Agroalimentare, il Wwf: «Stop import-export di veleni nell’Unione europea»

Un nuovo parere legale indipendente, commissionato da Pan Europe, foodwatch e Veblen Institute, conferma che la Commissione europea ha il potere, sulla base del diritto Ue esistente, di vietare i residui di pesticidi non approvati nell'Unione Europea nei prodotti alimentari importati. Il Wwf Italia si unisce all'appello delle Associazioni europee affinché il Parlamento Ue e il Consiglio agiscano immediatamente e respingano le misure deboli e parziali attualmente sul tavolo.
Oggi, i residui di almeno 88 pesticidi pericolosi – tra cui alcuni cancerogeni, interferenti endocrini e Pfas (le cosiddette «sostanze chimiche eterne») – sono ancora consentiti negli alimenti venduti nel nostro mercato, nonostante il loro uso sia vietato nelle aziende agricole europee. Il parere legale rileva che la continua tolleranza di questi residui da parte della Commissione europea, in particolare per le sostanze vietate per motivi di salute pubblica, può costituire una probabile violazione del diritto Ue.
Per anni la Commissione europea si è nascosta dietro presunti vincoli normativi, denuncia il Wwf. Questo parere legale distrugge questo alibi che permette ai pesticidi vietati di rientrare nell'Ue attraverso il cibo importato. Si tratta di un doppio standard pericoloso che mina la protezione dei consumatori, danneggia la biodiversità all'estero e penalizza ingiustamente gli agricoltori europei, sottolinea il Panda.
Scrive il Wwf: «La proposta Omnibus per la semplificazione della sicurezza degli alimenti e dei mangimi presentata dalla Commissione è gravemente carente. Coprirebbe solo circa il 22% delle sostanze vietate, introdurrebbe complesse valutazioni d'impatto sostanza per sostanza e tratterebbe l'obbligo della Commissione di agire come facoltativo, non vincolante. Con questa proposta, la stragrande maggioranza dei pesticidi vietati continuerebbe a entrare nell'UE attraverso le importazioni».
Secondo l’associazione ambientalista, il doppio standard non è solo un fallimento nella protezione dei consumatori, ma anche un'ingiustizia ambientale: i pesticidi vietati esportati dall'Ue continuano a danneggiare gli ecosistemi, avvelenare i lavoratori agricoli e contaminare le comunità nei paesi terzi – spesso prodotti e venduti da aziende europee.
Il Wwf chiede al Parlamento europeo e al Consiglio di mettere in campo una serie di misure. La prima: introdurre un obbligo chiaro, vincolante e automatico nel regolamento Omnibus per vietare i residui di qualsiasi pesticida non autorizzato nell'UE, indipendentemente dal motivo del divieto e per tutti i prodotti alimentari e mangimi. La seconda: garantire un'azione immediata sulle 88 sostanze già identificate, senza ulteriori ritardi burocratici. La terza: chiudere la scappatoia dell'esportazione dei pesticidi vietati, come promesso nella Strategia per la sostenibilità delle sostanze chimiche del 2020. Oltre all’utilizzo dei pesticidi pericolosi per l’ambiente e la salute umana deve essere vietata la loro commercializzazione nella UE e l’esportazione in Paesi extra europei.
Conclude il Wwf: «L'Ue non può rivendicare una leadership globale sulla salute dei cittadini e la tutela della biodiversità mentre consente consapevolmente l'ingresso di veleni vietati nei piatti degli europei e nei campi dei paesi terzi, Il parere legale è chiaro: la Ue ha il potere di vietare l’ingresso di cibo avvelenato. Ciò che manca è la volontà politica. Il Consiglio Ue e il Parlamento europeo devono porre fine a questo inaccettabile doppio standard».
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