GameStop vuole trasformare eBay nel marketplace fisico dell’usato globale

Una società cresciuta vendendo videogiochi nei negozi vuole comprare una delle grandi piattaforme dell’e-commerce mondiale, che in Borsa vale circa il triplo. Per riuscirci si offre di pagarla più di tre volte e mezzo il proprio valore. Tutto questo nel 2026. Sulla carta sembra un azzardo, e forse lo è davvero, ma l’amministratore delegato di GameStop, Ryan Cohen, fa sul serio. Ha offerto circa 55,5 miliardi di dollari per comprare eBay, promettendo agli azionisti 125 dollari per ogni azione posseduta.
La sproporzione è la chiave per capire l’operazione. GameStop può fare un’offerta così grande perché ha cassa, ma il suo business originale si sta restringendo. Il negozio di videogiochi è diventato un’infrastruttura periferica in un mercato dominato da abbonamenti e download negli ecosistemi chiusi delle console. Invece eBay ha il problema opposto. È ancora una piattaforma globale e profittevole, ma non è più brillante come all’inizio dell’era Internet, quando comprare oggetti all’asta sembrava una novità assoluta. Amazon ha trasformato l’e-commerce in un’abitudine quotidiana, eliminando quasi del tutto lo sforzo tra desiderio, acquisto e consegna. Shopify ha permesso ai negozi indipendenti di vendere online senza passare per un grande marketplace, mentre TikTok Shop ha spostato l’acquisto dentro il flusso dell’intrattenimento. Cosa resta a eBay? Un cantuccio difficile da imitare: gli oggetti usati, i ricambi e le carte da collezione sono pezzi difficilmente comprabili perché bisogna fidarsi di chi li vende.
L’idea di GameStop è trasformare due debolezze in una forza: usare i suoi circa 1.600 negozi negli Stati Uniti come sportelli fisici per eBay. Chi vende un oggetto potrebbe portarlo in negozio invece di gestire tutto da casa; GameStop potrebbe controllarlo, fotografarlo, imballarlo e spedirlo. Chi compra potrebbe ritirarlo lì, restituirlo più facilmente o avere un punto a cui rivolgersi se qualcosa non torna. Per eBay sarebbe un cambiamento importante, quasi un ribaltamento rispetto alle origini. La piattaforma era nata per permettere a sconosciuti di comprare e vendere oggetti senza incontrarsi. Ma il mercato del collezionismo e dei ricambi potrebbe trarre valore da una rete di punti fisici affidabili, dove gli oggetti vengono valutati e garantiti prima di arrivare al compratore.
Ma come fa GameStop a comprare un’azienda che vale molto più di lei? Come i serpenti che mangiano gli elefanti: un boccone alla volta. GameStop non parte da zero: nella sua offerta sostiene di avere già una partecipazione economica del 5 per cento in eBay. Promette di pagare in due modi: una metà cash, l’altra metà in azioni della futura società combinata. La parte in contanti arriverebbe da due fonti. La prima esterna: fino a 20 miliardi di dollari di finanziamenti che TD Securities, la banca d’investimento del gruppo canadese TD Bank, ritiene altamente probabile riuscire a raccogliere per sostenere l’acquisizione.
La seconda invece è liquidità interna: circa 9,4 miliardi di dollari che GameStop ha già tra cassa e investimenti facilmente vendibili. Quella cassa è il risultato di una delle anomalie finanziarie più vistose degli ultimi anni. Nel 2021 GameStop diventò la meme stock per eccellenza: piccoli investitori online, riuniti soprattutto su Reddit, comprarono in massa le sue azioni nonostante risultati industriali modesti. Una goliardica forma di rivolta contro gli hedge fund che avevano puntato sul crollo del titolo. L’impennata del prezzo diede a GameStop un’occasione unica: vendere nuove azioni a valori molto alti, rafforzare il bilancio e comprarsi tempo.
Cohen ha usato quel tempo per rendere l’azienda più disciplinata. Ha tagliato costi e riportato GameStop a un utile operativo di 232 milioni di dollari. La liquidità le dà tempo e potere negoziale, ma non risolve il nodo industriale de mercato dei videogiochi in negozio.
Per questo l’offerta su eBay è insieme finanziaria e industriale. GameStop la presenta come generosa perché vale il 46 per cento in più rispetto al valore che il marketplace aveva in Borsa il 4 febbraio, prima che il mercato iniziasse a sospettare un’operazione. Ma la scommessa non è far crescere subito eBay. È renderla più redditizia, tagliando drasticamente i costi. GameStop promette infatti di eliminare 2 miliardi di dollari di costi annuali entro dodici mesi: circa 1,2 miliardi da marketing e vendite, 300 milioni dallo sviluppo dei prodotti e 500 milioni dalle spese generali e amministrative, cioè uffici, strutture, management e costi centrali. Secondo GameStop, questi risparmi basterebbero da soli a far salire l’utile per azione di eBay da 4,26 a 7,79 dollari già nel primo anno.
Il rischio è che GameStop interpreti come sprechi ciò che in realtà tiene in piedi eBay. Un marketplace maturo costa perché deve prevenire frodi e rendere semplice una transazione tra persone che non si conoscono. Se quei costi vengono tagliati troppo, i margini possono migliorare subito, ma la piattaforma può perdere la sua reputazione. Ovvero la ragione per cui milioni di utenti continuano a comprare oggetti da sconosciuti. Il board potrebbe dire di no anche per un’altra ragione: metà dell’offerta sarebbe pagata in azioni GameStop, una moneta volatile, legata a una storia di Borsa eccezionale. Per gli azionisti di eBay il premio è alto, ma accettarlo significherebbe lasciare una società stabile per entrare in una scommessa certamente più grande, ma anche più indebitata e imprevedibile.
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