Emergenza droga: è come una pandemia, uno studente su 4 ne ha fatto uso. Il piano del governo da 160 milioni

«Continueremo a lavorare senza sosta per una società libera da droghe e dalla dipendenza». Giorgia Meloni non fa passi indietro, nel video inviato alla conferenza stampa di Palazzo Chigi, per accompagnare la presentazione della Relazione 2026 al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia. Non solo un passaggio istituzionale, ma la fotografia di«fenomeno in evoluzione»: sostanze tradizionali, nuove dipendenze, fragilità giovanili, comunità di recupero, SerD e territori chiamati a reggere l’urto. «È una realtà molto complessa che richiede coraggio a 360 gradi e risposte lungimiranti. Risposte che abbiamo cercato di dare partendo dalle priorità», spiega la premier. Alla conferenza erano presenti anche Alfredo Mantovano, il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga, il presidente dell’Anci Gaetano Manfredi, la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e la conduttrice Rai Andrea Delogu. In collegamento anche il sindaco di Catania Enrico Trantino e l’assessore del Comune di Jesolo Debora Gonella.
Meloni: “Sfide importanti”
Meloni rivendica il cambio di passo impresso dall’esecutivo: «Con questo governo il sistema nazionale contro le dipendenze può contare sulla dotazione economica più robusta di sempre: oltre 160 milioni di euro solo nel 2025». Risorse destinate, ha spiegato, a «sbloccare assunzioni nei SerD, sostenere il lavoro delle comunità di recupero, investire nei programmi di prevenzione e garantire la libertà di cura su tutto il territorio».
Il punto politico è il nuovo Piano nazionale sulle dipendenze, che il governo sta definendo. «Abbiamo costruito anche un nuovo metodo di lavoro basato sul confronto e la condivisione delle responsabilità, un gioco di squadra che ci ha permesso di sciogliere nodi irrisolti per anni. Il lavoro non è finito. Queste sono sfide che definiscono chi vogliamo essere per i nostri figli e chi verrà dopo di noi».
Mantovano: “Numeri da pandemia”
«Quella contro le dipendenze è una guerra e non può essere condotta in solitaria utilizzando un solo battaglione», ha detto il sottosegretario Mantovano. Poi il passaggio più duro: «Numeri da pandemia», con la particolarità, ha aggiunto, di una pandemia «che non è percepita come tale».
I dati spiegano la preoccupazione. «La cocaina si conferma una delle sostanze con il maggiore impatto sanitario e sociale in Italia: nel 2025, il 33% dei decessi direttamente accertati dalle forze dell’ordine è stato attribuito a questa sostanza, la quale è anche responsabile del 32% dei ricoveri ospedalieri correlati al consumo di sostanze stupefacenti. Nel complesso, le persone in trattamento per uso primario di cocaina/crack risultano in lieve aumento rispetto all’anno precedente». Nei SerD, il 28% degli utenti è in carico per uso primario di cocaina o crack, «di cui il 3,9% specificamente per crack». Tra gli studenti resta alta l’attenzione: tra i 15 e i 19 anni, il 26% riferisce di aver consumato almeno una sostanza psicoattiva illegale nell’ultimo anno.
Il nodo dei giovani e delle nuove sostanze
La cannabis resta la sostanza più diffusa tra i ragazzi, anche se i consumi risultano in lieve calo: dal 21% del 2024 al 18% del 2025. «La destra affronta da sempre il tema delle dipendenze per contrastarle e allontanarle dalla società. Decenni di sinistra e di messaggi ambigui e filosballo hanno prodotto generazioni di persone con dipendenze, minimizzando il ruolo delle droghe cosiddette leggere e ignorando il fatto che l’80% dei fruitori di crack e cocaina hanno iniziato con i cannabinoidi», commenta il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli. «Distinguere le droghe tra leggere e pesanti equivale a una strategia di comunicazione che invita all’uso delle sostanze che alterano lo stato di coscienza e creano dipendenza», aggiunge. Sullo sfondo cresce anche il mercato di quelle psicoattive: il Sistema nazionale di allerta rapida ne ha individuate 92 circolanti sul territorio.
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