Benzina e diesel a 2€, Figisc Siracusa: “i gestori non decidono il prezzo alla pompa”
Il prezzo del petrolio continua a risentire delle tensioni geopolitiche internazionali e, con esse, tornano le preoccupazioni degli automobilisti per il costo di benzina e diesel. Ma dietro i rincari alla pompa c’è una realtà spesso poco conosciuta: quella dei gestori degli impianti di carburante, che, secondo la Figisc, sono tra i primi a subire gli effetti delle oscillazioni del mercato senza avere alcun potere nella determinazione dei prezzi.
Ne ha parlato, in collegamento con SiracusaNews, Sebastiano Fontana, presidente provinciale della Figisc Siracusa-Confcommercio e consigliere nazionale della Federazione Italiana Gestori Impianti Stradali Carburanti. “La prima cosa da chiarire – spiega Fontana – è che il gestore non decide il prezzo del carburante. Noi acquistiamo il prodotto dalle compagnie petrolifere al prezzo che viene stabilito da loro e lavoriamo con un margine estremamente ridotto, nell’ordine di pochi centesimi al litro“.
Un aspetto che, secondo Fontana, alimenta un equivoco molto diffuso tra i consumatori, spesso convinti che siano proprio i distributori a beneficiare dei rincari. “Il problema è a monte della filiera – dice -. Le strategie commerciali vengono definite dalle società petrolifere. Anche noi subiamo gli aumenti e le oscillazioni del mercato”.
Se gli automobilisti fanno i conti con il costo del pieno, i gestori devono invece fare i conti con margini che, secondo Figisc, sono rimasti sostanzialmente invariati dal 2012, mentre nel frattempo sono aumentati i costi di gestione. “Le commissioni delle carte di credito, ad esempio, arrivano ad assorbire circa il 25% del nostro margine. A questo si aggiungono energia, personale e tutte le altre spese di esercizio. Molti impianti sopravvivono a fatica e quelli con volumi di vendita più bassi sono destinati a chiudere”.
I numeri fotografano una situazione di forte squilibrio. In Italia sono presenti oltre 22 mila impianti, con un’erogazione media di circa 1,3 milioni di litri l’anno. Una rete molto più estesa rispetto ad altri Paesi europei, dove il numero di distributori è inferiore ma ogni impianto vende quantità molto maggiori, garantendo così una sostenibilità economica superiore.
Tra le domande più frequenti c’è quella relativa alle differenze di prezzo tra territori vicini. Perché fare rifornimento a Catania può costare anche diversi centesimi in meno rispetto a Siracusa, pur trattandosi della stessa compagnia petrolifera?
“Dipende dal mercato locale – spiega Fontana –. Dove la concorrenza è più forte, come nelle aree ad alta concentrazione di impianti, le compagnie abbassano i prezzi per restare competitive. È una decisione commerciale delle aziende petrolifere, non del gestore“.
Nel corso dell’intervista il presidente della Figisc Siracusa richiama anche il cosiddetto decreto Bersani, che avrebbe dovuto consentire ai gestori di acquistare fino al 50% del carburante sul libero mercato. “Quella norma – spiega -, se fosse stata pienamente applicata, avrebbe creato una vera concorrenza. Il gestore avrebbe potuto acquistare carburante a condizioni più favorevoli e scegliere di abbassare il prezzo per attrarre clienti. Sarebbe stato un beneficio sia per le imprese sia per gli automobilisti”.
Secondo Fontana, invece, oggi il prezzo resta sostanzialmente nelle mani delle compagnie petrolifere, mentre chi gestisce gli impianti continua a operare con margini troppo ridotti per incidere realmente sul mercato. Sul tavolo del Governo è aperto il confronto sulla riorganizzazione della rete distributiva e sulla revisione dei contratti dei gestori.
L’ipotesi è quella di trasformare progressivamente il gestore in un semplice prestatore di servizi, senza più la proprietà del carburante presente nei serbatoi. Una soluzione che, secondo Fontana, potrebbe alleggerire alcuni costi di gestione, ma non risolverebbe il problema principale.
“La sostenibilità economica degli impianti continuerà a mancare – dice ancora – se non verranno rivisti i margini o introdotti strumenti che consentano ai gestori di operare realmente sul mercato. Altrimenti molte attività rischiano di non sopravvivere”.
E mentre il prezzo del greggio continua a oscillare seguendo gli sviluppi delle crisi internazionali, il presidente della Figisc lancia un messaggio che ribalta una convinzione diffusa: il caro carburanti non pesa soltanto sugli automobilisti, ma anche su chi ogni giorno gestisce gli impianti.
“Anche noi facciamo rifornimento e, quando il carburante costa di più, dobbiamo anticipare più denaro per acquistarlo, pur continuando a guadagnare sempre gli stessi pochi centesimi al litro“.
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