Zara fa tripletta a un Met Gala dal forte accento spagnolo
Madrid – Nel pomeriggio di lunedì 4 maggio, ora della costa orientale, il Metropolitan museum of art di New York ha celebrato un doppio evento in occasione dell'inaugurazione della sua consueta mostra di moda primaverile. Una mostra organizzata dal suo dipartimento del costume, la cui apertura anche in questa occasione è stata preceduta dall'annuale gala di beneficenza a favore dello stesso Costume Institute; un evento popolarmente conosciuto come “The Met Gala”, che in questa edizione ha visto Zara e il gruppo Inditex tra i suoi principali protagonisti.
Organizzata dal Costume Institute del Metropolitan museum of art di New York, finanziata da Jeff Bezos e Lauren Sánchez Bezos, e con il sostegno della maison Saint Laurent e del gruppo editoriale Condé Nast, la mostra di quest'anno, che non aprirà le sue porte al pubblico fino a domenica 10 maggio, è stata organizzata con il titolo allegorico di “Costume art”. Un nome attorno al quale si è cercato di riassumere le molteplici sfaccettature di questa vasta esposizione, che inaugurando le nuove gallerie del Metropolitan, di circa 12.000 piedi quadrati (oltre 1.114 metri quadrati), che d'ora in poi ospiteranno le mostre annuali del suo dipartimento del costume, così come altre mostre, in particolare quelle legate alla moda, cerca di approfondire, come indica il suo stesso nome, l'arte dell'abbigliamento e come l'essere umano se ne sia servito nel corso della storia, sia come mezzo utilitaristico che simbolico.
A tal fine, la mostra mette a confronto un'ampia selezione di capi e accessori di moda con un'accurata selezione di opere d'arte, tra cui dipinti, sculture, opere su carta e campioni di arti decorative. Pezzi provenienti per la maggior parte dalle collezioni dello stesso Metropolitan museum, ma anche da prestiti importanti, e tra i quali si potranno trovare, come parte di questa mostra “Costume art”, opere di designer e marchi di moda come Alexander McQueen, Givenchy, Saint Laurent, Marine Serre, Jean Paul Gaultier, Madeleine Vionnet o della spagnola Loewe e dello spagnolo Mariano Fortuny y Madrazo, il creatore del magico abito Delphos che fece scalpore negli anni '20 del secolo scorso. Creazioni che dialogano con opere di Warhol, fotografie di Alfred Stieglitz e Richard Avedon, o con il dipinto “Il pasto del cieco” del connazionale Pablo Picasso, e che sono state strutturate nelle 15 aree espositive attorno alle quali è stata organizzata questa mostra “Costume art”, ognuna con titoli evocativi come “Naked&Nude body”, “Bodily being in its diversity”, “Classical body” o “Abstract body”.
“Attraverso la sua collezione articolata in 19 aree tematiche, il Metropolitan Museum of art abbraccia oltre cinquemila anni di produzione artistica, includendo diverse culture, geografie e tradizioni epistemiche”, ma “all'interno di questa eterogeneità, persiste una costante: la figura umana, e più precisamente, il corpo vestito”, sottolineano dal Met riguardo alla mostra. “Draeggiato, avvolto, confezionato, corazzato, inciso, dipinto, ornato e modellato in vari modi, il corpo appare in tutte le gallerie del Museo come uno spazio dove la forma materiale converge con il significato sociale”, attraverso opere in cui si apprezza chiaramente come “l'abbigliamento non solo copre”, ma come “media l'identità e articola gerarchie di classe, genere, credo, appartenenza e differenza, modellando la percezione e la comprensione dei corpi”.
“La moda, in questo senso culturale ampio, trascende il suo ruolo secondario per diventare parte intrinseca della struttura stessa della collezione del Met”, scoprendosi come “un filo conduttore che unisce opere attraverso il tempo e lo spazio”. Un ruolo che si è cercato di evidenziare attraverso questa mostra, dalla quale “con giustapposizioni tematicamente significative”, si “invita il pubblico a percepire opere familiari come rappresentazioni in cui l'abbigliamento struttura la visibilità e facilita la soggettività, piuttosto che come forme autonome”, proponendo “un riorientamento decisivo”, frutto del quale “invece di trattare la moda come un complemento illustrativo”, la si “concepisce come un quadro interpretativo per riconsiderare la politica dell'esposizione”. E infatti, “posizionando la moda al centro concettuale del Met, ‘Costume art’ espande l'estetica oltre la contemplazione distante verso l'incarnazione vissuta, dove il corpo vestito emerge non ai margini della storia dell'arte, ma nel suo nucleo generativo”.
