Split payment, si va verso la proroga al 2029: lo decide l'Europa
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Split payment verso il 2029: l’Europa apre alla proroga, ma resta il confronto con le imprese.
Lo split payment si avvicina a una nuova estensione. A pochi giorni dalla scadenza dell’attuale autorizzazione, fissata al 30 giugno 2026, dall’Europa è arrivato un segnale che potrebbe garantire la continuità di uno dei meccanismi fiscali più discussi degli ultimi anni.
La Commissione europea ha infatti espresso una prima valutazione favorevole alla richiesta avanzata dall’Italia per mantenere in vigore la cosiddetta scissione dei pagamenti, lo strumento che modifica le modalità di versamento dell’IVA nelle operazioni che coinvolgono la Pubblica Amministrazione e altri soggetti individuati dalla normativa.
Non si tratta ancora del via libera definitivo, ma il percorso appare ormai tracciato. Se il successivo passaggio istituzionale andrà a buon fine, il regime speciale continuerà a essere applicato per altri tre anni, evitando il ritorno alle regole ordinarie previsto dall’estate 2026.
Arriva il primo sì europeo alla proroga
La conferma è emersa durante un confronto parlamentare presso la Commissione Finanze della Camera, nel quale il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha illustrato gli sviluppi della procedura avviata nei confronti delle istituzioni europee.
L’Italia aveva formalizzato la richiesta di proroga nell’autunno del 2025, chiedendo di poter continuare ad applicare il sistema fino alla fine del 2029. La Commissione europea ha accolto l’impostazione generale della domanda, presentando una proposta che consentirebbe di mantenere il regime speciale fino al 30 giugno 2029.
La differenza temporale non è irrilevante. Bruxelles ha infatti scelto di concedere un’estensione più contenuta rispetto a quella auspicata dal Governo italiano, ribadendo che le deroghe alle regole ordinarie dell’IVA devono avere natura temporanea ed eccezionale.
Prima che la proroga diventi operativa sarà comunque necessario il pronunciamento del Consiglio dell’Unione europea, chiamato ad approvare formalmente la proposta.
Che cos’è lo split payment e come funziona
Per comprendere la portata della decisione è utile ricordare il funzionamento del meccanismo.
Normalmente un’impresa che emette una fattura incassa dal cliente sia il corrispettivo per il servizio o il bene fornito sia l’IVA esposta nel documento fiscale. Successivamente sarà il fornitore a versare l’imposta all’Erario.
Con lo split payment il procedimento cambia radicalmente.
Quando il destinatario della fattura è una Pubblica Amministrazione o uno degli altri soggetti inclusi nel perimetro della disciplina, il fornitore riceve esclusivamente l’importo netto della prestazione. L’IVA, invece, viene trattenuta e versata direttamente allo Stato dal committente pubblico.
In questo modo viene eliminato il rischio che l’imposta venga incassata dal soggetto emittente senza poi essere riversata all’amministrazione finanziaria.
Perché Bruxelles considera ancora utile la misura
Secondo la Commissione europea, la scissione dei pagamenti continua a rappresentare uno strumento efficace nel contrasto alle frodi fiscali e all’evasione IVA.
La valutazione positiva nasce soprattutto dalla capacità del sistema di agire in chiave preventiva. Diversamente da altri strumenti di controllo, che intervengono dopo l’emissione della fattura, lo split payment impedisce fin dall’origine che l’imposta possa essere trattenuta da chi dovrebbe successivamente versarla.
Particolarmente interessante è il collegamento evidenziato da Bruxelles con la fatturazione elettronica.
Le due misure, infatti, non vengono considerate alternative ma complementari. Da una parte la digitalizzazione delle fatture consente all’amministrazione finanziaria di individuare rapidamente eventuali anomalie; dall’altra la scissione dei pagamenti garantisce che l’IVA arrivi immediatamente nelle casse pubbliche.
In sostanza, mentre la fattura elettronica rafforza la capacità di controllo, lo split payment riduce il rischio che il mancato versamento si verifichi.
I numeri che hanno convinto l’Unione europea
Tra gli elementi più rilevanti della valutazione comunitaria figurano i risultati economici attribuiti alla misura.
