Abusi, le parole della prevenzione: non mettere tra parentesi l’abuso sessuale

08 Luglio 2026 - 11:08
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Abusi, le parole della prevenzione: non mettere tra parentesi l’abuso sessuale

Significato

L’abuso sessuale si attua e si comprende dentro a una costellazione di abusi – di potere, spirituale e di coscienza, emotivo – e in un contesto sistemico problematico (“vulneranza”) che può rendere le persone più esposte (minori e non) a essere vittime di relazioni abusanti. In questa interpretazione complessiva c’è però il rischio di mettere tra parentesi e di non nominare nei percorsi di prevenzione l’abuso sessuale. Occorre quindi focalizzare l’attenzione anche sull’abuso sessuale per conoscerne le diverse forme, i luoghi e i contesti nei quali accade, chi lo può agire. Presentiamo diverse modalità di agiti di abuso sessuale poiché molte volte, alcuni modi di agire abusante purtroppo non vengono neanche riconosciuti come tali. 

Definizione

L‘abuso sessuale di minori riguarda ogni attività sessuale compiuta su un minore, oppure alla sua presenza, alla quale il minore o la persona vulnerabile – a causa della sua inferiorità fisica, mentale, cognitivo e/o linguistica – non è in grado di dare consapevolmente il suo consenso. L‘abusatore sfrutta la sua posizione di potere e di autorità per gratificare i propri bisogni a discapito del bambino o dell’adulto vulnerabile. Ignora la persona e i confini personali. Vede la persona solo come oggetto che può possedere e assoggettare a sé. In alcuni contesti la vittima può essere portata a una completa sottomissione e controllo. L’abuso avviene anche quando il minore o la persona vulnerabile è coinvolta in attività, giochi sessuali con o senza contatto fisico, con o senza penetrazione. Quindi è da considerarsi come abuso anche una molestia non caratterizzata da violenza esplicita.

Gli abusi si possono distinguere in azioni senza contatto fisico o con contatto fisico. Esempi della prima forma sono: discorsi sessuali nel web o molestie verbali, presentare materiale pornografico in diverse forme, provocazioni e ambiguità sessuali, esporre minori o persone giovani a gesti con significato sessuale, spingere o costringere minori a svestirsi o a presentarsi in pose sessualizzate per fotografie e video, favorire azioni volte a promuovere la prostituzione minorile anche indirettamente.

Esempio di azioni con contatto fisico sono tutti i toccamenti premeditati (anche sopra i vestiti) delle parti intime, non solo le parti genitali, ma anche le zone del corpo vicine, sia da parte dell‘abusatore sul minore o, su induzione/costrizione dell’abusatore, da parte del minore su se stesso o su altri. E naturalmente tutte le azioni penetrative, tentate o compiute. Sono invece evidentemente esclusi tutti i contatti necessari per soddisfare i bisogni fondamentali e le cure specifiche fondamentali di bambini/e, ragazzi/e, giovani o persone vulnerabili.

Domande

1. Quali reazioni interiori suscita la realtà stessa dell’abuso sessuale? Cosa penso di una persona che ha subito un abuso sessuale? Cosa direi se la incontro?

2. Abbiamo provato, costruendo un contesto sicuro e discreto come équipe di formatori o di educatori, a metterci insieme di fronte a una vicenda di cronaca di un abuso sessuale, in ambito ecclesiale o anche extra ecclesiale, condividendo che cosa suscita? Reazioni, pensieri, emozioni, domande…

3. Dove e come abbiamo sentito e potuto parlare, personalmente o in gruppo o in assemblea in modo appropriato e delicato di abuso sessuale?

Strumenti

Cencini – Deodeato – Ugolini, Le ferite degli abusi (https://tutelaminori.chiesacattolica.it – Sezione sussidi formativi)

https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/05/Violenza-contro-minori-2025-3.pdf

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