Nel sud Italia oltre 13mila ettari bruciati da inizio anno, la Basilicata nel fuoco incrociato di incendi e crisi climatica

20 Luglio 2026 - 17:05
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Nel sud Italia oltre 13mila ettari bruciati da inizio anno, la Basilicata nel fuoco incrociato di incendi e crisi climatica

«Ora basta». È il messaggio esposto in navigazione da Goletta Verde, arrivata sulle coste della Basilicata mentre gli incendi colpiscono duramente anche Maratea. Le fiamme hanno mandato in fumo gran parte della vegetazione di Monte San Biagio, arrivando quasi a circondare la statua del Cristo Redentore.

La mano dell’uomo resta all’origine dei roghi, spesso legati secondo Legambiente a interessi speculativi e criminali, ma la crisi climatica contribuisce ad aggravare il pericolo: l’aumento delle temperature allunga una stagione critica un tempo maggiormente concentrata nei mesi estivi.

Il Mezzogiorno si conferma l’area italiana più colpita. I nuovi dati dell’associazione ambientalista, aggiornati al 15 luglio, contano 547 incendi divampati dall’inizio del 2026: 416 si sono verificati tra il 1° gennaio e il 15 giugno, prima dell’avvio della stagione Antincendio boschivo (Aib), e altri 131 nel mese successivo. Le fiamme hanno già percorso 13.640 ettari, equivalenti secondo Legambiente a 18.407 campi da calcio e al 78% dell’intera superficie bruciata a livello nazionale.

In Basilicata sono stati registrati otto roghi, con 57 ettari andati in fumo. Tre incendi e 32 ettari bruciati si concentrano nel solo periodo compreso tra il 15 giugno e il 15 luglio, nonostante la stagione Aib fosse appena iniziata. Per Legambiente i numeri mostrano la necessità di rafforzare controlli, monitoraggio e prevenzione, sostenendo i Comuni anziché lasciarli soli di fronte all’emergenza.

«Gli incendi boschivi sono delle azioni vili – sottolineano Alice De Marco, portavoce di Goletta Verde, e Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente – e spesso sono mossi da interessi speculativi e mani criminali. È ora di dire basta e di fermare questi ladri di futuro che, oltre a bruciare ettari di boschi e di terreni agricoli e vegetati, causano gravi danni alla biodiversità, al patrimonio naturalistico del Paese ma anche all’economia locale e alla salute delle persone. Ci vuole più prevenzione, monitoraggi e controlli capillari, ma anche un inasprimento delle pene. Ci auguriamo che presto le forze dell’ordine risalgano ai responsabili di questi incendi, e che la giustizia faccia il suo corso».

Gli incendi rappresentano soltanto uno dei fronti sui quali la crisi climatica sta aumentando la vulnerabilità del territorio lucano. Lungo la costa pesano anche erosione e cementificazione: secondo i dati regionali del nuovo rapporto Spiagge di Legambiente, diffusi in anteprima, tra il 2010 e maggio 2026 undici eventi meteorologici estremi hanno provocato danni nei Comuni costieri della Basilicata. Tra questi rientra il ciclone Harry, che nel gennaio 2026 ha investito gran parte del territorio regionale colpendo in particolare i lidi di Rotondella, Scanzano e Metaponto.

Gli ultimi dati Istat disponibili indicano inoltre che tra il 2006 e il 2020 è entrato in erosione il 51% della costa lucana. Uno dei casi simbolo è il litorale di Metaponto, interessato da anni da un grave arretramento. La Regione Basilicata ha appena approvato un progetto da 11 milioni di euro per bloccare l’avanzata del mare, ma per Legambiente occorrerà valutarne l’effettiva capacità di affrontare il problema.

«Gli interventi realizzati sino ad ora per mitigare questo grave dissesto del litorale – sostiene il presidente di Legambiente Basilicata, Antonio Lanorte – sono risultati troppo spesso un rimedio peggiore del male. Si è spesso cioè operato con i soliti interventi emergenziali basati in sostanza sul posizionamento di barriere radenti, scogliere e pennelli che hanno peggiorato la situazione invece di migliorarla, sia nei tratti protetti che in quelli adiacenti».

L’associazione propone di superare le opere rigide attraverso la ricostruzione delle dune e i ripascimenti, individuando le soluzioni sulla base di studi dedicati a correnti e biodiversità. Misure da integrare nell’aggiornamento del Piano delle coste della Basilicata, insieme agli interventi di adattamento climatico per gli habitat costieri.

A livello nazionale resta intanto fermo al palo il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Approvato dal Governo Meloni nel gennaio 2024 dopo una lunghissima gestazione, il Pnacc ha individuato 361 azioni settoriali, ma è ancora privo dei finanziamenti e della governance necessari ad attuarle.

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