Albania, la protesta dei "fenicotteri rosa" arriva anche in Italia: "Non siamo in vendita"
Da giorni l’Albania è attraversata da manifestazioni oceaniche contro il progetto di costruzione di un resort di lusso legato alla società di Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sulla costa meridionale albanese, nel distretto di Valona, e che interessa anche la piccola isola di Zvernec. Un paradiso incontaminato che ospita centinaia di specie di uccelli, tra cui una colonia di oltre 3mila fenicotteri rosa diventati il simbolo delle proteste.
Prosteste che ora arrivano anche in Italia. “L’Albania non è in vendita“, è lo slogan urlato da migliaia di cittadini la cui eco arriva anche a Roma attraverso l’associazione Besa-Aps: “La diaspora si sta attivando – avverte Edmund Godo dell’associazione Besa – La protesta sarà in molte città, da Roma a Milano, da Genova a Bologna e in altri Paesi del mondo. Sabato saremo in piazza Albania a Roma alle ore 18, dove l’associazione Besa organizza insieme alle altre parti sociali del territorio una grande manifestazione, in solidarietà con la protesta dell’Albania”.
La protesta nasce sul mega-progetto edilizio da 10 mila appartamenti ma ora si è allargata anche al governo di Edi Rama: “Chiediamo con fermezza la revoca di tutte queste concessioni, prima di tutto, e poi di abolire questa legge per gli investimenti strategici e infine, naturalmente, le dimissione del governo“, continua Godo. “Il popolo è in rivolta e manifestazioni di queste proporzioni non si sono mai vista in Albania fino ad oggi. Non si tratta solo di difendere l’ambiente ma di difendere la propria terra: le persone che vivevano oggi si trovano davanti in un recinto che circonda una costruzione nata in nome dello sviluppo, del turismo, ma che costringe le persone ad andare via. La gente – prosegue Godo – non riesce a comprare una casa, le campagne sono vuote. Chi scende in piazza in questi giorni è la gente che non arriva a fine mese, quella più in difficoltà, la parte più debole del Paese”.
L’autorità anti corruzione albanese (SPAK) ha già avviato una inchiesta per vederci chiaro, ma sulla credibilità di questa inchiesta Godo dubita molto. Gli Stati Uniti infatti hanno un ruolo cruciale nel potenziamento della SPAK attraverso programmi del Dipartimento di Giustizia e di Stato. Le agenzie americane come l’FBI, l’ICITAP (Programma internazionale di assistenza per la formazione alle indagini criminali) e l’OPDAT (Assistenza per la formazione e l’assistenza ai procuratori) forniscono addestramento, consulenza e attrezzature tecniche. “Non sono molto ottimista – spiega Godo – in questo progetto edilizio è coinvolta la figlia del presidente degli Usa, la stessa autorità che indaga è finanziata dagli Usa”.
Un ruolo importante potrebbe averlo l’Ue, che proprio in questo periodo sta definendo gli ultimi passaggi per l’ingresso dell’Albania nell’Ue. “L’Europa ha già fatto un appello – prosegue Godo – sicuramente aiuterà perché siamo nell’ultima fase di accettazione dell’Albania, nell’ultima fase dell’ingresso nell’Unione Europea. Certamente può fare qualcosa, ma noi siamo diffidenti. Questo governo sembra irremovibile, ha superato tutti i limiti, agisce senza dare spiegazioni, non fa chiarezza, non fa trasparenza sulle sue operazioni ma nessuno dice mai nulla”.
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