Brigate rosse e destra nera, eco a ritroso dell'estremismo che agita il presente

17 Ottobre 2026 - 14:30
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In medio stat virtus recita un famoso adagio di stampo classico, ma due recenti romanzi italiani mostrano invece la fascinazione e l’attrazione per l’estremo, per ciò che si allontana dalla mediazione situandosi ai suoi antipodi. L’inevitabile accade di Alessandro Gazzoli (nottetempo) e La nostra giovinezza di Andrea Oriente (Sellerio) raccontano infatti quanto possano essere seducenti i richiami di ciò che sovverte il regolare andamento della società e il senso di rifugio che paradossalmente possono offrire gli spazi della politica più estrema raccontando rispettivamente il mondo della lotta armata di sinistra e delle Brigate Rosse e quello dell’ultra-destra, un ricettacolo di giovani a cui sembra di ritrovare nella violenza, nella prepotenza e nella prevaricazione (il tutto chiaramente accompagnato da distorti contorni politici e ideologici) l’unica strada possibile per affrancarsi da un presente che rifiutano.

C’è un dato importante in questi due libri che finisce, per certi versi, per accomunarne la natura ed è relativo non solo all’età degli scrittori (Gazzoli sulla soglia dei quarant’anni mentre Oriente ne ha poco più di venti ma entrambi sono qui al loro esordio narrativo), ma anche alla prospettiva scelta che unisce forma documentaria e una decisa messa in discussione del proprio io. Non siamo però nei territori (oramai tristemente sovrappopolati) dell’autofiction perché entrambi i libri pur muovendo da esperienze personali non offrono un artificioso ripiegamento in sé stessi, ma aprono invece la riflessione verso l’esterno, interrogando il lettore su cosa queste storie peculiari possano lasciare nella quotidiana osservazione del reale come hanno fatto anche due libri recenti, La parte sbagliata di Davide Coppo e Mordi e fuggi di Alessandro Bertante, incentrati sull’adesione all’estremismo come contraddittorio filtro protettivo sull’azione violenta degli anni Settanta.

In L’inevitabile accade Gazzoli costruisce una vicenda che mescola storia personale e storia collettiva mettendo in scena la ricerca del protagonista, affascinato da sempre dalla storia delle Brigate Rosse, almeno dalla tesina delle scuole medie intitolata “Come il mondo divenne rosso”, su una parente legata direttamente al terrorismo e, attraverso La Sfinge (soprannome dietro cui si cela Mario Moretti), al rapimento di Aldo Moro. Questo dato latamente biografico diventa il motore di una ricerca che si interroga, alternando capitoli più narrativi ad altri di carattere invece più direttamente storico, sul fascino ambiguo della lotta armata, sullo stigma di chi si è trovato, suo malgrado, a dover fare i conti con la presenza della violenza in famiglia e per poter sopravvivere ha dovuto lasciare tutto, come l’Arianna del romanzo che pur estranea al terrorismo ha un fratello che c’era dentro fino al collo.

Il libro di Andrea Oriente è animato invece da uno spirito differente in quanto offre il racconto senza compromessi di un’adesione a un gruppo di estrema destra di nome “ScontroSistema”: il protagonista, che si trova assieme agli altri camerati in un ambiente delimitato da una porta bassa che funziona come separé dal mondo esterno (“Una soglia come un filtro: o stai dentro, o stai fuori. Nessuna ambiguità”), scopre tra razzismo e violenza l’idea distorta (ironico sembra talvolta il modo in cui Oriente racconta la rigida separazione gerarchica tra sottoposti, novellini e il capo) del gruppo come forza e come scudo per qualsiasi azioni più o meno lecita (“Non esiste il singolo: c’è il corpo collettivo che si sacrifica”).

Questi due libri fanno quello che dovrebbe fare la letteratura, raccontare una storia e catturare il lettore tra i risvolti di un’eredità complessa e la fascinazione per la violenza, ma sarà difficile per chi vi si accosti non avvertire l’eco della fame di estremismo che agita il presente a ogni latitudine, basta spostare lo sguardo verso le scuole in fiamme francesi o, ancora più in là, verso l’alt-right americano e i deliri trumpiani. Letteratura quindi, ma anche una bella fetta di (inquietante) realtà.

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