Gli attuali mega-incendi in Australia sono un’eredità dell’invasione coloniale britannica

Secondo il nuovo studio “Australia’s current wildfire crisis linked to colonial land-use change”, pubblicato su Nature da un team internazionale di ricercatori guidato da Michael-Shawn Fletcher, della School of Geography, Earth and Atmospheric Sciences dell’università di Melbourne e dell’Australian Research Council Centre of Excellence for Indigenous and Environmental Histories and Futures (CIEHF), «L'espansione e l'infittimento delle foreste successivi alla colonizzazione britannica hanno creato paesaggi più inclini agli incendi, amplificando l'influenza dei cambiamenti climatici e alimentando la crisi degli incendi boschivi in Australia».
Lo studio condotto da scienziati australiani, tedeschi e britannici in collaborazione con la Gunaikurnai Land and Waters Aboriginal Corporation, ha ricostruito gli ultimi 1000 anni di vegetazione, incendi ed erosione nel Croajingolong National Park nell’East Gippsland, una delle foreste più soggette agli incendi dell'Australia sudorientale. I ricercatori hanno scoperto che «La colonizzazione ha innescato una serie di cambiamenti a cascata: aumento della temperatura degli incendi, quadruplicamento della copertura di eucalipti, trasformazione da bosco aperto in foresta e aumento dell'erosione del suolo».
Fletcher ha sottolineato che «La ricerca fornisce prove scientifiche del valore della combustione controllata a fini culturali e della necessità di integrare le conoscenze indigene nelle strategie contemporanee di gestione degli incendi. Quando ci si prende cura del territorio, il clima non determina gli incendi boschivi. Per migliaia di anni, il popolo Gunaikurnai si è preso cura del territorio in quello che oggi è il Croajingolong National Park attraverso la pratica del fuoco controllato, mantenendo gran parte del territorio come bosco aperto. I dati climatici dimostrano che stagioni caratterizzate da condizioni meteorologiche altrettanto pericolose per gli incendi, come quelle osservate durante l’Ash Wednesday e il Black Saturday, si ripetevano nella regione anche prima della colonizzazione; tuttavia, il territorio aperto mantenuto grazie agli incendi controllati a scopo culturale proteggeva il territorio da incendi catastrofici. Quando la colonizzazione pose fine a questa cura, la foresta si espanse e si infittì in tutta la regione, caricando il territorio di materiale combustibile. E’ questa trasformazione che ha consegnato al clima il controllo degli incendi».
Dallo studio emerge l’evidenza che le trasformazioni del territorio sono antecedenti ai cambiamenti climatici causati dall'uomo, dimostrando che l'attuale vulnerabilità delle foreste di eucalipti dell'Australia sudorientale agli incendi boschivi è fortemente influenzata dalle eredità dell'uso del suolo in epoca coloniale.
Fletcher ha evidenziato che «La maggior parte delle discussioni sulla crisi degli incendi in Australia si ferma al cambiamento climatico. Il nostro lavoro mostra cosa ha creato le condizioni per il suo sviluppo: l'espansione e l'infittimento delle foreste, che hanno gravato sul territorio ben prima che il clima iniziasse a cambiare».
Analizzando i sedimenti lacustri, i ricercatori hanno scoperto che gli incendi ad alta temperatura sono avvenuti per primi, provocando la quadruplicazione degli eucalipti che hanno trasformato la rada area boschiva in una foresta, riempiendo il territorio di materiale combustibile. All’università di Melbourne evidenziano che »L'analisi a infrarossi del carbone conservato nei sedimenti rivela le temperature degli incendi passati, mostrando come i più freddi incendi a scopo culturale del periodo precoloniale siano stati sostituiti da incendi boschivi ad alta temperatura dopo la colonizzazione».
L'anziano GunaiKurnai, Uncle Russell Mullett, della Gunaikurnai Land and Waters Corporation, ha commentato: «Gli antenati Gunaikurnai sono nati con towera (il fuoco), un'interrelazione della vita quotidiana pratica degli antichi popoli sul territorio. Se non si tratta il territorio con la towera, diventa estremamente pericoloso per GunaiKurnai, gli animali e le piante Studi come questo forniscono solide prove scientifiche a sostegno delle iniziative di gestione del territorio per il Paese».
Lo studio affronta anche una questione culturale più ampia relativa al concetto di natura selvaggia: un'idea culturale e ambientale di grande impatto che descrive territori in gran parte incontaminati dall'uomo. Ma Fletcher fa notare un paradosso: «Il Parco Nazionale di Croajingolong è stato a lungo considerato un'area selvaggia incontaminata, eppure ora è una delle zone più soggette agli incendi e ripetutamente colpite da roghi nell'Australia sudorientale. La foresta che proteggiamo in quella zona è di fatto il prodotto della colonizzazione, ed è proprio questa eredità che ora ne mette in pericolo la sopravvivenza».
Lo studio conclude: «Il ripristino delle pratiche culturali di abbruciamento controllato e il sostegno ai proprietari tradizionali del territorio nella cura delle terre sono elementi essenziali per mitigare il rischio di incendi boschivi».
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