A Pontedera c'è un’economia circolare d'acciaio. Tutti gli imballaggi della Toscana passano da Revet

Tredici tonnellate di imballaggi in acciaio non lavorati, oppure 28 tonnellate di materiale già trattato sullo stesso camion. È in questa differenza che si misura uno dei principali vantaggi del nuovo sistema entrato in funzione nello stabilimento Revet di Pontedera, dove lattine, barattoli e altri imballaggi dalla raccolta differenziata dell’acciaio in Toscana vengono adesso preparati per essere inviati direttamente alle acciaierie.
Si tratta di un esempio di economia circolare e innovazione a km zero: Revet, società del gruppo interamente pubblico Plures con sede a Pontedera e principale hub del riciclo dell’Italia centromeridionale, attraverso 22mila contenitori distribuiti sul territorio, serve l’80% dei cittadini toscani e lavora il 20% delle raccolte differenziate regionali, ma soprattutto l’80% degli imballaggi multimateriali – plastica, vetro, alluminio, poliaccoppiati e banda stagnata – raccolti in Toscana. Soprattutto, lo scorso ottobre ha inaugurato la seconda linea di produzione dell’impianto di riciclo delle plastiche miste post-consumo: un investimento da quasi 11 milioni di euro che raddoppia la capacità produttiva di granulo riciclato.
Adesso l’impianto della società dedicato ai rifiuti metallici è stato potenziato grazie alla collaborazione col Consorzio nazionale per il riciclo e il recupero degli imballaggi in acciaio (Ricrea). La lavorazione trasforma i rifiuti in “proler”, una tipologia di rottame ferroso che ha cessato di essere classificata come rifiuto – dunque un end of waste – ed è immediatamente utilizzabile dall’industria siderurgica.
La novità accorcia la filiera perché elimina la necessità di trasferire gli imballaggi verso altri impianti specializzati prima del conferimento in acciaieria. Pontedera – come anticipato pochi giorni fa alla Fiera di Scandicci – può ora trattare tutti gli imballaggi in acciaio provenienti dalla raccolta differenziata toscana, fino a una capacità di 11mila tonnellate l’anno, completando sul territorio una fase essenziale per il loro successivo riciclo industriale.
«Oggi siamo in grado di trattare a Pontedera tutti gli imballaggi in acciaio provenienti dalla nostra regione, garantendo una tracciabilità esatta dei flussi – affermava per l’occasione il presidente di Revet, Nicola Ciolini – Stiamo parlando di 11 mila tonnellate l’anno di materiali che il nostro impianto trasforma in proler, un end of waste che poi va direttamente in acciaieria per il riciclo».
Ridurre i passaggi intermedi significa diminuire movimentazioni, viaggi su gomma e relativi costi ambientali ed economici. Il trattamento consente infatti di caricare su ogni camion più del doppio del materiale: dalle circa 13 tonnellate degli imballaggi non lavorati si sale fino a 28 tonnellate di proler. Secondo i dati comunicati da Revet e Ricrea, la nuova organizzazione della filiera permette così di abbattere del 35% le emissioni climalteranti associate.
Il valore dell’impianto non risiede dunque soltanto nella quantità intercettata, ma nella capacità di trasformarla in una materia prima seconda pronta per l’acciaieria senza allungarne inutilmente il viaggio. Cosa mancherebbe per chiudere il cerchio a km zero? Riportare a nuova vita le acciaierie di Piombino attraverso i forni elettrici, veri e propri impianti di riciclo – che a loro volta generano (anche) nuovi scarti, "rifiuti da rifiuti" da gestire –, ma questa è un’altra storia.
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