Bari, l'incubo Serie C è realtà: un fallimento unico nel suo genere, ecco cosa deve fare la famiglia De Laurentiis

22 Maggio 2026 - 23:07
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Una retrocessione che testimonia il fallimento del progetto sportivo pugliese.

E Serie C è stata: il Bari riesce nell'autentica impresa di non mantenere la categoria e di andare incontro a una retrocessione che più amara di così sarebbe come bere un bicchiere di puro succo di limone.

E' un fallimento su tutta la linea per la società pugliese che solamente quattro anni fa (esattamente quattro anni dopo il fallimento) ritornava ad affacciarsi in categoria e che nel 2023 si è trovata a un passo, a secondi, a un goal di distanza dalla promozione in Serie A. Quella rete che i Galletti non sono riusciti a segnare in questi 180 (più recuperi) minuti complessivi disputati fra il San Nicola e il Druso di Bolzano.

Sono infatti due 0-0 (il che rende ancora più tragico il finale) a far precipitare il Bari in terza serie: il Sudtirol si salva semplicemente in virtù del miglior posizionamento nella regular season di Serie B e per quel punto riuscito a centrare in tutta l'annata sportiva durante il campionato. Per il Bari è tutto da rifare: ancora una volta.

DA QUEL GOAL DI PAVOLETTI...

Il Bari si è trovato con le spalle al muro per una seconda volta: solo due anni, il rotondo successo contro la Ternana aveva permesso alla formazione pugliese di salvarsi e mantenere la categoria. Serviva una vittoria al Druso di Bolzano per restare in Serie B e invece i Galletti non riusciti a segnare nemmeno un goal in nessuna delle due partite fra andata e ritorno.

E pensare che, tre anni fa, il mondo era completamente capovolto: quell'11 giugno 2023 doveva essere il momento più alto della storia recente della squadra del capoluogo pugliese, con quel pareggio per 0-0 che, a pochi secondi dal termine, sarebbe valso la Serie A. Ma il tempo si è fermato per il Bari da quella rete di Pavoletti che negò il sogno del ritorno in massima serie e che portò il Cagliari di Ranieri in A.

Quel giorno, Bari non lo sapeva: era l'avvio di un processo di ridimensionamento e di discesa che è appena diventato inesorabile.

UNA STAGIONE PESSIMA

Ma il pareggio odierno al Druso è solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo di problematiche e frutto di una stagione che definire pessima sarebbe utilizzare un eufemismo.

Diciassettesimo posto a quota 40 punti, grazie alle 10 vittorie, ai 10 pareggi e alle ben 18 sconfitte arrivate in campionato (solamente Spezia e Reggiana hanno perso una gara in più), con 38 goal fatti (solo Virtus Entella, Sampdoria e Reggiana hanno siglato meno reti) e ben 60 subiti (la seconda peggior difesa, dietro al Pescara ultimo, di tutto il campionato di Serie B).

In mezzo, tutta una serie di avvicendamenti tecnici che da Caserta a Vivarini, sino ad arrivare a Moreno Longo e all'addio di Magalini come direttore sportivo e all'insediamento da ds dell'ex capitano Di Cesare. Una confusione dirigenziale e societaria che si è affacciata anche sulla rosa costruita e sul rettangolo verde di gioco e che hanno prodotto il risultato finale tanto temuto da tutta la piazza: la retrocessione.

ANCOR PEGGIO DELL'ANNUS HORRIBILIS

E pensare che questa stagione è diventata persino peggio dell'annus horribilis 2023/24, quando La Bari rischiò di finire nel baratro di una nuova retrocessione in Serie C, mettendo in fila 41 punti (13 sconfitte, 17 pareggi e solamente 8 vittorie), con 49 goal subiti (tra le peggiori difese di quella stagione in Serie B) e unicamente 38 segnati (il terzo peggior attacco di quel campionato).

In quell'annata, il Bari aveva avuto uno dei peggiori rendimenti in trasferta di sempre, vincendo in due sole occasioni e collezionando il secondo peggior rendimento, dopo il Lecco, in tutta la Serie B, con soli 14 punti messi a referto. La salvezza, tuttavia, alla fine arrivò sul filo del rasoio nel doppio confronto ai playout contro la Ternana che aveva anche il vantaggio del campo e del posizionamento in classifica.

Lì ci fu una vera e propria prova d'orgoglio magistrale che salvò i pugliesi dall'incubo della C, una fierezza che oggi è completamente svanita e che ha accompagnato il Bari negli inferi della Serie C, ancora una volta.

IL NODO MULTIPROPRIETA'

Le responsabilità vanno a cascata su tutti: dalla proprietà, alla società, alla dirigenza, allo staff tecnico e ai calciatori. Ma il vero nodo di questa piazza così importante e storica per tutto il calcio italiano rimane uno e uno soltanto: la multiproprietà.

Non è una novità che la famiglia De Laurentiis controlli sia il Bari che il Napoli e che entro il 2028 - termine fissato dalle norme e ultimo consentito in Italia - ci sia la necessità di trovare un compratore e vendere la società pugliese.

La reale novità odierna è che ora la famiglia De Laurentiis si troverà a dover provare di vendere una squadra che giocherà in Serie C e che ci ha messo - l'ultima volta che ha disputato tale categoria - tre stagioni per risalire in cadetteria.

Cosa ne sarà di Bari?

LE VOCI SULLA CESSIONE

In passato si è parlato e raccontato tanto di gruppi stranieri, nordamericani (uno canadese e l'altro statunitense) interessati all'acquisizione - per una cifra che potrebbe essere fissata intorno ai 60 milioni di euro, secondo alcune indicative valutazioni preliminari -, ma da quelle call, da quelle chiamate e contatti preliminari nulla è stato più deciso.

Possibile che una piazza come Bari non possa ambire a qualcosa di meglio? Le trattative sono distanti dall'essere anche solo impostate, tanto meno definite o aperte concretamente.

La sensazione è che finché non accadrà questo naturale passaggio di consegne, Bari non potrà davvero tornare a sognare e a lottare per i palcoscenici che merita di calcare.

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