Beato Giovanni Colombini, fondatore dei Gesuati e testimone della carità
Il beato Giovanni Colombini (1304-1367) visse nel XIV secolo, il Trecento, durante il Basso Medioevo. L ’Italia era divisa in numerosi comuni e signorie, spesso in conflitto tra loro, questo secolo, fu segnato da eventi molto difficili, come la cosiddetta “Peste nera” che nel 1348, causò milioni di morti in Europa, e da profonde e durature crisi a livello economico e sociale. In questo contesto così particolare, nacquero diversi movimenti religiosi, che invitavano tutti a vivere una vita semplice, basata sulla carità e la solidarietà, soprattutto verso i più poveri.
Giovanni Colombini, fu un mercante e religioso italiano nato a Siena, da Agnolina e da Pietro Colombini, nel 1320 si iscrive alla corporazione della lana e si dedica al commercio, dopo una vita dedicata agli affari, decise di abbandonare le ricchezze per vivere in povertà, seguendo l’esempio di San Francesco d’Assisi.
Prima della sua conversione religiosa, avvenuta dopo la lettura della “Vita di S. Maria Egiziaca (344-421) scritta da Jacopo da Varagine (1230-1298) egli ricoprì importanti incarichi politici nella città toscana e in particolare quella di Confaloniere, che prevedeva compiti di rappresentanza e di difesa del Comune, e di Priore, faceva infatti parte del governo cittadino e partecipava all’amministrazione della città.
Giovanni, era sposato, e aveva due figli, dopo la sua conversione, con il consenso della moglie, Monna Biagia, che apparteneva alla nobile famiglia senese dei Cerretani, insieme ai suoi seguaci, e alla moglie, iniziò a percorrere ed attraversare villaggi, dedicandosi alla preghiera e all’assistenza dei più bisognosi e dei malati.
Egli fondò la congregazione dei “Gesuati”, intorno al 1360, erano così chiamati perché ripetevano spesso il nome di Gesù nelle loro preghiere e nelle loro predicazioni, il nome deriva infatti dall’esclamazione “Gesù!Gesù!”, che pronunciavano con grande devozione. Nel 1367 questa congregazione venne approvata dal papa benedettino Urbano V (1362-1370) che ricevette Giovanni Colombini a Viterbo. Il pontefice riconobbe ufficialmente i “Gesuati”, consentendogli di vivere osservando la loro regola che prevedeva povertà, preghiera e del servizio ai malati.
Gli appartenenti a questa congregazione, non indossavano un abito religioso e non accedevano al sacerdozio, ma il papa impose ai “ Gesuati” di vestire un saio bianco e di condurre la vita comune in conventi. I “Gesuati” furono soppressi da Papa Clemente IX nel 1668, perché col tempo si era registrato un forte calo del numero dei membri, inoltre la congregazione aveva difficoltà economiche. I beni dei “Gesuati”, così furono trasferiti ad altre istituzioni ecclesiastiche e i religiosi ancora presenti, confluirono in altri ordini o furono secolarizzati, i membri non erano sacerdoti, ma erano fratelli laici, come s’è detto, dediti alla preghiera, all’assistenza dei poveri, e dei malati, e, in seguito, anche ad attività come la preparazione di medicinali e l’assistenza negli ospedali.
Giovanni Colombini ha lasciato un insieme di lettere e alcuni scritti di carattere spirituale. Le sue “Lettere”, erano indirizzate a discepoli, religiosi e laici e offrivano consigli spirituali, incoraggiamenti e riflessioni sulla vita cristiana. Il loro stile è semplice diretto e ricco di immagini tratte dalla vita quotidiana, caratteristica che le rende una testimonianza significativa della spiritualità italiana del Trecento. In tutti i suoi scritti ha parlato di povertà evangelica, umiltà, amore per Dio, conversione e carità, con lo scopo di guidare i lettori verso una vita cristiana più autentica.
Giovanni Colombini morì il 31 luglio 1367 ad Acquapendente, mentre era in viaggio verso Siena. Fu venerato come beato per molti secoli a livello locale, ma la sua beatificazione fu confermata ufficialmente da Gregorio XIII (1572-1585) e il Martirologio Romano ne fissò la festa e il ricordo al 31 luglio.
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