Zara fa tripletta al Met Gala, con il suo primo Galliano e il debutto di Marta Ortega
È naturalmente necessario considerare il preciso quadro tematico della mostra del Costume Institute di quest'anno, e conoscere lo scopo e gli obiettivi specifici che si sono cercati con l'organizzazione di questa mostra “Costume art”, prima di passare a evidenziare come la celebrazione del Met Gala di lunedì pomeriggio a New York sia stata segnata. E lo è, in primo luogo, perché è proprio questo gala a celebrare l'inaugurazione della mostra; in secondo luogo, perché sono questi eventi annuali che servono al Metropolitan per raccogliere i fondi necessari per queste mostre di moda primaverili; e in terzo luogo, perché è proprio il tema della mostra a dettare il dress code che gli invitati al gala sono invitati a seguire. Un evento per il quale, è vero, in questa occasione, e con un tema così ampio come abbiamo visto, gli ospiti hanno potuto godere di un ampio margine di manovra nell'adattare i loro outfit.
Come elementi chiave da sottolineare tra i meravigliosi outfit, nella maggior parte dei casi, che hanno sfilato ancora una volta sulla scalinata del Met, in termini di tendenze, va evidenziata in primo luogo la dominante ed elegante presenza del bianco e nero, messa in mostra da creazioni come il Dior di Karlie Kloss, lo Chanel di Ayo Edebiri, il Balenciaga di Blue Ivy Carter o i design lingerie di Saint Laurent e Louis Vuitton indossati, rispettivamente, da Kate Moss e dall'attore statunitense Tyriq Withers. Tonalità a cui si è aggiunto, come altro grande protagonista della serata, il tono oro/champagne sfoggiato sul red carpet —in questa occasione con un effetto pavé— da Georgina Chapman a Tate McRae, in Ludovic de Saint Sernin; Grace Gummer, con un abito scultoreo di Gabriela Hearst; o Margot Robbie con un abito drappeggiato dorato di Chanel. Particolarmente eleganti, al di là di queste intensità di colore, le creazioni indossate durante la serata da Amanda Seyfried, con un delicato abito rosa cipria di Prada; l'attrice, compositrice e cantante statunitense Coco Jones, con un abito color marrone cenere di Prabal Gurung; lo splendido abito di Mugler del 1997 di Emma Chamberlain; il favorevole e scintillante abito rosso di Chanel indossato da Nicole Kidman, o il seducente Bottega Veneta di Julianne Moore.
Condividendo il palcoscenico con questi grandi nomi dell'industria della moda e della cultura, e non senza una certa sorpresa, ha debuttato sul red carpet di un Met Gala la spagnola Zara. Il marchio di punta e principale insegna commerciale del gruppo Inditex ha fatto il suo ingresso nel grande appuntamento della moda dell'anno vestendo non uno, ma tre dei suoi invitati: il cantante portoricano Bad Bunny, che dopo aver indossato Zara durante l'ultimo Super Bowl ha partecipato al Met Gala con un elegantissimo smoking nero con un dettaglio a fiocco sul collo di Zara; la cantante e compositrice statunitense Stevie Nicks, che a 77 anni ha debuttato su un red carpet del Met presentando il primo design che vede la luce creato da John Galliano per Zara, una costruzione barocca in blu notte con un corpetto con dettagli in velluto che ci riporta all'era di Galliano da Dior, anticipando al contempo le possibili chiavi che potrebbero segnare la sua nuova fase come “collaboratore creativo” di Zara; e Marta Ortega, la presidente non esecutivo del gruppo Inditex, che ha partecipato per la prima volta a un Met Gala, in compagnia del marito, Carlos Torretta, indossando un abito fluido in raso con un corpetto sovrapposto in chiffon, tutto nella stessa tonalità blu notte che ha caratterizzato quel primo design di Galliano per Zara. Una partecipazione alla serata da parte della figlia di Amancio Ortega che evidenzia, in primo luogo, il ruolo sempre più di spicco che Inditex sta riuscendo a occupare nell'industria della moda, e in secondo luogo, le buone relazioni che Marta Ortega sembra aver stabilito con Anna Wintour, padrona di casa del gala —in questa edizione insieme a Nicole Kidman, Venus Williams e Beyoncé—, come già era emerso lo scorso gennaio 2026 durante la sua visita privata presso la sede centrale della multinazionale spagnola della moda ad Arteixo.
