Arriva la trasparenza controllata dall’AI: il nuovo progetto ANAC-CNR
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La trasparenza della Pubblica amministrazione potrebbe entrare in una fase nuova. Non si tratta più soltanto di pubblicare documenti, delibere e informazioni nelle sezioni previste dalla legge, ma di riuscire a capire automaticamente se quei dati ci sono, se sono completi, coerenti e realmente utilizzabili.
È su questo terreno che si rafforza la collaborazione tra Autorità Nazionale Anticorruzione e Consiglio Nazionale delle Ricerche.
ANAC e CNR hanno infatti rinnovato il protocollo d’intesa dedicato allo sviluppo della Piattaforma Unica della Trasparenza, proseguendo il percorso avviato nel 2023. Al centro dell’accordo ci sono strumenti che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati estranei alla tradizionale attività amministrativa: intelligenza artificiale, machine learning, analisi semantica, raccolta automatizzata e classificazione dei dati.
La prospettiva è significativa soprattutto per enti e amministrazioni. La tecnologia non viene pensata soltanto per aggiungere un nuovo servizio digitale, ma per intervenire su uno dei problemi storici della trasparenza amministrativa italiana: la distanza tra l’adempimento formale dell’obbligo di pubblicazione e l’effettiva possibilità di trovare, comprendere e confrontare le informazioni.
Piattaforma Unica della Trasparenza, cosa cambia per la Pubblica amministrazione
Il punto di partenza è noto a chi lavora negli enti pubblici. Il decreto legislativo 33/2013 ha costruito un articolato sistema di obblighi di pubblicazione, concentrati principalmente nelle sezioni “Amministrazione Trasparente” dei siti istituzionali. Nel tempo, però, la gestione di una quantità crescente di documenti e informazioni ha prodotto situazioni molto differenti tra un ente e l’altro.
La stessa ANAC evidenzia come l’applicazione delle regole abbia incontrato difficoltà e disomogeneità, sia dal punto di vista delle amministrazioni chiamate a gestire e aggiornare le informazioni, sia per gli utenti che devono successivamente individuarle e consultarle.
La Piattaforma Unica della Trasparenza prova a cambiare questo modello, creando un’infrastruttura capace di mettere maggiormente a sistema le informazioni pubbliche. La prima versione della piattaforma nazionale è stata resa disponibile nel settembre 2025 e integra dati provenienti da differenti fonti pubbliche.
In questo ecosistema è entrata anche TrasparenzAI, piattaforma open source nata dalla collaborazione tra CNR e ANAC. Il sistema utilizza tecnologie automatizzate per analizzare le sezioni dedicate alla trasparenza presenti nei portali delle amministrazioni.
In altre parole, l’obiettivo non è chiedere a un dipendente pubblico di effettuare manualmente controlli su migliaia di pagine, ma consentire alla tecnologia di svolgere una prima attività di ricognizione, individuando strutture, contenuti e possibili anomalie. Il controllo umano non scompare: cambia invece il modo in cui può essere supportato dalla disponibilità di informazioni già organizzate e analizzate.
TrasparenzAI: dall’obbligo di pubblicazione alla verifica automatizzata
È probabilmente questo l’aspetto più interessante del nuovo accordo. Il rinnovo del protocollo non riguarda soltanto il mantenimento di quanto realizzato finora, ma prevede lo sviluppo di nuove funzionalità di TrasparenzAI e ulteriori strumenti destinati anche a utenti profilati.
ANAC e CNR intendono sperimentare tecnologie capaci di raccogliere automaticamente le informazioni, classificarle e sottoporle ad analisi semantica. Il sistema dovrà quindi essere in grado non soltanto di individuare un contenuto, ma progressivamente anche di interpretarne caratteristiche e collocazione, verificandone completezza, qualità e coerenza rispetto agli obblighi previsti.
Il salto concettuale è rilevante. Una PA può formalmente pubblicare un documento, ma questo non significa necessariamente che l’informazione sia semplice da trovare, correttamente classificata o agevolmente confrontabile con quella prodotta da altre amministrazioni.
La nuova fase della trasparenza digitale nella Pubblica amministrazione punta quindi a intervenire proprio sulla qualità del patrimonio informativo. La finalità diventa rendere i dati non soltanto presenti, ma anche conoscibili e potenzialmente riutilizzabili.
