Apple e Intel, Trump annuncia l’accordo per produrre chip negli Stati Uniti

18 Giugno 2026 - 12:09
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Apple avrebbe accettato di lavorare con Intel per portare negli Stati Uniti una parte della produzione dei chip progettati internamente. La possibile intesa, non ancora confermata pubblicamente dalle due società, è stata annunciata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, con un post pubblicato su Truth Social. Nel suo messaggio, Trump ha collegato l’operazione alla necessità di ricostruire negli USA una filiera nazionale dei semiconduttori, accusando "gli stupidi presidenti precedenti" di aver lasciato che Taiwan e altri Paesi sottraessero agli Stati Uniti una quota decisiva della produzione. "Progettiamo tutto, ma dobbiamo costruirlo qui, ora", ha scritto, sostenendo di aver deciso di aiutare Intel proprio per riportare in America una parte più ampia dell’industria dei chip.

La notizia arriva dopo alcune ricostruzioni secondo cui Apple e Intel avrebbero discusso per oltre un anno di un possibile accordo produttivo, arrivando più di recente a una fase formale. L’ipotesi non riguarda un ritorno dei processori Intel sui Mac: Apple continuerebbe a progettare internamente i propri chip basati su architettura Arm, mentre Intel avrebbe il ruolo di fonderia, producendo componenti disegnati dalla società di Cupertino.

Per Apple, un’intesa di questo tipo servirebbe soprattutto ad ampliare le opzioni produttive in una fase in cui la dipendenza da TSMC resta molto forte e la capacità più avanzata è contesa anche dai grandi produttori di chip per AI, da Nvidia ad AMD. Mancano però i dettagli che permetterebbero di capire la reale portata dell’operazione: quali componenti sarebbero coinvolti, con quali volumi, su quali processi produttivi, con quali tempi e con quali rese.

Trump sta provando da mesi a riportare negli Stati Uniti una parte più ampia della produzione tecnologica, soprattutto sul fronte dei semiconduttori, e l’annuncio su Apple e Intel segue esattamente questa linea. All’inizio del 2025, Apple aveva promesso 500 miliardi di dollari di investimenti nel Paese e poi ha aggiunto altri 100 miliardi, dopo le critiche del presidente sull’assemblaggio degli iPhone all’estero e sul possibile ricorso ai dazi. Intel, da parte sua, è già finita al centro della strategia americana: l’amministrazione ha trasformato quasi 9 miliardi di dollari di fondi federali in una partecipazione vicina al 10% della società e ha sostenuto dazi intorno al 100% sui semiconduttori importati, lasciando però spazio a esenzioni per chi produce, o promette di produrre, negli Stati Uniti.

Questo non rende realistico, almeno nel breve periodo, un iPhone interamente prodotto negli Stati Uniti. L’assemblaggio finale degli smartphone resta molto più difficile da spostare, per costi, tempi e complessità della catena produttiva. I chip seguono una dinamica diversa: se Intel riuscisse a garantire capacità affidabile negli USA, Apple avrebbe un canale produttivo aggiuntivo in un mercato dei semiconduttori avanzati sempre più conteso.

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