Delpini: «Il mio compleanno esotico in Brasile»
Festa per il compleanno dell'Arcivescovo (29 luglio)
Festa per il compleanno dell'Arcivescovo (29 luglio)Perché il governo non risparmia?
L’angoscia per la situazione delle carceri mi accompagna sempre. Non vedo spiragli per la frustrazione per l’impotenza di coloro che vorrebbero vedere rispettata la Costituzione della Repubblica e custodita la dignità delle persone che in carcere sono punite con la privazione della libertà e la dignità e professionalità delle persone che in carcere lavorano. Non mi pare che nella sensibilità comune e nelle persone che hanno incarichi istituzionali ci sia una volontà costruttiva di affrontare la complessità delle situazioni.
Intanto, peregrinando nello Stato di Amapà, in Brasile, sono stato condotto a visitare una istituzione che mette in atto un programma che si chiama Apac. La formula significa “Associazione di Protezione e di Assistenza dei Condannati”.
È ovvio che io non conosco bene né i criteri di ammissione, né le condizioni di funzionamento, né gli esiti documentati. Tuttavia, visitando la struttura che si trova in Macapà, mi è stato detto che il costo che lo Stato sostiene per ogni detenuto è la metà di quello che sostiene per ogni detenuto nelle carceri comuni. Mi è stato detto che tra coloro che terminano di scontare la pena la percentuale di recidiva è molto ridotta.
Perciò mi sono chiesto: perché il governo non risparmia denaro pubblico?
I tremila giovani
Una “giovane” diocesi capace di stupire e incoraggiare. Il tempo trascorso a Castanhal è stato sufficiente per visitare le opere compiute e quelle incompiute, il grandioso, l’esagerato e il minimo: opere d’arte e luoghi di preghiera, proposte educative e iniziative di carità.
Ma un evento mi ha fatto pensare e sperare. La camminata dei giovani da vent’anni a fine luglio convoca tremila giovani per un pellegrinaggio di chilometri, per un accampamento di fortuna, per giorni di canti, di preghiera, di silenziosa adorazione di fronte al Santissimo Sacramento esposto su un altare esposto al vento nel buio della notte.
«Che cosa c’è di straordinario?», mi domanderà qualcuno. Si tratta di eventi che si ripetono un po’ dappertutto, talora con numeri impressionanti, talora con ridotta partecipazione. Di straordinario c’è questo: ho visto giovani contenti di essere cristiani, giorni convinti di essere «chiamati a rimanere e inviati ad evangelizzare», giovani che cantano la fede giovane di una Chiesa giovane.
Tornerò a Milano portando con me l’immagine di una Chiesa giovane, lieta, persino imprudente.
Il compleanno esotico
Capita infatti che il compleanno ricorra mentre sei straniero in un contesto in cui sei per lo più sconosciuto e insignificante, che ti esprime un augurio in una lingua che non ti è familiare, che ti mette in imbarazzo perché ti mancano le parole per ringraziare.
Capita.
Di per sé compleanno allude a un compimento. Ma noi abitiamo nel Paese dell’incompiuto. Tutto quello che facciamo ci lascia insoddisfatti. La sete di Dio continua a essere un’aridità, il desiderio di contribuire alla gioia degli altri è frustrato da una maldestra impotenza. I paesaggi inediti, l’immensità incalcolabile del fiume e delle foreste, la constatazione degli orizzonti irraggiungibili della missione ti danno la misura della tua piccolezza, di essere un piccolo niente smarrito nell’universo incomprensibile.
Dunque, come si celebra il compleanno esotico? Forse così, come una invocazione, come un’attesa: «Vieni, Signore Gesù!».
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