Batteri intestinali collegati alla fragilità nelle donne anziane

10 Luglio 2026 - 10:11
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Batteri intestinali collegati alla fragilità nelle donne anziane

I ricercatori dell’Università di Göteborg hanno identificato chiari legami tra la composizione dei batteri intestinali e la fragilità nelle donne anziane. Nei casi di alta fragilità, con un rischio aumentato di malattie e morte, la diversità batterica intestinale è inferiore e la funzione compromessa.

 

 

I ricercatori dell’Università di Göteborg hanno identificato chiari legami tra la composizione dei batteri intestinali e la fragilità nelle donne anziane.

Nei casi di alta fragilità, con un rischio aumentato di malattie e morte, la diversità batterica intestinale è inferiore e la funzione compromessa.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, si basa su una popolazione di 2.081 donne svedesi di età compresa tra 75 e 80 anni.

Lo studio dimostra chiaramente che la fragilità è collegata a una minore diversità e a una capacità funzionale più bassa del microbiota intestinale.

Questi risultati sono in gran parte confermati da una coorte cinese indipendente composta da 1.448 uomini e donne più anziani.

La fragilità è una condizione geriatrica comune caratterizzata da una maggiore vulnerabilità a malattie, cadute, compromissione funzionale e morte.

La condizione è associata a diversi fattori, tra cui la funzione fisica e mentale e cambiamenti fisiologici. Lo studio ha analizzato materiale genetico del microbiota intestinale in relazione al grado di fragilità e agli esiti clinici correlati alla fragilità.

Per misurare la fragilità, i ricercatori hanno utilizzato un indice sviluppato e validato internamente: l’Indice di Mortalità per Fragilità (FMI). Questo indice combina dimensioni funzionali, fisiologiche e psicologiche legate alla fragilità e al rischio di mortalità.

Lo studio mostra che un FMI più alto – che indica un grado stimato maggiore di fragilità e rischio di mortalità – è associato a una minore diversità microbica, meno geni microbici e una capacità funzionale prevista più bassa all’interno del microbiota intestinale.

Queste caratteristiche microbiche erano, a loro volta, collegate alla funzione fisica, alla mortalità e alle lesioni legate alle cadute.

I ricercatori hanno identificato un totale di 404 specie batteriche significativamente associate all’FMI. Molte di queste associazioni sono state osservate anche nella coorte cinese, suggerendo che alcune firme microbiche legate a fragilità e mortalità possano essere condivise in diversi contesti geografici e culturali.

“I nostri risultati mostrano che il microbiota intestinale riflette aspetti chiave della fragilità negli anziani. È particolarmente interessante che diverse associazioni siano state replicate in una coorte indipendente dalla Cina, il che rafforza la rilevanza dei risultati”, afferma Marina Vilar Geraldi, ricercatrice presso la Sahlgrenska Academy dell’Università di Göteborg.

I risultati possono contribuire a una migliore comprensione dei processi biologici alla base della fragilità e dell’invecchiamento.

A lungo termine, questa conoscenza potrebbe aprire la strada a nuovi metodi per identificare gli individui anziani a maggior rischio di esiti negativi per la salute.

Tuttavia, i ricercatori sottolineano che lo studio dimostra associazioni e che sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se i cambiamenti nel microbiota intestinale contribuiscano allo sviluppo della fragilità o possano fungere da bersagli per interventi preventivi.

“La fragilità è una condizione complessa, e i nostri risultati suggeriscono che il microbiota intestinale possa essere una parte importante del quadro complessivo. Il passo successivo è indagare se questi modelli microbici possano aiutare nella valutazione del rischio o costituire la base per futuri interventi,” afferma Mattias Lorentzon, Professore all’Università di Göteborg e Senior Consultant presso l’Ospedale Universitario Sahlgrenska.

Lo studio si basa sui dati della coorte SUPERB, composta da 2.081 donne svedesi di età compresa tra 75 e 80 anni, oltre a una coorte cinese indipendente di 1.448 adulti anziani.

 

 

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