Anche i Benetton si schierano con Intesa: Edizione aderirà all’Opas su Mps
Si fa sempre più in salita la strada di Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps, per tutelare l’indipendenza della banca senese dalle mire di Intesa Sanpaolo. Dopo Delfin, anche Edizione, la holding della famiglia Benetton, ha deciso di aderire all’Opas di Ca’ de Sass. E non mancano voci su un nuovo colpo di scena che, se si concretizzasse, metterebbe altri bastoni tra le ruote al piano del ceo di Monte dei Paschi. Affari italiani ha riportato infatti nelle ultime ore che Generali sarebbe pronta a lanciare un’Opa totalitaria su Banca Generali, su cui il Monte ha lanciato un’Ops, così come su Banco Bpm.
Non finisce qui, perché il gruppo Caltagirone, secondo maggiore azionista di Mps, ha annunciato che voterà contro la strategia di Lovaglio, dunque contro le due Ops su Banco Bpm e Banca Generali. Voto contrario anche alla proposta di riduzione del capitale, finalizzata al pagamento del dividendo straordinario, in parte con azioni Generali.
Con le posizioni di Caltagirone, di Delfin e della famiglia Benetton, il fronte degli azionisti che si sta schierando contro il progetto di Lovaglio arriva a circa il 32% del capitale di Mps.
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La scelta di Benetton
“Intesa Sanpaolo è una delle principali istituzioni finanziarie private italiane ed europee”, ha detto Alessandro Benetton, presidente di Edizione. “L’Opas promossa su Mps può creare valore, sia per la banca senese sia per i suoi azionisti”. Di qui la scelta: “è nostra intenzione partecipare all’offerta, conferendo l’1,45% di Mps detenuto da Edizione, che diventerà così azionista stabile di Intesa Sanpaolo”. Benetton ha illustrato anche l’altro motivo che ha convinto la holding ad aderire all’Opas: “Ho molto apprezzato che Carlo Messina abbia sottolineato che l’operazione promossa da Intesa rappresenterà un significativo valore sotto il profilo della stabilità dell’azionariato e dell’indipendenza di Assicurazioni Generali”.
La mossa di Generali
L’altra novità è il possibile blitz di Generali. Secondo Affari italiani, “Generali sarebbe pronta a lanciare un’Opa totalitaria su Banca Generali, di cui controlla già il 50,17%”. Secondo i rumor, “la mossa servirebbe così a irrobustire il perimetro del gruppo dopo il via libera alla fusione di Alleanza Assicurazioni in Generali Italia, deciso dal consiglio nei giorni scorsi”. Nel ricordare che “Alleanza possiede da sola il 7,22% di Banca Generali”, Affari italiani ha sottolineato che, “ai prezzi di oggi, comprare tutto il capitale che non è già di Trieste costerebbe circa 3,49 miliardi di euro (prima del premio che ogni offerta deve riconoscere)”.
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L’occhio della Bce
Se confermata, l’eventuale Opa di Generali su Banca Generali priverebbe la strategia di Lovaglio di uno dei suoi tasselli. A complicare il quadro ci sono le indiscrezioni sulla possibile reazione della Bce al maxi dividendo che Lovaglio starebbe valutando di distribuire agli azionisti, nel caso in cui l’erogazione andasse a inficiare i requisiti patrimoniali della banca senese. Attingendo al capitale in eccesso di Rocca Salimbeni, la maxi cedola potrebbe infatti erodere il Cet1 di Mps. Oltre a premiare gli azionisti distribuendo le azioni Generali, alcune fonti hanno riportato all’Ansa che, in uno scenario “ancora più aggressivo”, Rocca Salimbeni “potrebbe teoricamente distribuire anche una parte dell’eccesso di capitale accumulato negli ultimi anni, portando il Cet1 ratio dall’attuale 16% (o 16,5% attesi per fine 2026) a circa 13,5-14%, livello più vicino a quello delle principali banche italiane”. Si tratterebbe di “altri 2-2,5 miliardi di risorse distribuibili agli azionisti, pari a circa 0,7-0,85 per azione, che si aggiungerebbero ai circa 9 miliardi ottenibili dalla cessione della quota Generali. Il conto complessivo arriverebbe così a circa 11 miliardi, pari a quasi 3,7 per azione”.
La Bce non starebbe a guardare: l’utilizzo dell’eccesso di capitale potrebbe portare la Vigilanza ad accedere i riflettori su Mps. L’autorità non guarda infatti solo al Cet1 del “giorno successivo alla distribuzione. L’attenzione è rivolta soprattutto alla sostenibilità della posizione patrimoniale nei trimestri successivi, tenendo conto dei rischi di integrazione, dell’evoluzione del credito e degli scenari di stress”. Insomma, sono tanti gli aspetti che Lovaglio starà considerando, a fronte di un contesto che indica come il suo margine di manovra si stia facendo sempre più stretto. Ma la partita non è ancora chiusa: si attendono a questo punto le scelte degli investitori istituzionali e, soprattutto, cosa annuncerà l’ad in vista dell’assemblea straordinaria del Monte del 29 ottobre.
L’articolo Anche i Benetton si schierano con Intesa: Edizione aderirà all’Opas su Mps è tratto da Forbes Italia.
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