Alla vigilia del Textile hub. L’economia circolare dei rifiuti tessili riparte da Prato, con Plures

20 Luglio 2026 - 17:05
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Alla vigilia del Textile hub. L’economia circolare dei rifiuti tessili riparte da Prato, con Plures

Raccogliere separatamente gli abiti usati è soltanto la porta d’ingresso dell’economia circolare tessile. La partita più difficile si gioca dopo, quando occorre riconoscere le fibre di cui sono composti i tessuti, separarle e indirizzarle verso il riutilizzo, il riciclo o – quando non ci sono alternative – il recupero energetico. È su questo passaggio che punta il Textile Hub realizzato a Prato dalla multiutility integralmente pubblica Plures, la cui inaugurazione è in programma mercoledì 22 luglio.

Il progetto, primo caso in Italia, arriva nel cuore di un Paese che resta tra i principali produttori mondiali di tessuti, con oltre 13.000 aziende e un fatturato annuo di 1,6 miliardi di euro, concentrato prevalentemente nel segmento medio-alto. Al tempo stesso l’Italia è una grande consumatrice di prodotti tessili, in buona parte realizzati all’estero, soprattutto quelli destinati al largo consumo. Nonostante l’obbligo di raccolta differenziata introdotto col decreto legislativo 116/2020, circa l’80% dei rifiuti tessili continua a finire in discarica o negli inceneritori, cui si aggiungono flussi esportati in modo opaco verso Africa e Asia.

La necessità di dotarsi di una filiera industriale per il recupero si è fatta ancora più stringente da gennaio 2025, quando l’obbligo di raccogliere separatamente i rifiuti tessili è stato esteso a tutti gli Stati membri dell’Ue. Bruxelles sta inoltre costruendo un nuovo quadro normativo che va dall’ecodesign alla responsabilità estesa del produttore, fino al futuro passaporto digitale dei prodotti.

Aumentare la raccolta senza disporre di impianti capaci di selezionare e trattare i materiali rischia però di spostare il problema più avanti lungo la filiera. Oggi gran parte dello smistamento avviene ancora manualmente, basandosi sulle etichette dei capi: un sistema lento e non sempre affidabile, perché le indicazioni possono essere assenti, deteriorate o incomplete. La stessa Commissione europea individua nello smistamento automatizzato uno dei passaggi indispensabili per costruire una filiera tessile realmente circolare.

Il Textile Hub affronterà questo collo di bottiglia attraverso sistemi di selezione automatica dotati di sensori ottici nel vicino infrarosso (Nir), capaci di riconoscere lana, cotone, seta, viscosa e altre fibre, per indirizzarle verso il trattamento più appropriato. A questa tecnologia si affiancherà una linea dedicata alla pre-sfilacciatura dei materiali, primo passaggio per recuperare fibre da reimmettere nei cicli produttivi.

La capacità complessiva raggiungerà 33.000 tonnellate l’anno, divise tra 20.000 tonnellate di rifiuti tessili post-consumo provenienti dall’intero bacino regionale e 13.000 tonnellate di scarti pre-consumo generati dal distretto pratese. Il nuovo impianto non sarà dunque al servizio della sola città, ma dovrà sostenere la filiera regionale del recupero tessile, collegandola a uno dei principali distretti manifatturieri d’Europa.

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