Alibaba fa causa al Pentagono: vuole uscire dalla blacklist militare USA
Alibaba ha fatto causa al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per ottenere la rimozione dalla lista 1260H, l'elenco del Pentagono che identifica le aziende cinesi considerate vicine o di supporto all'Esercito popolare di liberazione. La società di Hangzhou contesta la decisione davanti a un tribunale federale di San Jose, in California, definendola arbitraria, priva di basi sufficienti e adottata senza un adeguato contraddittorio.
Nel ricorso, Alibaba sostiene che il governo statunitense non avrebbe fornito prove sostanziali né una spiegazione adeguata per giustificare l'inserimento nella blacklist. L'azienda parla di violazione del giusto processo costituzionale e del proprio diritto alla libertà di espressione, spiegando di aver appreso formalmente della designazione attraverso il Federal Register. La società afferma inoltre di aver dialogato per mesi con il Pentagono, almeno da febbraio, inviando documenti, risposte scritte e informazioni a supporto della propria posizione, senza ricevere un confronto effettivo.
La lista 1260H non comporta un blocco finanziario immediato, ma produce conseguenze operative rilevanti. Dal 30 giugno, il Dipartimento della Difesa non potrà stipulare contratti con le aziende presenti nell'elenco. La restrizione riguarda anche soggetti che fanno lobbying o attività di rappresentanza per le società inserite nella lista, un passaggio che, secondo Alibaba, rischia di impedirle di mantenere alcuni consulenti e legali statunitensi che la assistono da anni.
La posizione del Pentagono rientra in una nuova estensione della blacklist che ha coinvolto anche Baidu, BYD, Nio, ChangXin Memory Technologies, Yangtze Memory Technologies e Unitree Robotics, indicata con la denominazione Hangzhou Yushu Technology. Tencent era stata aggiunta all'elenco lo scorso anno.
Alibaba respinge l'accusa di essere collegata alla strategia cinese di fusione militare-civile. La società sostiene che le proprie piattaforme siano dedicate a e-commerce, cloud computing e servizi digitali, non ad attività militari, di intelligence o legate agli armamenti. Ha inoltre ricordato che le aziende straniere attive in Cina, comprese quelle statunitensi, sono tenute a rispettare le normative locali e che nessun membro del proprio consiglio indipendente avrebbe affiliazioni militari.
La causa arriva in una fase in cui Alibaba sta cercando di rafforzare il proprio ruolo tecnologico oltre l'e-commerce, soprattutto nel cloud e nell'AI, con i modelli Qwen tra i più rilevanti sviluppati in Cina. Altre aziende cinesi hanno già contestato con successo designazioni simili del Pentagono: Xiaomi e Advanced Micro-Fabrication Equipment sono riuscite a ottenere la rimozione dalla lista dopo aver citato in giudizio il Dipartimento della Difesa. Anche Baidu e BYD hanno respinto le accuse statunitensi e hanno lasciato intendere di poter ricorrere a strumenti amministrativi o legali per difendere la propria posizione.
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