Dopo Hormuz si prepara Bab el-Manteb: non c'è pace tra gli Stretti

18 Luglio 2026 - 17:00
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Dopo Hormuz si prepara Bab el-Manteb: non c'è pace tra gli Stretti

Dopo il riacutizzarsi delle tensioni sullo Stretto di Hormuz, alle quali seguono contraddittorie notizie relative ad alcune unità mercantili colpite ed incendiate in seguito agli attacchi dei Pasdaran, cresce in queste ore anche il timore che lo Stretto di Bab el-Mandeb, che unisce il Mar Rosso all'Oceano Indiano: Teheran avrebbe chiesto agli Houthi di prepararsi a chiuderlo qualora  si verificassero attacchi statunitensi rivolti alle infrastrutture energetiche iraniane, riaccendendo i timori (mai del tutto sopiti)  riguardanti  i flussi di  traffico dei prodotti fossili. Così, dopo la crisi di Hormuz, il Mar Rosso, potrebbe diventare il nuovo fronte, che ingloberebbe, aumentandola esponenzialmente, la preoccupante crisi energetica da fonti fossili.

La chiusura dello strategico Stretto di Bab el-Mandeb potrebbe avere importanti ricadute sui commerci mondiali, bloccando un passaggio strategico largamente utilizzato dai Paesi esportatori di petrolio e gas naturale. Secondo le stime effettuate dall’EIA (U.S. Energy Information Administration), nel 2024 attraverso questo Stretto sono transitati mediamente circa 4,1 milioni di barili di prodotti petroliferi al giorno.

Bab el-Mandeb costituisce dunque una delle rotte alternative maggiormente utilizzate dagli esportatori di petrolio per raggiungere principalmente i mercati asiatici, che poi sono i maggiori acquirenti di prodotti fossili provenienti dall’area del Golfo Persico; infatti,  circa 7 milioni di barili di petrolio vengono oggi trasportati tramite oleodotto fino alla città portuale saudita di Yanbu – ubicata sul Mar Rosso – per proseguire poi attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb per giungere nei porti asiatici.

Finora ad oggi gli Houthi non hanno attaccato navi in transito nello Stretto di Bab el-Mandeb; dopo i bombardamenti su Teheran, verificatesi durante la fase iniziale del conflitto israelitico-americano, gli Houti concentrarono i loro attacchi missilistici contro Israele. Nel mutato scenario di guerra potrebbe accadere che gli Houti inizino a colpire invec le navi mercantili in transito nello Stretto, replicando la campagna già condotta durante gli ultimi anni della guerra di Gaza.

Gli Houthi dispongono di missili e droni in grado di colpire le navi in transito nel Mar Rosso e sarebbero in attesa dell’ordine di iniziare gli attacchi anche con l’aiuto di membri del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana, presenti nello Yemen – che molto probabilmente decideranno il momento esatto quando iniziare gli attacchi alle unità mercantili, chiudendo di fatto lo Stretto.

“Oggi il Comando unificato del fronte della Resistenza considera Bab el-Mandeb come Hormuz”, informa il cosiddetto “Asse della Resistenza”, costituito dall’insieme di milizie e gruppi armati sostenuti dall’Iran, che comprende gli Houthi nello Yemen, Hezbollah in Libano e Kata’ib Hezbollah in Iraq. Il loro comunicato afferma che “se la Casa Bianca oserà ripetere i suoi errori insensati, capirà presto che il flusso dell’energia e del commercio globale può essere interrotto con una sola mossa”, raffigurando i due Stretti come una sorta di nodo scorsoio sul quale far penzolare l’economia energetica basata sui fossili, le cui nefaste ricadute sulla produzione industriale sono facilmente intuibili.

E tutto questo accade nel silenzio impotente delle Nazioni Unite, che francamente stentiamo a capire se siano ancora in vita.

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