ANBI, acqua asset strategico per l’Italia: nuovo Statuto e protocollo con Protezione Civile e Autorità di distretto

01 Luglio 2026 - 19:15
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ANBI, acqua asset strategico per l’Italia: nuovo Statuto e protocollo con Protezione Civile e Autorità di distretto

ANBI, l’acqua al centro della strategia nazionale: nuovo Statuto, protocollo con Protezione Civile e Autorità di distretto per rafforzare sicurezza idrica

L’acqua come risorsa strategica per la sicurezza del Paese, la crescita dei territori, la tutela dell’agricoltura e la risposta ai cambiamenti climatici. Si è aperta oggi a Roma, al Carpegna Palace Hotel, l’Assemblea nazionale di ANBI, l’Associazione nazionale dei Consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue, dedicata al tema “L’acqua è strategia: il modello italiano per la sicurezza, la crescita e la pace”.

La prima giornata dei lavori ha messo al centro il ruolo dei Consorzi di bonifica e irrigazione in una fase in cui la gestione della risorsa idrica è sempre più legata alla prevenzione del rischio, alla sicurezza dei territori, alla competitività delle filiere agricole e alla capacità del Paese di adattarsi agli effetti della crisi climatica.

In apertura dell’Assemblea, i rappresentanti dei 141 enti consortili aderenti hanno approvato la revisione di alcuni articoli chiave dello Statuto associativo, dando vita a un documento aggiornato nella terminologia e nella visione strategica. Il nuovo testo recepisce concetti ormai centrali nell’azione consortile: gestione sostenibile e integrata delle risorse idriche, adattamento ai cambiamenti climatici, mitigazione del rischio idrogeologico, uso circolare dell’acqua, soluzioni basate sulla natura, transizione ecologica e digitale, biodiversità e resilienza territoriale.

La revisione amplia inoltre il perimetro d’azione di ANBI, rafforzandone la presenza nelle sedi europee e internazionali e promuovendo formazione professionale, digitalizzazione e innovazione tecnologica. Nel nuovo Statuto entrano in modo esplicito anche valori come parità di genere, trasparenza, integrità e responsabilità sociale.

Il nuovo testo conferma e consolida i Consorzi di bonifica ed irrigazione come rete strategica nazionale nella lotta alla siccità, alla desertificazione, alla subsidenza ed all’erosione costiera”, ha sottolineato il presidente di ANBI, Francesco Vincenzi, evidenziando anche il ruolo degli agricoltori come “custodi del paesaggio” e protagonisti nella cura del territorio.

Per il direttore generale di ANBI, Massimo Gargano, si tratta di “una riforma necessaria”. Lo Statuto del Terzo Millennio, ha spiegato, rappresenta “un atto fondativo rinnovato”, capace di rispecchiare il ruolo e l’assunzione di responsabilità attuale e futura dei Consorzi di bonifica e irrigazione italiani. Accanto al rinnovo dello Statuto, uno dei passaggi centrali della giornata è stata la firma di un Protocollo d’intesa per migliorare la collaborazione istituzionale a salvaguardia del territorio. L’accordo coinvolge il Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ANBI, l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale e l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale. A sottoscrivere il protocollo nella Capitale sono stati Fabio Ciciliano, capo Dipartimento della Protezione Civile, Francesco Vincenzi, presidente ANBI, Marco Casini, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, e Gaia Checcucci, segretario dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale.

L’obiettivo dell’intesa è rafforzare il raccordo tra pianificazione di bacino, presidio territoriale, monitoraggio, adattamento climatico e pianificazione di protezione civile in caso di severità idrica o rischio idraulico, da frana e costiero. Il protocollo punta inoltre a promuovere una collaborazione stabile a supporto delle attività di Regioni, Comuni, Centri funzionali, Consorzi di bonifica e altri soggetti del Servizio nazionale della Protezione Civile. Per questo sono previste modalità condivise di scambio dati e interoperabilità, così da rafforzare il supporto conoscitivo all’aggiornamento della pianificazione di protezione civile.

L’intesa potrà favorire anche studi idrologici, idraulici, geomorfologici, geotecnici e costieri, simulazioni di scenario, analisi territoriali, elaborazioni da dati satellitari e da osservazione della Terra. Tra gli strumenti previsti figurano anche servizi digitali, WebGIS, gemelli digitali distrettuali, applicazioni di intelligenza artificiale, dashboard e strumenti interoperabili di supporto alle decisioni. Il protocollo si applicherà in via prioritaria ai territori ricadenti nei distretti idrografici dell’Appennino Centrale e dell’Appennino Settentrionale, ma resta aperto all’adesione di altre Autorità di bacino distrettuali.

