007, dall’Italia con amore. Gli ex James Bond di casa nostra facevano l’asta al miglior offerente
Più che una spy story, sembra una svendita in piazza. L’indagine sugli ex 007 accusati di aver passato informazioni riservate alla Russia racconta un mondo in cui il patriottismo ha un prezzo… e nemmeno troppo alto.
Dalla Guerra Fredda al “quanto mi dai?”
Dimenticate James Bond, gli Aston Martin e i Martini agitati, non mescolati. Qui siamo più dalle parti del mercatino dell’usato dello spionaggio, dove le informazioni riservate sembrano finire sul bancone con tanto di cartellino del prezzo. L’inchiesta che ha portato ai domiciliari due ex appartenenti ai servizi segreti italiani restituisce un’immagine quasi grottesca dell’intelligence: non agenti pronti a sacrificarsi per il Paese, ma commercianti che discutono di tariffe come se stessero vendendo pezzi di ricambio.
Il dettaglio più surreale emerge proprio dalle intercettazioni. Raoul Gavino Piras, ex sottufficiale dell’Arma e dei Servizi, non si limitava a consegnare informazioni riservate al presunto referente russo Mikhail Astakhov. Si lamentava anche del tariffario. Mille euro a informativa? Troppo poco. Quattromila euro a report? Meglio, ma si può fare di più. E addirittura raccontava che una sua fonte aveva cambiato “cliente” perché un addetto militare di un’ambasciata araba pagava meglio.
Patriottismo in saldo
Altro che fedeltà alla bandiera. Qui pare di assistere a una trattativa sindacale del tradimento. “La concorrenza offre condizioni migliori”, “quel cliente paga poco”, “quest’altro è più generoso”. Se non fosse materia da controspionaggio, sembrerebbe la chat di venditori porta a porta. Il problema, naturalmente, è che la merce non erano aspirapolveri o enciclopedie. Tra le informazioni finite nelle mani sbagliate ci sarebbero anche dati delicatissimi, compresi i nomi di agenti dell’intelligence italiana sotto copertura, con conseguenze potenzialmente gravissime per la loro sicurezza.
Il consueto stile italico
La parte più inquietante, però, è un’altra. Per Piras non sarebbe stato nemmeno il primo capitolo della saga. Già vent’anni fa era finito sotto i riflettori per rapporti con un presunto agente russo. L’episodio si concluse senza conseguenze penali rilevanti per lui, mentre il diplomatico moscovita venne allontanato dall’Italia.
Forse è proprio questa la morale della vicenda. Nei film di 007 il traditore di turno viene smascherato all’ultimo minuto, dopo inseguimenti e colpi di scena. Nella realtà italiana, invece, sembra bastare cambiare interlocutore, aggiornare il listino prezzi e ricominciare da capo. Con una differenza sostanziale: Bond salvava il Regno Unito. Qui, invece, qualcuno sembrava aver messo il Paese… in offerta speciale.
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