Armani, niente acquirente unico: per il 15% spunta l’ipotesi di una vendita in tre quote

Maggio 11, 2026 - 13:38
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Ci potrebbe essere una ulteriore e inaspettata evoluzione nella successione della Giorgio Armani Spa e della cessione del 15% del capitale prevista dal testamento di Giorgio Armani. Il management guidato dall’AD Giuseppe Marsocci starebbe lavorando a un piano industriale quinquennale destinato agli advisor finanziari che dovranno gestire quest’operazione. L’ipotesi che starebbe prendendo quota nel board nella maison – secondo quanto ricostruisce La Repubblica – sarebbe quella di suddividere la quota stabilita in tre pacchetti pari al 5% ciascuno, da destinare ai tre soggetti indicati nelle volontà dello stilista: L’Oréal, EssilorLuxottica e Lvmh.

Una soluzione che consentirebbe alla maison di mantenere maggiore equilibrio nella fase iniziale della successione e, allo stesso tempo, di rimandare a un secondo momento la scelta del partner destinato eventualmente a salire ulteriormente nel capitale. Il testamento prevede infatti che, tra il 2028 e il 2030, la società possa decidere se quotarsi oppure cedere una quota compresa tra il 30% e il 54,9% al medesimo player coinvolto nella prima operazione. La soluzione, spiega Repubblica, “avrebbe il pregio di dare più tempo all’azienda per progettare il futuro sulla linea tracciata dal fondatore, per esprimere a pieno il suo potenziale e prepararsi alla seconda fase”

Dietro questa impostazione emergono però anche le complessità industriali dell’operazione. Dei tre nomi coinvolti, infatti, l’interesse più concreto sarebbe arrivato finora soprattutto da L’Oréal, partner storico di Armani nel beauty e nelle fragranze, licenza estesa fino al 2050. Un asset particolarmente strategico considerando che una componente rilevante della redditività del gruppo Armani – si pensi agli ultimi risultati relativi al fiscal year 2025 – continua a essere legata proprio alle licenze, dagli occhiali al beauty, più che alla sola attività fashion.

Anche EssilorLuxottica, che collabora con Armani dal 1988 e gestisce la licenza eyewear fino al 2037, avrebbe manifestato interesse per una quota di minoranza. Tuttavia, per il gruppo guidato da Francesco Milleri, l’operazione avrebbe soprattutto una valenza finanziaria e relazionale, più che strategica sul fronte della governance, anche alla luce dei legami storici con la famiglia Armani e con Leo Dell’Orco.

Più articolata la posizione di Lvmh. Il gruppo di Bernard Arnault rappresenta infatti l’unico player puramente fashion-luxury tra i tre indicati nel testamento e, sulla carta, il partner industriale più vicino al core business della maison milanese. Ma proprio questa caratteristica potrebbe rendere l’operazione più delicata sotto il profilo degli equilibri futuri e dell’autonomia del marchio.

La divisione iniziale del 15% in tre pacchetti separati permetterebbe così alla società di guadagnare tempo, mantenere aperti più tavoli contemporaneamente e valutare nel medio termine quale interlocutore possa rappresentare il miglior ‘alleato’ per la seconda fase della successione. Fase in cui la Fondazione Armani manterrebbe comunque il controllo relativo con il 30,1% del capitale.

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