Il tema dell’acqua come leva di stabilità economica e sociale è stato al centro anche dell’intervento di Roberto Diacetti, direttore generale di Fondazione Enpaia. “Il modello italiano dell’acqua dimostra che quando un Paese sa integrare finanza, gestione delle risorse e previdenza, costruisce non solo infrastrutture, ma stabilità”, ha dichiarato Diacetti in occasione dell’apertura dei lavori. Per il direttore generale di Enpaia, “l’acqua è un asset strategico: genera valore economico, protegge i territori, sostiene il lavoro”. Ma questo valore, ha aggiunto, diventa duraturo solo se accompagnato da “un sistema previdenziale solido, capace di trasformare la crescita in sicurezza sociale”.

Diacetti ha poi indicato nella collaborazione tra ENPAIA e ANBI un modello nazionale capace di tenere insieme risorse naturali, capitale umano e sostenibilità finanziaria. “Dove i Consorzi di bonifica garantiscono sicurezza idrica, noi garantiamo sicurezza previdenziale. È un intreccio virtuoso, che unisce risorse naturali, capitale umano e sostenibilità finanziaria”, ha sottolineato.

Nel pomeriggio i lavori dell’Assemblea sono proseguiti con il panel “Innovazione che protegge e produce. Norme, ricerca e territori per l’agricoltura del futuro”, dedicato al rapporto tra innovazione, ricerca, norme e agricoltura. Tra gli interventi quelli di Massimo Gargano, Francesco Battistoni, Stefano Vaccari, Franco Masenello, Marco Casini, Fabio Ciciliano e Nicola Gherardi.

Nel corso della giornata c’è stato anche un fuori programma con i saluti dell’assessore della Regione Lazio, che ha portato il contributo istituzionale del territorio ospitante ai lavori dell’Assemblea nazionale ANBI. La prima giornata ha confermato il ruolo sempre più centrale della gestione dell’acqua nelle politiche di sicurezza, prevenzione e sviluppo del Paese. Dal nuovo Statuto al protocollo istituzionale con Protezione Civile e Autorità di distretto, il modello italiano dell’acqua viene rilanciato come leva per rafforzare la tutela dei territori, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la competitività dell’agricoltura.

L’Assemblea proseguirà domani, giovedì 2 luglio, con una seconda giornata dedicata, tra gli altri temi, alle politiche di coesione, alle aree interne e al modello agricolo italiano, con gli interventi dei ministri Tommaso Foti e Francesco Lollobrigida.

L’intervista di Affaritaliani a Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI

Oggi, all’Assemblea di ANBI, vogliamo affrontare temi fondamentali legati ai cambiamenti climatici. Centrale è la gestione della risorsa idrica, a partire dai territori in cui questa risorsa nasce. Le aree interne saranno oggetto di dibattito e confronto, perché proprio da lì passa la costruzione della sicurezza non solo dei territori di monte, ma anche di quelli di valle. In queste aree dobbiamo garantire maggiore vivibilità alle persone e, soprattutto, creare le condizioni perché restino quelle imprese che oggi contribuiscono alla sicurezza del territorio. Dobbiamo farlo puntando su innovazione e tecnologia“, ha dichiarato Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI, ai microfoni di Affaritaliani.

È per questo che vogliamo raccontare come i nostri 230mila chilometri di canali debbano diventare sempre più ‘parlanti’ e ‘pensanti’, immaginando infrastrutture capaci di supportare non solo la gestione della risorsa idrica, ma anche il miglioramento della qualità della vita degli imprenditori che utilizzano l’acqua e dei nostri collaboratori. Infine, ma non per importanza, abbiamo bisogno di parlare di infrastrutture. Oggi più che mai sono decisive. Stiamo toccando con mano come i periodi di siccità si ripresentino con frequenza sempre maggiore, anno dopo anno. Per questo dobbiamo avere la forza, la coerenza e la concretezza di mettere in campo tutte le azioni necessarie per accelerare il Piano invasi, che ci permetterebbe di aumentare la sicurezza dei territori anche sotto il profilo idrogeologico. È con questo spirito che chiediamo alle istituzioni particolare attenzione e, soprattutto, celerità nel mettere in campo le azioni necessarie per velocizzare tutti i percorsi”, ha concluso Vincenzi.

