A Mira nasce una casa per le arti

Maggio 05, 2026 - 06:09
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A Mira nasce una casa per le arti

A Mira, lungo la Riviera del Brenta, apre uno spazio che punta a restare oltre il calendario degli eventi veneziani. Si chiama Ca’ Riviera, e nasce da un progetto di Leonardo Tiezzi e Riccardo Corò e sarà inaugurato il 9 maggio 2026 alle 18:00, con una preview visitabile a partire dal 5 maggio. Due ville del sedicesimo secolo in via Caltana 129 diventano piattaforma per mostre, residenze e collaborazioni tra arte, design e altri linguaggi creativi. L’obiettivo è costruire relazioni stabili tra artisti, gallerie, collezionisti e istituzioni, radicate a Venezia e aperte a una rete internazionale.

L’avvio coincide con la stagione della Biennale e prosegue per tutto l’anno con inviti a soggetti esteri ad “abitare” lo spazio. In estate è prevista la prima residenza artistica, lanciata con un’open call. Il programma si presenta come un incubatore operativo che fornisce supporto curatoriale, dando visibilità al progetto, in dialogo con il territorio e con una prospettiva di lungo periodo che superi la logica del singolo evento.

La mostra inaugurale, La forma del Sé / The shape of the Self, è realizzata in collaborazione con la galleria milanese Cassina Projects. Riunisce tre ricerche lontane per generazione e linguaggio, ma allineate su un tema comune: l’identità come processo mobile. Il riferimento teorico è una pagina giovanile di Arthur Rimbaud, la Lettera del Veggente, dove l’io si dichiara altro da sé e la percezione diventa strumento di conoscenza.

La presenza storica è quella di Leonor Fini. Nella sua opera il sé si mette in scena come autobiografia visionaria, tra inconscio, travestimento e affermazione di una soggettività femminile autonoma. La pittura e il disegno diventano così teatro interiore, con figure che sfidano ruoli e confini, in un continuo scambio tra maschera e rivelazione.

Con Cecilia Granara la pittura assume invece una dimensione più ampia: il corpo, la natura, e la spiritualità entrano in un flusso di coscienza che coinvolge spettatrici e spettatori. Le immagini lavorano su registri emotivi e stati di trascendenza.

Yves Scherer porta il discorso sul terreno dei media e della cultura dello spettacolo. Le sue opere registrano il reale e ne mettono in crisi la stabilità, trasformando icone familiari in nuove narrazioni. 

Il dialogo tra le tre posizioni crea un ponte tra avanguardie del Novecento e presente. L’idea di “forma del sé” emerge come una tensione evolutiva, una metamorfosi che prende forma tra il bisogno di confini e una spinta a incarnarsi,, una lettura che attraversa epoche e linguaggi, resa concreta dall’allestimento negli spazi storici delle ville.

Con questo esordio, Ca’ Riviera definisce una linea curatoriale precisa: far convivere patrimonio e contemporaneità e soprattutto costruire una comunità di lavoro: una casa per le arti pensata per durare.

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