Come “maison” di largo consumo, non c'è dubbio che Zara e Inditex abbiano raggiunto, con questo Met Gala, una nuova pietra miliare nella loro evoluzione da brand di “fast fashion” a brand di[“fast couture”. Un percorso in cui, all'interno dei confini del red carpet del Met Gala, sono riusciti ad accelerare rispetto a competitor come Mango, che aveva già debuttato all'evento vestendo Sofía Sánchez de Betak nell'edizione di maggio 2019, e allo stesso modo in cui in questa edizione del 2026 ha fatto la statunitense Gap, con un design esclusivo e su misura creato per Kendall Jenner da Zac Posen, direttore creativo della linea GapStudio di Gap. Un design, quest'ultimo, decisamente audace, ispirato a una delle caratteristiche t-shirt basiche bianche del marchio statunitense, ma il cui taglio e silhouette ricordavano molto da vicino proprio l'ultima fase di John Galliano come direttore creativo di Margiela.
Un red carpet dal forte accento spagnolo
Se il debutto di Zara e Inditex al Met Gala è stato notevole e fondamentale per il momento che sta vivendo l'industria della moda di largo consumo, è altrettanto degno di nota il forte accento spagnolo che ha caratterizzato il red carpet di questa edizione. Un'impronta che, al di là della presenza del gigante della moda spagnola, è stata rivendicata sulla scalinata del Met da Bee Carrozzini, figlia di Anna Wintour, con un abito rosso di Givenchy ispirato ai tradizionali scialli di Manila spagnoli; dall'attrice statunitense Sarah Pidgeon e dalla britannica Isla Johnston, con rispettive creazioni della spagnola Loewe, marchio rappresentato durante la serata anche dai suoi direttori creativi, Jack McCollough e Lazaro Hernandez; dall'attore canadese Hudson Williams, con un abito in stile torero di Balenciaga ispirato alla giacca corta dalle linee goyesche, in velluto di seta blu e decorazioni con cordoncino e perline di vetro, creata da Cristóbal Balenciaga nel 1947; o dall'attore e cantante britannico Luke Evans, che ha partecipato al gala con un abito della maison spagnola Palomo. Marchio che, dopo aver debuttato al Met, nel suo caso con l'onore di includere una delle sue creazioni nel materiale espositivo della mostra del 2019, “Camp: notes on fashion”, ha vestito Evans nel più puro stile Peter Marino, con un completo in pelle color bordeaux ispirato all'opera omoerotica dell'artista finlandese Tom of Finland.
“In risposta al tema di quest'anno”, hanno sottolineato dalla maison spagnola, l'outfit di Evans “si ispira all'audace e grafica sensualità di Tom of Finland, riflettendo la sua precisione nel tratto, la sua celebrazione delle sottoculture e il suo erotismo senza complessi”. A tal fine, è stato creato un look composto da una giacca bomber “abbinata agli iconici pantaloni ‘Ass-Air’ del marchio, che si distinguono per la loro emblematica apertura posteriore abbottonata”, come base di un outfit che inoltre “è arricchito da guanti, cravatta e cintura abbinati, mentre i dettagli di borchie metalliche aggiungono texture e un tocco avanguardista”.
- La mostra "Costume art" del Metropolitan museum of art mira a evidenziare la moda come arte e mezzo di espressione culturale, con un focus sulla figura umana e centrando il suo filo conduttore sul “corpo vestito” nel corso della storia.
- Nell'ambito della mostra, Zara e Inditex hanno raggiunto un traguardo significativo vestendo tre invitati per la festa di inaugurazione, il Met Gala, includendo il debutto di Marta Ortega e la presentazione del primo design di John Galliano per Zara, consolidando la loro evoluzione verso il "fast couture".
- Il red carpet del Met Gala ha avuto un notevole accento spagnolo, con la presenza di Zara, Loewe, Balenciaga e Palomo Spain, che hanno vestito diverse celebrità e presentato design ispirati alla cultura spagnola.
Questo articolo è stato pubblicato originariamente sulle altre edizioni di FashionUnited e tradotto in italiano usando un tool di intelligenza artificiale.
FashionUnited ha implementato strumenti di intelligenza artificiale per ottimizzare la traduzione degli articoli sulle nostre piattaforme. Con una rete globale di giornalisti attivi in oltre 30 mercati, forniamo business intelligence e contenuti aggiornati in 9 lingue.
Questo permette ai nostri giornalisti di dedicare più tempo alla ricerca di notizie e alla stesura di articoli esclusivi.
Prima della pubblicazione, le traduzioni assistite dall'intelligenza artificiale vengono sempre riviste da un redattore. Se avete domande o commenti su questo processo, contattateci pure all'indirizzo info@fashionunited.com.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)