Non è un progetto nato dal nulla. Nella propria Relazione annuale, ANAC ha spiegato che TrasparenzAI utilizza tecniche di web crawling per effettuare analisi automatizzate della struttura delle sezioni “Amministrazione Trasparente”. La collaborazione con il CNR ha dunque già prodotto strumenti operativi; il nuovo protocollo mira ora ad ampliarli.
Intelligenza artificiale nella PA, ma con sicurezza e controllo sui dati
Un’altra parte dell’accordo riguarda direttamente l’impiego dell’intelligenza artificiale nella Pubblica amministrazione. ANAC e CNR intendono sperimentare nuove tecnologie per trattare e valorizzare le informazioni raccolte attraverso la Piattaforma Unica della Trasparenza e TrasparenzAI.
L’obiettivo dichiarato è migliorare la capacità degli enti di utilizzare il proprio patrimonio informativo e, contemporaneamente, renderlo maggiormente fruibile all’esterno. Ma l’innovazione dovrà svilupparsi entro alcuni confini precisi: sicurezza, controllo, trasparenza degli strumenti, sovranità digitale e rispetto della normativa italiana ed europea.
È un punto tutt’altro che secondario. L’introduzione dell’AI nei processi pubblici pone infatti questioni diverse rispetto al suo impiego in ambito privato. Quando vengono elaborate informazioni provenienti dalle amministrazioni, occorre sapere come vengono trattati i dati, quali sistemi vengono utilizzati e in che modo possono essere verificati i risultati prodotti dagli strumenti automatici.
La tecnologia, quindi, viene inserita nel progetto come strumento di supporto alla capacità amministrativa, non come sostituto indiscriminato delle responsabilità e delle valutazioni che restano in capo alle istituzioni.
Meno duplicazioni per gli enti grazie all’interoperabilità delle banche dati
Per gli uffici pubblici c’è poi un’altra parola chiave: interoperabilità. Far dialogare correttamente banche dati e piattaforme può evitare che la stessa informazione venga richiesta, inserita, aggiornata e verificata più volte all’interno di sistemi differenti.
Il rafforzamento della cooperazione tra ANAC e CNR guarda anche in questa direzione. Una maggiore integrazione delle fonti informative potrebbe semplificare la raccolta e la pubblicazione dei dati e, allo stesso tempo, alleggerire almeno una parte degli adempimenti operativi che oggi ricadono sulle amministrazioni.
Il presidente del CNR Andrea Lenzi ha collocato TrasparenzAI nella più ampia relazione tra digitalizzazione, innovazione delle piattaforme pubbliche e strumenti di trasparenza, sottolineando la funzione di servizio al Paese attribuita al progetto.
Anche il presidente dell’ANAC Giuseppe Busia ha indicato un passaggio preciso: andare oltre il semplice rispetto dell’obbligo di pubblicazione. La disponibilità delle informazioni, da sola, non basta se i dati restano difficili da individuare, interpretare o riutilizzare. La sfida consiste quindi nel trasformarli in conoscenza e applicazioni concretamente utili.
La trasparenza della PA diventa un’infrastruttura digitale
Per coordinare il nuovo percorso sarà istituito un Tavolo tecnico congiunto ANAC-CNR, al quale spetterà il compito di definire le linee programmatiche e organizzare le attività previste dall’intesa. Le due istituzioni metteranno a disposizione competenze, metodologie, esperienze e patrimonio informativo, favorendo anche lo scambio di buone pratiche.
Il significato dell’operazione, tuttavia, va oltre il singolo accordo. Per molti anni la trasparenza amministrativa è stata percepita soprattutto attraverso la logica della pubblicazione: un documento deve essere online perché una norma impone che lo sia. Con strumenti come la Piattaforma Unica della Trasparenza e TrasparenzAI si prova invece a costruire un sistema nel quale quelle informazioni possano essere raccolte, analizzate e confrontate su scala più ampia.
È qui che cambia la prospettiva. La trasparenza può diventare una vera infrastruttura informativa della PA, utile non soltanto agli organismi di vigilanza ma anche alle amministrazioni, ai cittadini, alle imprese e a chiunque abbia necessità di conoscere l’attività del settore pubblico.
La vera prova arriverà naturalmente con l’attuazione. L’automazione dovrà dimostrare di riuscire a semplificare i processi senza introdurre nuove rigidità, mentre l’intelligenza artificiale dovrà operare all’interno di meccanismi verificabili e affidabili. Se questa impostazione funzionerà, però, il risultato potrebbe essere significativo: passare da milioni di informazioni semplicemente pubblicate a un patrimonio pubblico realmente accessibile, controllabile e utilizzabile.
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