L’intervista di Affaritaliani a Massimo Gargano, Direttore Generali di ANBI

La proposta di ANBI poggia su tre pilastri: infrastrutture, innovazione e cultura. Dal punto di vista infrastrutturale, siamo profondamente convinti che il Piano invasi rappresenti una sfida decisiva per il futuro. Dobbiamo raccogliere l’acqua quando è in eccesso, per garantire sicurezza idrogeologica ai cittadini, e poter disporre di quella stessa acqua quando manca, a tutela dell’agricoltura e del Made in Italy agroalimentare. È una sfida di futuro, ma anche una sfida legata al modello di sviluppo italiano. Dobbiamo poi intervenire sulla manutenzione degli impianti: le perdite, oggi, sono una vergogna. È necessario svuotare le dighe dai sedimenti che le riempiono, un’operazione che tecnicamente si può fare“, ha chiosato Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI, ai microfoni di Affaritaliani.

Gargano ha continuato: “Non è vero che le risorse non ci sono: ogni anno si spendono 3,5 miliardi di euro per riparare i danni. Le risorse ci sono, ma dobbiamo spostarle dall’emergenza alla prevenzione. Va esattamente in questa direzione il protocollo che abbiamo sottoscritto con Fabio Ciciliano, capo Dipartimento della Protezione Civile. È chiaro che tutto questo richiede un’inversione culturale, ed è proprio questa la visione che mettiamo a disposizione del Paese. Il terzo elemento è quello della cultura, a partire dall’accordo con l’università. Abbiamo bisogno di ingegneri ambientali, di una nuova cultura dell’acqua e di un’opinione pubblica consapevole che l’acqua, oggi, è un bene limitato, rispetto al quale non possiamo più fare sconti né voltarci dall’altra parte“.

In questo quadro si inserisce anche il tema delle aree interne. Tredici milioni di italiani non possono essere considerati un peso per il Paese. Quattromila Comuni sotto i 5mila abitanti non possono restare senza servizi essenziali: senza un pronto soccorso, un negozio, un istituto bancario, un ufficio postale o un ambulatorio. È evidente che dobbiamo mettere in campo soluzioni concrete. Noi, come Consorzi di bonifica, a quelle aree garantiamo sicurezza idrogeologica e disponibilità d’acqua. Ed è su questo che vogliamo essere valutati“, ha concluso Gargano.

L’intervista di Affaritaliani a Fabio Ciciliano, capo Dipartimento della Protezione Civile

Oggi abbiamo sottoscritto un protocollo di collaborazione tra ANBI, Protezione Civile, Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale e Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale. Si tratta, in realtà, di un’intesa che mette a regime una collaborazione già attiva da diversi decenni. La gestione dell’acqua, però, non può più essere lasciata a collaborazioni estemporanee: deve essere strutturata, così da consentirci, nel lungo periodo, di raccogliere i frutti di ciò che oggi abbiamo il dovere di piantare”, ha commentato Fabio Ciciliano, capo Dipartimento della Protezione Civile, ai microfoni di Affaritaliani.

L’intervista di Affaritaliani a Marco Casini, Segretario Generale Autorità di Bacino Distrettuale Appennino Centrale

Il protocollo che abbiamo siglato oggi con Protezione Civile e ANBI mira a rafforzare la collaborazione tra gli enti preposti alla gestione del rischio idraulico e del rischio frana, con l’obiettivo di proteggere il territorio del nostro Paese. L’obiettivo è scambiare in modo più fitto ed efficiente dati, informazioni e competenze tra gli enti, così da poter mettere in campo azioni più efficaci e rapide. Faccio un esempio: noi siamo depositari delle mappe di rischio. Queste mappe non servono soltanto all’urbanistica e alla redazione dei piani regolatori, ma sono fondamentali anche per la Protezione Civile, che le utilizza per progettare i piani di emergenza, i piani di evacuazione e per mettere in sicurezza la popolazione. Questa comunicazione tra gli enti è oggi sempre più necessaria“, ha aggiunto Marco Casini, Segretario Generale Autorità di Bacino Distrettuale Appennino Centrale, ai microfoni di Affaritaliani.

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