Andrea Cardamone a VisionePA: l'innovazione della PA parte dai cittadini, non solo dalla tecnologia
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Andrea Cardamone a VisionePA spiega perché la trasformazione digitale della PA è soprattutto culturale e passa da inclusione e accessibilità, prima ancora che dall’Intelligenza Artificiale.
Per anni abbiamo identificato la trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione con la digitalizzazione dei servizi. Bastava mettere online un modulo, aprire un portale, introdurre un assistente virtuale o integrare l’Intelligenza Artificiale perché un ente potesse definirsi innovativo. Oggi però questa convinzione mostra tutti i suoi limiti. Un servizio digitale è davvero tale soltanto se il cittadino riesce a utilizzarlo. Se riesce ad accedervi in autonomia, senza sentirsi disorientato, senza dover cercare aiuto altrove o rinunciare perché il percorso è troppo complesso.
È probabilmente questa la riflessione più interessante emersa dall’intervista realizzata per VisionePA ad Andrea Cardamone, Executive Chairman di Digital360, uno dei principali gruppi italiani che operano nell’innovazione, nella trasformazione digitale e nel supporto a imprese e pubblica amministrazione. Per intenderci è il gruppo di cui fa parte anche FPA, la società artefice del Forum PA, presieduta da Gianni Dominici.
Forte di oltre venticinque anni di esperienza nell’innovazione digitale, dalle prime esperienze nel banking online fino alla guida di uno dei principali gruppi italiani della trasformazione digitale, Cardamone propone una lettura che va oltre la tecnologia. Il vero tema, sostiene, non è quanto velocemente evolvano l’intelligenza artificiale o i servizi digitali, ma quanto rapidamente riescano a evolvere le persone, le organizzazioni e la cultura che dovrà utilizzarli.
L’intervista integrale è disponibile nel video che trovi in fondo a questo articolo. Di seguito proponiamo i passaggi che meglio raccontano una visione estremamente interessante sul futuro della PA e del Paese.
La sfida non è più il PNRR, ma la normalità
Il tema caldo di questo momento, emerso spesso al recente Forum PA 2026 cui Cardamone ha preso parte, è cosa succederà dopo la conclusione della fortunata fase PNRR. Dopo, cioè, che verrà meno il consistente impulso che gli incentivi PNRR hanno dato al processo di trasformazione digitale della PA. Per Cardamone il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha rappresentato un acceleratore straordinario, capace di mobilitare risorse, competenze e nuove forme di collaborazione tra amministrazioni e imprese. La vera prova, però, comincia ora. Terminata la stagione dell’eccezionalità, inizia un nuovo percorso che deve normalizzare i risultati raggiunti. Occorre evitare che quanto costruito si disperda.
L’attitudine deve essere positiva, per questo preferisce sostituire la parola “difficoltà” con “ambizione”. L’ambizione di trasformare il metodo PNRR in un modo stabile di lavorare, fondato sulla continuità, sulla misurazione del valore prodotto e sulla capacità di costruire un ecosistema permanente tra pubblico e privato.
La tecnologia accelera. La cultura deve riuscire a starle dietro
Nel dibattito sull’intelligenza artificiale e sulla trasformazione digitale della PA ci si concentra spesso sulla rapidità con cui evolvono gli strumenti e tutt’al più ci si sofferma sulle “sacche di resistenza” di alcuni enti locali per cui c’è bisogno di cambio di modello gestionale e organizzativo, nuove competenze e formazione. Cardamone aggiunge un tassello fondamentale e invita a osservare un’altra velocità, molto meno appariscente ma decisiva: quella del cambiamento culturale. La PA è a servizio dei cittadini, sono loro l’utente finale e devono potervi accedere autonomamente, senza complicazioni, senza difficoltà.
La sua esperienza nella nascita del digital banking gli ha insegnato all’Executive Chairman di Digital360 che la tecnologia può essere pronta molto prima delle persone chiamate a utilizzarla. Lo stesso rischio si presenta oggi nella Pubblica Amministrazione. Per questo, arrivati a questo punto, propone un approccio inverso: bisogna rallentare la corsa tecnologica e accelerare la crescita culturale, affinché innovazione, organizzazioni e cittadini possano avanzare insieme senza creare strappi e nuove disuguaglianze.
La lezione di IKEA: la PA deve imparare ad accompagnare i cittadini
Ricordando gli anni della nascita di WeBank, di cui è stato tra i fondatori e CEO, Andrea Cardamone racconta che il vero lavoro non consisteva nello sviluppare una piattaforma bancaria digitale, ma nell’accompagnare le persone verso un nuovo modo di interagire con i servizi. “Lavoravamo come IKEA – spiega – non vendevamo soltanto un prodotto ma costruivamo istruzioni semplici, intuitive e comprensibili che permettevano ai clienti di diventare progressivamente autonomi”.
È esattamente ciò che, secondo lui, dovrà succedere per una vera ed effettiva trasformazione digitale della PA.
La qualità di un servizio pubblico non si misurerà soltanto dalla sua disponibilità online, ma dalla capacità di guidare il cittadino durante tutto il percorso, eliminando dubbi, barriere e passaggi inutilmente complessi. La vera customer experience della Pubblica Amministrazione nasce infatti quando il servizio riesce quasi a “spiegarsi da solo”.
Accessibilità e inclusione non sono effetti collaterali della digitalizzazione
In questa prospettiva, accessibilità e inclusione smettono di essere semplici requisiti normativi per diventare elementi strutturali della progettazione dei servizi.
Andrea Cardamone richiama l’attenzione su un Paese destinato a cambiare profondamente nei prossimi anni: una popolazione sempre più anziana, una società più multiculturale e nuovi bisogni che richiederanno modalità di interazione completamente diverse da quelle attuali.
È qui che l’intelligenza artificiale può esprimere il proprio potenziale più interessante. Non tanto sostituendo il lavoro umano, quanto aiutando la Pubblica Amministrazione ad abbattere barriere linguistiche, semplificare i percorsi amministrativi e rendere realmente accessibili servizi pensati per cittadini con competenze digitali molto differenti tra loro. L’ambizione in questo senso è dunque costruire una società e una cittadinanza meno frammentate e più omogenee.
Collegare le isole per costruire un ecosistema
C’è infine un’immagine che sintetizza efficacemente la visione di Cardamone.
L’Italia, osserva, produce già enormi quantità di valore. Università, imprese, amministrazioni, ricerca e professionisti generano continuamente innovazione. Il problema è che troppo spesso queste eccellenze restano isole separate.
La sfida della prossima PA sarà dunque costruire ponti: mettere in comunicazione dati, competenze, organizzazioni e territori affinché il valore non resti confinato nei singoli silos, ma diventi patrimonio comune.
Dobbiamo ambire a un ecosistema molto più omogeneo, meno a compartimenti stagni, meno a ruoli prestabiliti, così saremo tutti molto più parte di qualcosa di nuovo e migliore che prima non eravamo.
In sintesi, questa è la visione personale di Andrea Cardamone: la trasformazione digitale della PA non sarà giudicata dalla quantità di software installati o di algoritmi adottati, ma dalla capacità della Pubblica Amministrazione di accompagnare le persone nel cambiamento. Perché il futuro non appartiene alle tecnologie che corrono più veloci, ma alle istituzioni capaci di far crescere, insieme, innovazione, cultura e cittadini.
Guarda qui l’imprendibile intervista integrale
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