Il Montana, la fuga d’amore, una “città di puttane e polmoni marci”. Il nuovo Kevin Barry

17 Ottobre 2026 - 14:30
0

Movin’ to Montana soon, cantava Frank Zappa, raccontando di questo bislacco signore californiano che con il suo ronzino intendeva trasferirsi nello Stato del Grande Cielo per diventare un magnate del filo interdentale. In tanti hanno provato a rintracciare in quel pezzo un significato recondito o addirittura iniziatico (parlerà mica di droghe? in alternativa, non è che sta facendo a pezzi il sogno americano? o forse è soltanto un trip fricchettone? una satira della controcultura?), ma lo stesso Zappa sgombrava il campo dagli equivoci: era solo un pezzo umoristico virato all’assurdo. Non c’era mica da scervellarsi insomma. Di sicuro, però, qualcuno che decide di filarsela dal Montana, facendo il percorso inverso al protagonista della canzone di Frank Zappa direzione San Francisco, è Thomas Rourke, un irlandese oppiomane (non serve aggiungere ubriacone, abbiamo già detto irlandese) che sta scappando con il malloppo, il cavallo e la donna di un altro uomo. Il quale però non ha la buona creanza di darsi per vinto. L’ostinazione, si sa, è una brutta bestia. E Anthony Harrington, un castigamatti con un ruolo dirigenziale nella miniera locale, proprio non si rassegna a lasciar andare Polly Gillespie. L’ha impalmata nonostante avesse superato i trenta e in una vita precedente facesse, appunto, la vita. Non che le sapesse queste cose, il pio Harrington. L’ha ordinata per posta e quella si era ovviamente presentata come vergine, infilandosi un paio di salsicce di sangue di maiale che avrebbero dovuto rompersi al momento decisivo per la prima notte di nozze. E’ il classico meme: quando lo ordini vs quando ti arriva. Quello tra Polly e Thomas, invece, è un grande amore e, come da convenzione, li fa macinare chilometri e superare gli ostacoli. Lui la fotografa nello studio in cui ogni tanto si ricorda di lavorare e da allora i due non riescono a staccarsi più l’uno dall’altra. Per la disperazione di Harrington che gli metterà alle calcagna degli inveterati cacciatori di taglie in questa loro fuitina fuori tempo massimo.

Western in purezza, come si intuisce. Siamo d’altra parte a Butte, nel 1891, solo che Il cuore d’inverno (Fazi) – l’atteso nuovo libro di Kevin Barry, forse lo scrittore più interessante uscito dall’isola di smeraldo negli ultimi venticinque anni – rimane pur sempre il romanzo di un irlandese. E dunque l’epopea della corsa all’ovest, o anche solo della fuga dalla legge, si intreccia inestricabilmente alla diaspora gaelica. Butte, “città di puttane e polmoni marci”, era un tempo “la collina più ricca del mondo” ed è anche grazie alle esorbitanti quantità di rame, argento, oro e zinco estratte da quelle parti che gli Stati Uniti si sono elettrificati e industrializzati. Oggi a ricordare questo passato minerario c’è un museo “mondiale” (mai che gli americani riescano ad accontentarsi del livello nazionale, sono sempre le world series per loro). Se si cercano notizie relative a questa sonnolenta provincia si rimediano soltanto bollettini sulla qualità dell’aria (pensavamo peggio) e un video di un paio di anni fa con un elefante scappato dal circo a spasso per la via dello shopping. Siccome non c’era granché da comprare, dopo venti minuti Viola, questo il nome del pachiderma, ha deciso di rientrare al lavoro.

All’epoca in cui è ambientato il racconto di Kevin Barry c’erano circa diecimila irlandesi e ancora oggi un quarto degli abitanti dichiara di essere discendente ibernico. “Gente terribile, nata in un paese terribile” nelle parole dello sceriffo del romanzo. Ma oggi anche il sindaco (che qui è il chief executive…) J.P. Gallagher, un ex atleta e coach di football, non fa mistero di appartenere alla schiatta d’Irlanda. Se poi andiamo a guardare la storia elettorale di questa cittadina, in uno stato storicamente rosso (nel senso di repubblicano), qui si è sempre votato democratico (sarà per la maggioranza di colletti blu). Altrove, gli americani di origine irlandese sono scivolati verso posizioni trumpiane, ma non a Butte dove anche nel 2024 ha vinto Kamala Harris, seppur riducendo il vantaggio rispetto a Hillary Clinton e Joe Biden. Che parta da questa remota cittadina la riscossa per le elezioni di midterm? Difficile. Intanto Kevin Barry ci ha scritto un libro, la cui stesura è durata vent’anni tra visite e ricerche in loco. “Ormai ho sviluppato una connessione alchemica con quel posto” dice, intervistato da LitHub. Non vi sveliamo se Thomas Rourke e la sua bella Polly Gillespie raggiungeranno mai San Francisco, ma come per Frank Zappa nutriamo il sospetto che sia venuta voglia di trasferirsi in Montana anche a Kevin Barry. Basta che non smetta di scrivere e il business del filo interdentale lo lasci ad altri.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User