Adesso anche Beppe Grillo attacca lo stop alle rinnovabili in Sardegna

04 Giugno 2026 - 14:02
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Adesso anche Beppe Grillo attacca lo stop alle rinnovabili in Sardegna

Con un articolo a firma di Marco Bella – già deputato pentastellato, oggi professore associato alla Sapienza – il Blog di Beppe Grillo si scaglia oggi contro l’ostracismo sardo che ostacola l’installazione degli impianti rinnovabili sull’isola (ancora dipendente dal carbone, caso più unico che raro, e con infrastrutture gas in ampliamento). Un j’accuse che fa particolarmente rumore: arriva infatti dal blog del comico che ha dato vita e forma al Movimento 5 Stelle, oggi a guida contiana, mentre la Sardegna è la prima e finora unica regione guidata da un’esponente M5S – Alessandra Todde (nella foto, ndr) –, sostenuta da una compagine di centrosinistra.

«Il cosiddetto “campo largo” (Partito di Oz, PD, AVS, e soprattutto Matteo Renzi, non scordiamolo) critica giustamente il Governo sul nucleare ma poi – attacca il blog grillino – blocca di fatto le rinnovabili, con il caso emblematico della Sardegna […] La guerra alle rinnovabili non è solo insensata, ma anche direttamente dannosa per la Sardegna, perché rinunciare alle rinnovabili significa perdere un’opportunità senza precedenti». Opportunità per evidenziare le quali, il blog pesca a piene mani da un editoriale firmato ieri da Luigi Moccia sulle colonne di greenreport.  

In parallelo, anche le pagine liberiste de Il Foglio – con due firme di spessore, di Luciano Capone e dell’economista Carlo Stagnaro – attaccano il campo largo sulla transizione ecologica, in questo caso indirettamente, mettendo in evidenza «i limiti» dell’appello lanciato a questo fronte politico da ormai oltre 100 scienziati ed esperti di settore (tra i quali rientra immeritamente il sottoscritto). I due ritengono l’appello «giusto ma ipocrita» perché non si sforza di parlare alla destra, la quale potrebbe garantire (?) migliori risultati sul fronte della transizione.

La stessa destra capitanata da Giorgia Meloni che continua ad ogni occasione ad attaccare il Green deal come «ideologico», a ritardare la transizione verso le auto elettriche, a bollare l’Ets come «una tassa voluta dall'Europa», a bocciare «tecnologie che non sono mature e che sono caratterizzate da costi elevatissimi, ad esempio l'eolico offshore», a tenere bloccati circa 1.800 impianti rinnovabili in fase di valutazione da parte di una Commissione Pnrr-Pniec strutturalmente sotto organico, a propagandare il ritorno dell’energia nucleare tra un decennio mentre ritarda la dismissione delle centrali a carbone al 2038?

Se il campo largo deve certamente fare pace con sé stesso per capire cosa vuole fare da grande, a partire dalla transizione ecologica, almeno contiene al suo interno l’humus culturale necessario a dare forza e coerenza alla transizione, cosa che a destra purtroppo non pare disponibile. Senza dimenticare che la transizione ecologica dovrà essere anche giusta – a partire da una reale progressività fiscale a finanziarla – o non sarà. Anche in questo caso, nel campo largo sembra esserci spazio di discussione. Speriamo prima o poi si apra anche a destra.

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