Anche Renzi ossessionato dalla Giorgia nazionale. “Dobbiamo fermare la sua corsa al Colle. A tutti i costi”

01 Luglio 2026 - 15:01
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Anche Renzi ossessionato dalla Giorgia nazionale. “Dobbiamo fermare la sua corsa al Colle. A tutti i costi”

Anche Renzi ossessionato dalla Giorgia nazionale. “Dobbiamo fermare la sua corsa al Colle. A tutti i costi”

Ossessionato dalla Giorgia Nazionale. Velenoso e fuori controllo. A colloquio con il Foglio Matteo Renzi  si mostra accecato dal sacro furore anti-meloniano.  Parola d’ordine: impedire a tutti cosi che la premier vada al Quirinale. Sarebbe una iattura, naturalmente. “Se a sinistra non prevale Tafazzi, la fermeremo. Meloni ha distrutto l’Italia, è la scendiletto di Trump. Mantovano non è Gianni Letta ed è inadatto”. Parole come pietre, segno di un grande nervosismo.

Renzi straparla: Mantovano un analfabeta istituzionale

Sul sottosegretario alla presidenza del Consiglio, stimato trasversalmente, non si regola definendolo un “analfabeta istituzionale”. E ancora: “Pensavamo fosse un Gianni Letta ma era un camerata come tanti. Ha utilizzato i Servizi e mosso la guerra al ministro della Difesa. Toccherà a noi ricucire e riportare ordine e decenza”. Manca un anno al voto e l’ex premier-rottamatore già scalpita. Si mette in mostra, fa la ruota, punzecchia, lancia messaggi. E conferma indirettamente di aver brigato con il generale Vannacci. “Arriverà al 10 per cento”, dice gongolante. “Può scegliere. Può accontentarsi di fare il vice di Meloni oggi o fare il leader della destra fra cinque anni”.

Non voglio i voti di Pd e 5Stelle, corro nel proporzionale

Poi esibisce l’orgoglio del generale incompreso. Che non si dica che il suo partito, stimato sotto il 3 per cento, non sia autosufficiente. “Non voglio i voti di Pd e M5s: corro nel proporzionale. Non cambio le mie idee, non voglio i voti degli altri. Io ho i miei voti e i miei principi”. Oibò, direbbe Berlusconi. “C’è chi è No Tav, io no Tax, c’è chi è Pro Pal, ma io sono Pro Pil. Ai riformisti che hanno queste idee e vogliono votare centrosinistra dico: c’è Casa Riformista”.

Lei vuole andare al Colle, io mandarla a casa

Ma è sulla premier, che ha osato smontare il tabù del Quirinale precluso per editto al centrodestra, che il leader di Italia Viva dà il meglio di sé. “Lei vuole andare al Colle, io mandarla a casa. È più presentabile di Urso, ma rispetto a Urso lo è anche il mostro di Loch Ness”. E ancora, con scarsa eleganza e fantasia: “Le interessano le stanze del Quirinale per portare fratelli, sorelle e congiunti”. Se Meloni va al Quirinale lei salirà in montagna con Elly Schlein e Giuseppe Conte o si riparerà all’estero con Obama? “Lo avevo anticipato da mesi ma ora è chiaro. Meloni vuole prendersi tutto, ha scoperto le sue carte. Meloni punta al Colle, ma chi troppo vuole nulla stringe e il troppo stroppia”. Non risponde sul futuro. Dribbla e appare scoperto, orfano di progetti e lambito da un po’ di sana invidia.

Non sono il consigliere di Vannacci, però…

A lui il disegno non riuscì. Renzi, è la storia dolorosa della sua parabola, non seppe monetizzare lo straordinario bottino elettorale delle europee del 2014, quando il Pd ottenne la percentuale “record” del 40,8%. Certo può vantarsi di aver fatto cadere due governi. Ma poi? Anche oggi si accontenta di manovrare dietro le quinte. È il consigliere “segreto” di Vannacci? “Sgomberiamo subito il campo. Io mi sono limitato a leggere la realtà. C’è una domanda di destra radicale in Italia, come c’è in Europa, e Vannacci l’ha semplicemente interpretata. Io ho solo letto i fatti per primo”.

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