Access Bars: cosa c’è dietro il trattamento dei 32 punti sulla testa?
Ci si sdraia vestiti, si chiudono gli occhi e per circa un’ora qualcuno sfiora delicatamente alcuni punti della testa. Niente aghi, manipolazioni o massaggi energici. È Access Bars, pratica costruita intorno a 32 punti che, secondo il metodo, sarebbero collegati a diversi aspetti della vita, dai pensieri alle emozioni fino alla creatività e al denaro. L’obiettivo dichiarato è liberarsi di schemi, convinzioni e tensioni accumulate e raggiungere una sensazione di maggiore leggerezza mentale. La promessa è decisamente invitante. Chi non vorrebbe, almeno per un’ora, abbassare il volume del cervello e smettere di pensare a tutto contemporaneamente? Non stupisce quindi che intorno agli Access Bars siano nate testimonianze molto positive, insieme però a opinioni negative e a parecchie domande sulla loro reale efficacia. Ed è qui che conviene separare le due cose. Un trattamento fatto di silenzio, immobilità e contatto può certamente risultare piacevole e rilassante. Molto diverso è sostenere che il tocco di quei precisi 32 punti possa intervenire su emozioni, convinzioni o condizioni di salute. Su questo, almeno oggi, la ricerca scientifica disponibile non offre prove solide.
Tutto parte da 32 punti sulla testa

Un momento del trattamento Access Bars (Getty Images)
Il principio degli Access Bars è piuttosto semplice. Sulla testa esisterebbero 32 punti, ciascuno associato a un’area differente della vita. Durante la seduta il practitioner li tocca delicatamente con le dita, seguendo combinazioni precise. Secondo Access Consciousness, il sistema a cui il trattamento appartiene, questo contatto aiuterebbe a lasciare andare pensieri, idee, convinzioni ed emozioni che tendiamo ad accumulare nel tempo. È facile trovare online l’espressione “massaggio Access Bars”, ma non è del tutto corretta. Non vengono infatti lavorati muscoli o tessuti e non ci sono vere manipolazioni. È più un tocco leggero e prolungato, eseguito mentre la persona resta sdraiata.
A inventare il metodo è stato Gary Douglas nei primi Anni 90, americano, fondatore di Access Consciousness. Douglas ha costruito negli anni un sistema di corsi e pratiche legate alla crescita personale e alla cosiddetta espansione della consapevolezza. Access Bars ne è diventato uno degli strumenti più conosciuti e internazionali.
Un’ora in cui non bisogna fare niente
Forse parte del fascino degli Access Bars sta proprio qui. Durante una seduta non bisogna raccontarsi, analizzarsi, respirare in un certo modo o riuscire a meditare. Si rimane vestiti e sdraiati mentre l’operatore appoggia le dita sui diversi punti della testa. Per chi arriva da giornate passate tra telefonate, notifiche, lavoro e pensieri che si accavallano può essere già di per sé una situazione piuttosto insolita. Non avere nulla da fare per un’ora è quasi diventato un lusso. Le testimonianze sugli Access Bars parlano spesso di rilassamento profondo, sonnolenza, calma o di quella sensazione difficile da definire che si prova quando finalmente la testa sembra meno piena.
La sensazione di avere la testa più vuota

La sensazione di relax dopo una seduta Access Bars (Getty Images)
È uno degli effetti che ricorre più spesso nei racconti di chi prova gli Access Bars: la testa sembra fare meno rumore, i pensieri rallentano, ci si sente più calmi. Non necessariamente trasformati, semplicemente un po’ più leggeri. Secondo il metodo, sarebbe il risultato della stimolazione dei 32 punti sulla testa. La scienza, però, al momento non permette di dirlo con la stessa sicurezza. Qualche studio esiste. Una piccola ricerca pilota del 2017, per esempio, ha osservato una riduzione dei punteggi di ansia e depressione dopo una singola seduta. Il campione, però, era molto limitato e gli stessi autori concludevano che servivano studi più ampi. Quindi sì, qualcosa di interessante è emerso. Ma è ancora troppo poco per dire che gli Access Bars funzionino davvero nel modo in cui vengono raccontati. Soprattutto quando entrano in gioco parole come ansia, depressione o insonnia, è bene tenere separata una sensazione di benessere da un vero effetto terapeutico.
Le recensioni entusiaste non sono una prova
Le esperienze raccontate da chi prova gli Access Bars sono molto diverse. C’è chi parla di una sensazione di leggerezza, chi dice di aver dormito meglio, chi racconta semplicemente di essersi rilassato. E c’è anche chi ammette di non aver percepito quasi nulla. È il limite, ma anche la caratteristica, di un trattamento così soggettivo: il fatto di stare bene dopo una seduta non basta da solo a dimostrare che ci sia un effetto terapeutico preciso. Le opinioni negative sugli Access Bars si concentrano soprattutto su questo punto: la mancanza di prove scientifiche solide a sostegno di molte delle sue affermazioni.
Quanto costa staccare il cervello per un’ora

(Getty Images)
Non esiste un prezzo unico per una seduta. Il costo degli Access Bars cambia a seconda della città, del professionista e della durata dell’appuntamento. Access Consciousness forma practitioner e facilitator attraverso corsi dedicati e mette a disposizione un sistema internazionale per trovare gli operatori. Più che concentrarsi sul titolo utilizzato dal practitioner, però, vale la pena osservare come viene raccontato il trattamento. Se viene presentato come un momento di benessere e rilassamento, il campo è abbastanza chiaro. Se iniziano a comparire promesse di guarigione o l’idea che possa sostituire trattamenti medici o psicologici, la questione cambia decisamente.
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