Secondo i dati trasmessi dall’Italia, il sistema garantirebbe un incremento degli incassi IVA nell’ordine di circa 4,6 miliardi di euro ogni anno.
Si tratta di una cifra particolarmente significativa, soprattutto in un contesto nel quale il cosiddetto VAT Gap – il divario tra l’imposta teoricamente dovuta e quella effettivamente riscossa – continua a rappresentare una delle principali criticità per molti Stati membri.
La Commissione ritiene che l’eliminazione improvvisa del regime speciale potrebbe determinare una riduzione del gettito di entità analoga, con conseguenze rilevanti sui conti pubblici.
Anche per questa ragione Bruxelles ha ritenuto opportuno concedere una nuova estensione, pur sottolineando la necessità di sviluppare parallelamente strumenti ordinari sempre più efficaci.
Una proroga che potrebbe essere l’ultima
Accanto all’apertura europea emerge però un messaggio piuttosto chiaro.
Nel documento predisposto dalla Commissione viene infatti evidenziata la volontà di accompagnare progressivamente il sistema fiscale verso un superamento delle deroghe speciali.
L’obiettivo dichiarato è quello di sfruttare sempre di più le potenzialità offerte dalle tecnologie digitali, dall’interoperabilità delle banche dati e dagli strumenti di monitoraggio in tempo reale.
Per questo motivo Bruxelles lascia intendere che la proroga fino al giugno 2029 potrebbe rappresentare l’ultima estensione concessa all’Italia nell’ambito dello split payment.
L’orientamento comunitario sembra dunque puntare a una graduale transizione verso modelli di controllo fondati prevalentemente sulla digitalizzazione e sull’analisi dei dati fiscali.
Le imprese continuano a esprimere perplessità
Se da un lato Governo e Commissione europea evidenziano i vantaggi del sistema, dall’altro non mancano le critiche provenienti dal mondo produttivo.
Tra le organizzazioni più critiche figura FINCO, che nelle scorse settimane ha ribadito la propria contrarietà a una nuova proroga.
Secondo la Federazione, il principale problema riguarda la liquidità delle aziende che lavorano con la Pubblica Amministrazione.
Poiché l’IVA non viene materialmente incassata dal fornitore, molte imprese accumulano nel tempo crediti fiscali che possono essere recuperati soltanto attraverso procedure di compensazione o rimborso.
Questo meccanismo, sostengono gli operatori economici, rischia di generare tensioni finanziarie soprattutto per le realtà di dimensioni minori, che spesso devono attendere tempi non sempre brevi per recuperare le somme maturate.
Il tema dei rimborsi IVA resta centrale
Le osservazioni delle imprese trovano spazio anche nella documentazione predisposta dalla stessa Commissione europea.
Bruxelles riconosce infatti che il sistema può determinare un aumento delle posizioni creditorie IVA e richiedere un utilizzo frequente delle procedure di rimborso.
Proprio per monitorare questo aspetto, l’Italia dovrà fornire entro settembre 2027 una relazione dettagliata contenente informazioni sui tempi medi di restituzione dell’imposta, sull’andamento delle richieste di rimborso e sull’efficacia complessiva della misura nel contrasto all’evasione.
Si tratta di un passaggio significativo, perché consentirà alle istituzioni europee di valutare non soltanto i benefici in termini di gettito, ma anche gli effetti concreti sul tessuto economico e produttivo.
I prossimi passaggi verso la conferma definitiva
L’iter non è ancora concluso. La proposta adottata dalla Commissione europea dovrà ora essere esaminata dal Consiglio dell’Unione europea, cui spetta l’approvazione finale della deroga.
Se il procedimento si concluderà positivamente, lo split payment continuerà ad applicarsi fino al 30 giugno 2029 nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni e degli altri soggetti già interessati dalla normativa.
Per enti pubblici, fornitori e professionisti si tratterebbe di una scelta orientata alla continuità, evitando cambiamenti improvvisi nelle modalità di gestione dell’IVA.
Il primo via libera europeo rappresenta dunque un passaggio importante. Resta da vedere se nei prossimi anni il sistema riuscirà a conciliare due esigenze spesso contrapposte: da una parte la lotta all’evasione fiscale, dall’altra la necessità di non penalizzare la capacità finanziaria delle imprese che operano con il settore pubblico.
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