Amazon Prime Video è finita al centro di un caso che riguarda le pubblicità
Un paio di anni fa, Amazon introdusse per la prima volta la pubblicità nella sua piattaforma di streaming video, accessibile a chiunque sottoscriva un abbonamento Prime "classico". Per rimuoverla, tuttora, è necessario pagare un sovrapprezzo, come anche per ottenere un'esperienza di visione e di ascolto superiore (le tecnologie Dolby Atmos e Dolby Vision sono state rimosse sempre due anni fa).
A fronte di queste scelte, molti clienti hanno protestato e continuano a protestare con vere e proprie class action. Negli USA, ad esempio, una di queste azioni si è conclusa negativamente per gli abbonati. Nel luglio 2025, un giudice federale di Washington ha stabilito che l'aggiunta di annunci pubblicitari da parte di Amazon costituiva una modifica consentita del servizio, e a quel punto gli abbonati hanno presentato ricorso alla Corte d'Appello del Nono Circuito. Ma soprattutto c'è il caso australiano, che solleva interrogativi sulla possibilità di peggiorare servizi a pagamento dopo che i clienti hanno già versato una somma per un anno.
In particolare, l'autorità australiana per la concorrenza (ACCC) ha accusato Amazon Commercial Services Pty Ltd, gestore locale di Prime, di aver violato la legge nazionale sulla tutela dei consumatori. Negli accordi di abbonamento Prime sarebbero state introdotte clausole contrattuali abusive (5), che Amazon avrebbe sfruttato per inserire pubblicità su Prime Video.
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