fatto che quelle bambine hanno due genitori. Sono due genitori che hanno rinunciato al primo dovere di ognuno di noi che ha la fortuna e l’onere di diventare genitore: essere portatori di un amore disinteressato. Mettere al primo posto l’interesse dei minori».

E ancora. Questo «non è un caso frequente che dei bambini vedano i loro genitori perdere la potestà genitoriale, non in conseguenza di abusi, non in conseguenza di pratica costante di misure di precauzione, ma di una pratica di separazione. Questo ci deve far riflettere. Così, porto dentro di me il piacere di averle trovate. Ma anche il dolore del colloquio che ho avuto con loro: quando noi abbiamo trovato le bambine – rivela infatti il procuratore – non hanno fatto salti di gioia. Si sono chiuse per un lungo periodo di tempo all’interno della stanza nella quale avevano vissuto tutti questi giorni, anche quando non erano cercate».

Sorelle scomparse e ritrovate: risolutivo il controllo sui telefoni attenzionati dagli inquirenti

D’Angelo, infine, evidenzia come per rintracciare le sorelle sia stato necessario «svolgere da un lato quelle investigazioni normali di prassi. E dall’altro capire i profili psicologici delle persone con cui avevamo a che fare». Per questo, Alisya e Sarah sono state rintracciate grazie alla madre delle ragazze, che «aveva fatto una videochiamata nei confronti di un numero di telefono che noi avevamo già attenzionato».

Questo perché, conclude il procuratore di Sulmona, «non avevamo solo fatto investigazioni. Ma avevamo un profilo psicologico: sapevamo che la mamma, tra i tanti difetti che aveva, aveva la necessità di mantenere il controllo. E che, se fosse stata la responsabile di questo fatto, non era pensabile, dal profilo psicologico che noi avevamo, che lei potesse rimanere per giorni e giorni senza avere contatti e notizie».

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